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Tecnologiche, sociali, relazionali e professionali

 

 

 

Dalle catene di valore alle reti di valore

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Fonte:www.chemarkconsulting.net/Coniato da Michael Porter nel 1985 il termine catena del valore serviva a descrivere una sequenza o combinazione di una serie di nove attività che all’interno di un’azienda e di una organizzazione venivano identificate come capaci di generare valore aggiunto. Il valore veniva trovato nell’interazione tra queste attività e considerato come un modo per soddisfare meglio aspettative e bisogi del cliente. Punto di partenza di questa visione di Porter è una azienda statica, poco dinamica, molto regolare impegnata nelle nove attività sopra descritte, dalla produzione alla messa in commercio dei prodotti, con l’obiettivo di generare valore aggiunto per i propri clienti e mercati.

A questa azienda poteva benissimo essere applicato un concetto come quello della catena che richiama la linearità, la sequenzialità e la stretta dipendenza dei vari anelli che la compongono. In questo modello il fornitore propone suggerimenti, idee, soluzioni aggiungendo valore per poi passare il tutto all’anello successivo della catena come in una linea di produzione di tipo tayloristico. Si tratta di un modello che prevede prodotti e bisogni dei clienti ben definiti e chiari e basato su processi ben oliati ed efficienti in grado di fornire un ROI profittevole perché basato sulla riduzione dei costi e su un’elevata soddisfazione dei clienti o delle entità che stanno a valle della catena, siano esse singole persone, acquirenti, clienti ecc.


Il modello teorico di Porter ha retto per lungo tempo ma è oggi sempre meno applicabile ad un contesto economico nel quale non regge più il concetto di catena e perché, in un ambiente diventato molto volatile, globale e competitivo, le strategie aziendali necessarie non possono più fare affidamento sulla capacità di posizionare al meglio le attività aziendali lungo una pre-determinata catena del valore, ma piuttosto nella capacità aziendale di creare in modo continuativo nel tempo nuovo valore. La reticolarità, la dinamicità e la frequenza del cambiamento che caratterizzano il mondo odierno richiedono nuovi concetti interpretativi, nuovi approcci e modelli. Al concetto di catena si sostituisce oggi quello di rete. Sequenziale, meccanicistico, statico l’uno, dinamico, reticolare, complesso e basato sullo scambio di conoscenza e valori intangibili l’altro. La rete che produce valore è in questo contesto è “una qualunque rete di relazioni che genera valore tangibile ed intangibile attraverso scambi dinamici e complessi tra due o più individui, gruppi o organizzazioni” ( Horizontal innovation networks--by and for users, 2007, E von Hippel, Industrial and Corporate Change, Oxford Univ. Press Collaboration, innovation, and value creation in a global telecom V Allee, J Taug - ThLearning Organization: An International Journal, 2006 - ingentaconnect.com). La definizione qui riportata può essere vista come la sintesi di nuovi modelli teorici che stanno emergendo ma anche trovando concretezza in sperimentazioni pratiche all’interno di grandi organizzazioni. In questo modello si passa dalla catena con la sua gerarchia statica alla rete senza gerarchie, dal processo sequenziale alle persone che lo rendono possibile e alle loro interrelazioni non necessariamente legate al processo, dalla struttura organica e formale alle strutture informali e basate sullo scambio di valori intangibili quali quelli derivanti dalla relazione. Mentre nella catena del valore i protagonisti principali sono essenzialmente tre, l’impresa, il cliente e il fornitore, nelle nuove reti di valore fanno la loro apparizione molti altri protagonisti quali gli intermediari, i partner, ecc. nelle loro vesti sia di esecutori delle strategie aziendali sia di entità preposte alla erogazione di servizi complementari a quelli strategici che rappresentano il core business dell’azienda.

Le reti non hanno forma ma cambiano costantemente nel tempo assumendo forme diverse in base non soltanto al numero dei nodi o persone coinvolte ma anche alle tipologia dei collegamenti e delle relazioni che connettono e fanno interagire questi nodi tra loro. La rete può essere vista come un organismo che si auto-organizza costantemente nel tempo come un sistema aperto. Un’entità di questo tipo non può avere una base organizzativa e una struttura formalizzata ma si regge piuttosto nuovi approcci metodologici e metodi operativi diversi dal passato. L’azienda è sempre al centro, non è più soltanto uno degli anelli della catena ma gioca un ruolo cardine perché è responsabile delle reti di valore in quanto ne fornisce le infrastrutture e le piattaforme operative che le rendono possibili e le fanno funzionare. L’infrastruttura non è sufficiente ma senza di essa i nodi che compongono le reti di valore non potrebbero operare efficacemente collaborando per la produzione di beni e servizi ma anche per la produzione di nuova conoscenza e di conoscenze. A differenza delle catene di valore, nelle reti di valore le entità che vi partecipano possono sviluppare un maggiore senso di appartenenza per la facilità con la quale possono interagire con tutti i nodi della rete. Ogni nodo è un’entità indipendente che può però interagire e contribuire fortemente allo sviluppo e alla progettazione comuni agendo secondo modalità che De Kerckove ha descritto come di intelligenza conettiva (L’architettura dell’intelligenza, 2001 , Derrik De Kerckhove) e Pierre Levy intelligenza collettiva ( per un approfondimento ). Nelle reti di valore le pratiche collaborative favoriscono l’affermarsi di consuetudini e modalità di lavoro, di scambio e contribuzione ad un progetto, ad un programma, ad una inziaitiva ecc. Queste nuove forme emergenti di collaborazione favoriscono creatività ( sempre favorita da un processo collettivo ) e innovazione e soprattutto la loro emergenza dal basso attraverso percorsi nei quali si affermano relazioni fiduciarie basate sulla reciproca comprensione e su esperienze e conoscenze condivise.

Fin qui il modello teorico! La sua validità è strettamente legata alla realtà economica e industriale caratterizzati da ambienti fatti a cluster e a rete ( distretti industriali e non solo ) nei quali le aziende sono nodi di reti più grandi che le portano ad costruire legami forti con altre realtà per meglio competere a livello globale sfruttando le specificità e risorse locali. All’interno di una rete diventa più semplice scambiarsi conoscenze ma anche competenze e personale qualificato, scambiarsi informazioni di mercato, far crescere lo spirito imprenditoriale di molti, sviluppare nuovi  progetti economici, scambiarsi e condividere euristiche e procedure, scambiarsi informazioni tecnologiche, rendere più facile l’accesso a risorse finanziarie, agevolare la condivisione di infrastrutture e rapporti di collaborazione finalizzati a meglio competere a livello mondiale.

 

 


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