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La realtà parallela di Facebook e il bricolage della conoscenza

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La logica dei social network determina la realtà e gli spazi che ognuno di noi può navigare e sperimentare in Internet. Tutti vorremmo avere una visibilità a 360° e coinvolgere nelle nostre conversazioni più persone ma questo non è possibile perché l’ambito nel quale ognuno di noi si trova ad intervenire è limitato dal numero di contatti di cui dispone.

Nella mia sperimentazione di FB, a differenza di quanto fatto in Linkedin, stò cercando di creare una rete di contatti composta da persone disponibili a dialogare e a confrontarsi su tematiche varie ma anche motivate dalla voglia di condividere idee e riflessioni, di accettare punti di vista diversi e di collaborare alla produzione di nuova conoscenza con nuove astrazioni e molta fantasia.

Trovandoci in un mondo ‘virtuale’ e digitale lo scambio avviene attraverso descrizioni scritte che nascono dalle nostre credenze personali ma che sono anche influenzate dalle descrizioni degli altri. E' ciò che succede nella vita reale ma con una differenza. Gli organi di senso o sensori che noi utilizziamo in rete non sono la vista, l’udito o l’olfatto ma le nostre strutture teoriche individuali con le quali cerchiamo di volta in volta di tradurre parole scritte da altre persone e i significati che noi diamo loro, all’interno di un dizionario personale fatto di pregiudizi, convinzioni e conversazioni con altre persone. Questo dizionario che può essere fonte di problemi, incomprensioni e difficoltà nella conversazione, non è determinato per sempre, ma provvisorio e mutevole nel tempo. Le persone che compongono le reti sociali di Facebook e di altri social networks possono essere assimilate ai neuroni che, nelle reti neurali del nostro cervello, sono i protagonisti dei processi conoscitivi (e cognitivi) e del modo con cui interagiamo con il mondo. Così come le reti neurali sono in grado di filtrare gli stimoli esterni e di tradurli in segnali che poi viaggiano nella rete secondo regole innate, anche le reti di persone in Facebook permettono di ricevere/inviare/filtrare stimoli esterni che finiscono per ‘condizionare’ e modificare il nostro dizionario personale e i nostri comportamenti. Il tutto disciplinato dalle regole e dagli algoritmi che sottendono alle applicazioni di social networking.

Ma quanti dei frequentatori di FB sono coscienti di ciò? E avrebbe per loro senso esserlo?

In fondo quello che interessa è di interagire con oggetti (descrizioni) ai quali è stato assegnato un significato, molto spesso scelto per essere stato usato dai più, che finisce per diventare esso stesso un oggetto concreto e assumere un’esistenza reale. Tutto ciò è comprensibile perché è simile a quanto avviene nel mondo reale. Gli esseri umani hanno sempre bisogno di orientarsi all’interno della grande massa di informazioni che ricevono dal mondo esterno e di dare ad esse un ordine senza il quale si sentirebbero persi e infelici dentro a un labirinto. Ma se ogni realtà è una realtà costruita, allora anche Facebook è una delle molte realtà di cui disponiamo, nel contesto tecnologico e allo stato attuale di evoluzione del genere umano, per dare senso alle cose e produrre nuova conoscenza e innovazione (veri motori evolutivi).

E dal momento che in Facebook non possiamo sperimentare oggetti reali ma solo le loro descrizioni, dovremmo accontentarci di partire da esse cercando di ridurre al minimo i nostri pregiudizi per costruire una nostra rappresentazione del pensiero (reti neurali) degli altri rimanendo però coscienti che si tratta di una rappresentazione, prodotta dal nostro bricolage alla ricerca di nuova conoscenza.

Per contribuire e partecipare alla discussione: NOTA IN FACEBOOK

(Questa riflessione nasce da alcune letture recenti e dal bisogno di sistematizzare i pensieri, non contiene domande ma spero possa fare da spunto per una nuova conversazione)

(La foto da me scattata su una strada del Rajastan, mostra delle scimmie assolutamente indifferenti ai turisti muniti di teleobiettivo ma prontissime ad interagire con loro all'apparire di una banana...)