Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie per l'erogazione dei servizi, la personalizzazione degli annunci e l'analisi del traffico. Continuando a navigare nel sito si accetta l'utilizzo dei cookies. Per maggiori informazioni clicca su Privacy Policy nel menu che trovi in fondo alla pagina a destra. (Cookie e Privacy Policy)

 

 

Tecnologiche, sociali, relazionali e professionali

 

 

 

Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Le nuove tecnologie WEB 2.0 al servizio delle aziende, una rivoluzione incombente che non passerà inosservata. Si parlerà di wiki, blog, social networking ma soprattutto di come il Web 2.0 possa essere utilizzato in attività di marketing e di comunicazione su un mercato che vede i consumatori come partecipanti attivi nella co-creazione del valore e dell'immagine di marchi, prodotti e imprese.

Come cambia la pubblcità con l'avvento del Web 2.0

I numeri sulla crescita della pubblicità online negli USA tornano a crescere. L'evento non sembra meravigliare gli osservatori e gli operatori della pubblciità interattiva. Secondo gli ultimi dati nel secondo semetre 2007 gli investimenti sono cresciuti al ritmo del 25%. In totale il mercato ha superato la barriera dei 5 miliardi di dollari e continua a correre. Dietro questi numeri il vero evento novità è rappresentato dallo spostamento della pubblicità più tradizionale fatta attraverso i banner verso forme nuove legate al mondo del cosiddetto WEB 2.0. La cosa, per così dire rivoluzionaria, è che se negli Usa 53 milioni di persone, ossia il 44% degli adulti che navigano su Internet, sono anche creatori di contenuti, il fenomeno non può essere trascurato." La prova che qualcosa stia cambiando è nel fatto che  Nielsen sembra aver capito da che parte spira il vento, ed ha per questo reso disponibile il nuovo portale Nielsen Online, nato dall’integrazione di Nielsen//NetRatings e Nielsen BuzzMetrics. Con questa decisione Nielsen ha unificato il monitoraggio più tradizionale ei siti web legato agli accessi con quello più innovativo fatto da BuzzMetrics sui cosiddetti user generated contents. Le aziende stanno da tempo facendo esperimenti interessanti ma è il WEB 2.0 che sembra diventare il terreno di esplorazione privilegiato perchè legato ad una relazione più coinvolgente e diretta con i sonsumatori. Sul WEB 2.0 non si fanno più campagne pubblicitarie ma si realizzano progetti di comunicazione che prevedono interazione con i blog, partecipazione e monitoraggio di forum e chat ecc. Quello che viene misurato è lo share of voice all'interno del passaparola del WEB 2.0. Nielsen non è sola nel fare da apripista. Da tempo ad esempio su Complexlab si promuovono soluzioni e metodologie (TAO) in grado di fornire dati concreti sulla partecipazione dei consumatori alla vita dei prodotti, sul passaparola in rete e sull'utilizzo degli struemnti di analisi delle reti sociali per far emergere quanto anche in rete tende a rimanere inespresso, tacito e informale

 

Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Brand (vs) social media oppure brand (+) social media?

Luca De Fino

{Un articolo scritto da Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e gentilmente concesso per la pubblicazione su Complexlab }

Premessa

Scontro o dialogo? Incompatibilità o convivenza felice? Basta cambiare un simbolo o una parola ed ecco che i rapporti tra due mondi che apparentemente sembrano lontani, si compenetrano e dialogano oppure si scontrano in una logica di difesa e sopraffazione.

E' ormai assodato che il rapporto tra consumatori e marche è definitivamente mutato e che il potere delle persone di esprimere se stesse attraverso quelli che noi definiamo media sociali, ha definitivamente messo a nudo le aziende, le quali sempre di più sono chiamate a identificare e interpretare i bisogni degli utenti per offrire loro un valore, mai come oggi, vero e non presunto.

Ed ecco quindi che ovunque (dalle riviste di settore passando per i post nei blog fino ad arrivare ai meeting con i clienti) spuntano nuovi concetti - che poi tanto "nuovi" non sono - come dialogo, influenza, passaparola, conversazione, condivisione ecc… che stimolano clienti ed agenzie a trovare quella formula alchemica in grado di produrre strategie e campagne che destino l'attenzione, l'interesse e il coinvolgimento del pubblico. Ma è proprio questo uno dei nodi centrali della riflessione. Non esiste una formula magica universale che possa garantire visibilità per i marchi, interazione tra pari e incondizionata efficacia delle campagne, in quanto le logiche di relazione che governano questi canali si differenziano profondamente da quelle che hanno sempre guidato brand e agenzie. Tra i dubbi cominciano tuttavia ad emergere le prime certezze.


1. Complessità e autenticità

L'eterogeneità e la complessità dei fattori che guidano la relazione tra marca e persona non dipendono più solo da aspetti strettamente collegati al brand e all'impianto di marketing e comunicazione su cui questo poggia (il posizionamento, il tipo di prodotto o di servizio, la distribuzione e l'heritage, per citarne alcuni), ma oggi anche da logiche che afferiscono alla cultura aziendale e ai comportamenti delle persone (dalla rete di vendita ai call center da una parte, ai consumatori e agli utenti dall'altra).

Alla base di ogni iniziativa di comunicazione all'interno dei media sociali ci deve essere una sincera volontà da parte delle marche di relazionarsi con le persone e di instaurare con loro un dialogo autentico e trasparente: la logica dell'influenza deve prevalere sulla logica del controllo. Come dice Joseph Jaffe nel suo ultimo libro Join the Conversation!, si tratta di una delle sfide più stimolanti di quest'epoca: influenzare le conversazioni in modo che ne benefici il business, la marca e la vita di ciascuno di noi.

La riflessione quindi si allarga fino ad includere i profondi cambiamenti cui le aziende andranno incontro nei prossimi anni, cambiamenti che comporteranno non solo una ri-allocazione dei budget pubblicitari (a discapito dei media tradizionali) e delle risorse professionali dedicate a campagne all'interno dei media sociali, ma anche un riallineamento interno della cultura aziendale, delle sue dinamiche organizzative, delle ricerche e delle metriche di misurazione per valutare l'efficacia degli investimenti.
Come conferma una recente ricerca condotta da TWI Surveys per la Society for New Communication Research e per Joseph Jaffe su un campione di 260 senior manager di importanti aziende di marketing e PR negli Stati Uniti, gli ostacoli più importanti che impediscono loro di investire in azioni di questo tipo sono:

  • per il 51,1% la scarsità di risorse professionali
  • per il 46,9% la potenziale perdita di controllo
  • per il 45,4% l'inadeguatezza delle metriche di misurazione
  • per il 43,5% la cultura aziendale
  • per il 35,8% la difficoltà di convincere i colleghi

2. Dinamicità

Questi media, proprio perché governati da persone prima ancora che da consumatori o utenti, soggiaciono alle dinamiche di interazione proprie della natura umana e per questo sono mutevoli, variegati, poliedrici. E'quindi opportuno adottare una strategia di contatto non invasiva ma flessibile, evitando rigidità e schemi pre-determinati a favore della correzione e dell'adattamento tempestivo in corso d'opera.

3. Natura intrinseca dei social media

Per individuare i possibili limiti della presenza delle marche all'interno dei social media, Ogilvy ha voluto raccogliere la testimonianza di alcuni blogger e professionisti italiani che vivono in presa diretta i media sociali e che ogni giorno si confrontano con le marche e con le iniziative di marketing che queste ultime attuano al loro interno. I media sociali non nascono, infatti, come uno strumento di marketing.

Per individuare i possibili limiti della presenza delle marche all'interno dei social media, Ogilvy ha voluto raccogliere la testimonianza di alcuni blogger e professionisti italiani che vivono in presa diretta i media sociali e che ogni giorno si confrontano con le marche e con le iniziative di marketing che queste ultime attuano al loro interno. I media sociali non nascono, infatti, come uno strumento di marketing.

Alla domanda: "Qual è il rapporto tra brand e media sociali?", ecco quello che hanno risposto.

Gianluca Diegoli - marketing communication manager e autore di uno dei blog di marketing più auterovoli in Italia, www.minimarketing.it, osserva: "…la poca voglia di conversare di "brand" e di tutto ciò che riguarda il lato consumistico della vita da parte di buona parte degli utilizzatori, soprattutto con riferimento a quei brand che si propongono ancora (per scelta o per necessità) come produttori di beni, e non come produttori di benessere. Certo tradurre questo comandamento in pratica è tutt'altro che facile: però ci sono ancora aziende che indefessamente trasudano di supponenza, perfino online "Noi siamo XYY! Abbiamo il prodotto XWW! Non ne potrai più fare senza! Sappiamo che ci pensi tutto il giorno!…Come scrivevo tempo fa, i media sociali sono fatti di persone e sono soprattutto pensati ad hoc su misura solo per le persone. Ogni azienda deve quindi considerare come fattore (minimo, ma non sufficiente) di successo le stesse caratteristiche che ci fanno considerare attraente e degna di fiducia una persona: trasparenza, umanità, umiltà.

E non tutto probabilmente riuscirà comunque bene. I media sociali sono un ambiente per sua natura entropico e richiedono una maturità di approccio al rischio diverso, se non alto: l'insuccesso, se fatto eticamente e soprattutto trasparentemente, è comunque un successo, per chi sa ascoltare e imparare dalle reazioni ottenute. Altro fattore - a mio avviso - è la sottovalutazione dell'importanza della coda lunga dei media sociali - pensiamo alle centinaia di migliaia di blog WindowsLive o Myspace - forse per la scarsa conoscenza delle dinamiche o per la scarsa "gestibilità" della coda in una logica di campagna (chiamiamola così, per comodità) pubblicitaria. Una logica, questa, che tende a essere riproposta per riflesso automatico, anche sui media sociali, e a privilegiare invece quindi i cosiddetti 'influenti', come se fossero i primi sette tasti del telecomando…."

E ancora dice Mafe De Baggis, digital marketing consultant di Daimon: " [ …] l'opportunità offerta dai media sociali è spesso nascosta dalle difficoltà iniziali di comprensione di un ambiente caratterizzato da dinamiche di condivisione e di dono molto diverse da quelle offline. Si cerca di capire come poter sfruttare queste dinamiche e si perde di vista il cambiamento principale: online tutti possono esprimersi liberamente e parlare di quello che hanno a cuore, aziende, brand e prodotti compresi.

Questo vuol dire la possibilità di passare da una logica di acquisto di spazi tabellari, pensati per interrompere chi fruisce di un medium per i suoi contenuti, a una logica di conquista dell'attenzione, con contenuti che devono essere pensati per essere interessanti in sè. Questo vale soprattutto per beni e servizi che offrono un'esperienza di scelta e di acquisto piacevole in sé, come il turismo, la moda, la cosmetica o l'high tech, ma anche per beni e servizi in cui il processo di acquisto pone problemi cognitivi che l'azienda può aiutare a risolvere, purché riesca a presentarsi come fonte credibile e degna di fiducia (sebbene interessata). Invece di sforzarsi per "infiltrarsi" negli ambienti sociali dove i propri possibili clienti passano il tempo (logica dell'acquisto) un'azienda online potrebbe e dovrebbe sforzarsi per rendersi interessante, piacevole, utile, sia nell'offerta (qualità dei prodotti) sia nel supporto fornito nel processo di acquisto (in termini di esperienza o di consulenza)."

Si delineano infatti alcuni principi fondamentali delle modalità di ingaggio:

  • la produzione di contenuti utili e rilevanti per il target di riferimento (con una strizzatina d'occhio all'indicizzazione sui motori di ricerca)
  • l'importanza dell'ascolto e della conseguente segmentazione delle persone per identificare gli influencer e i brand advocates
  • il coinvolgimento diretto e personalizzato di un pubblico potenzialmente interessato ad instaurare un rapporto priviligiato con la marca
  • la trasparenza e l'autenticità

A tal proposito Ogilvy, nell'attuare una serie di campagne di Digital PR nei social media, come il lancio della nuova fragranza di Diesel "Fuel For Life" e la campagna di ri-posizionamento del marchio Valda, ha fatto propri questi principi e messo a punto un'inedita strategia di Blogger Relations che ha letteralmente conquistato il difficilissimo ambiente della blogosfera.

Il coinvolgimento dei blogger è stato reso possibile grazie all'assoluta trasparenza con cui il marchio Valda si è messo in relazione one-to-one con ciascuno dei cinquanta blogger precedentemente selezionati attraverso l'Online Conversation Scan, una metodologia e un software proprietario di Ogilvy Italia volto alla misurazione e all'analisi quali-quantitativa dei media sociali, basato su un algoritmo in grado di stabilire la rilevanza e l'autorevolezza delle fonti (blog) e delle loro informazioni.

Il criterio di scelta si è basato sulla presenza o meno di post inerenti alla mitica caramellina verde e sull'autorevolezza degli autori rispetto al contesto in cui si muovono i potenziali interlocutori a cui Valda intendeva rivolgersi.


Due gli aspetti innovativi dell'operazione:

  • il peer to peer con i blogger in base alla rilevanza del contesto di appartenenza e relativa personalizzazione del testo delle mail di ingaggio;
  • il codice etico di coinvolgimento dei blogger, mutuato dal team di esperti del "360 digital influence mapping project" di OgilvyPR Worldwide.

Ed è proprio il codice etico di Ogilvy che ha permesso a questa campagna di muovere un'importante conversazione in rete sulla bontà dell'iniziativa. Post e commenti delle più seguite testate hanno riconosciuto a Valda e a Ogilvy la sensibilità e l'intelligenza di una campagna finalmente autentica nei confronti della loro presenza in rete. Negli Stati Uniti, Idea Storm, social network lanciato da Dell all'inizio del 2007, ci ricorda invece quanto sia importante, una volta che il canale del dialogo e della conversazione viene aperto, mantenerlo vivo e costante nel tempo imparando ad accettare le eventuali critiche e i suggerimenti con il fine di creare un maggior valore per le persone.

Citato da Business Week come svolta eclatante e di lungo termine, mai vista prima nel mondo del business, eleva il consumatore finale a co-produttore, attraverso un processo di coinvolgimento attivo nella fase di progettazione dei prodotti.

Come affrontare quindi le sfide stimolanti che incalzano e incalzeranno sempre di più marche, consumatori, aziende e agenzie nei prossimi anni se è vero che, come afferma la già citata ricerca condotta da TWI Surveys, entro il 2012 gran parte degli investimenti in precedenza destinati alle attività di marketing tradizionale verranno destinati verso azioni di comunicazione all'interno dei media sociali?

L'ascolto, l'analisi e la sperimentazione assumono e assumeranno sempre più una forza in grado di accompagnare le marche in questa intricata rete di molecole sociali vive e perennemente interconnesse. Da questa considerazione emerge ancor più chiaro il rapporto tra marca e agenzia, da considerare oggi più che mai, come una vera e propria partnership strategica, i cui rischi ed investimenti sono condivisi per attuare codici e valori di una comunicazione che deve essere sempre più rilevante per le persone.

E "rilevante" è forse l'aggettivo che oggi è più in linea con la celebre frase scritta da David Ogilvy in "Confessioni di un pubblicitario" nel 1963: "…the consumer is not a moron; she is your wife. You insult her intelligence if you assume that a mere slogan and a few vapid adjectives will persuade her to buy anithing. She wants all the information you can give her".

Che dite quindi: brand vs social media oppure brand + social media, quale simbolo avrà la meglio?

Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Meglio la palestra o la scuola di tango?

Si può parlare ancora di Social Network aggiungendo qualcosa di nuovo sull'argomento? La conversazione online sul tema non è mai cessata e ciclicamente anche in Italia la parte abitata della rete torna ad interessarsi di un fenomeno sociale, tecnologico e commerciale che continua a crescere e a trovare alimento non soltanto dalle nuove funzionalità collaborative e relazionali del Web 2.0 ma soprattutto dalla necessità dell'individuo postomoderno di fare comunità. Come spiegare diversamente un fenomeno che coinvolge milioni di persone e tocca la sfera familiare ma anche quella amcale e sentimentale e soprattutto quella professionale. Il problema è capire se si tratti di un fenomeno effimero o duraturo, se convenga o meno dedicarvi tempo e risorse per scopi professionali e soprattutto comprendere quali siano i comportamenti, le attività e le scelte da compiere per trasformare i social network in strumenti potenti sociali e professionali. Qui provo a fornire alcune mie riflessioni finalizzate a far nascere su Complexlab una conversazione su questi temi.

Potere e fragilità dei social network ( meglio la palestra o la scuola di tango?)

Carlo Mazzucchelli

Ciclicamente riparte e si diffonde in rete la discussione sul fenomeno dei social network, sulla loro utilità o fugacità, sulla loro capacità di aggregazione comunitaria e  validità come strumenti di collegamento, comunicazione e conversazione tra persone, professionisti ma anche per lo sviluppo e crescita di gruppi, comunità di pratica e organizzazioni.

Recentemente il tema è stato rilanciato da Lele Dainesi sul suo blog attraverso una riflessione fatta a partire da un suo esperimento partecipativo al social network AsmallWorld e da Pierluca Santoro su Marketingagorà, un progetto di cui sono uno dei fondatori. Altri riferimenti possono essere trovati in rete su blog  quali Minimarketing, Pandemia, Marketingblog, ecc. che all’argomento hanno sempre dedicato tempo e attenzione con contributi e riflessioni interessanti sul fenomeno e sui numerosi ambienti di social network che nel frattempo sono nati e cresciuti sul web.

La rilevanza del tema e le implicazioni del fenomeno del networking in rete, sia per motivi sociali che professionali, spiega il fiorire di molte iniziative e convegni come quello ( per maggiori informazioni sull'evento ) organizzato il 29 febbraio a Milano da Manager Italia con l’obiettivo di fornire nuove risposte, servizi e strumenti ad una nuova realtà professionale composta da professionisti che mai come prima hanno bisogno di conoscersi, incontrarsi, e collaborare per individuare nuove opportunità di sviluppo e successo personale.

Essendo uno dei relatori di questo convegno ho pensato di condividere online alcune riflessioni sul networking attraverso strumenti di social networking online con l’obiettivo di alimentare anche su questo portale uno scambio di opinioni sull’argomento e di attivare delle conversazioni che possano portare a contributi altri scritti.

Per cominciare alcune definizioni utili a comprendere termini e concetti e a contestualizzare l’ambito della mia riflessione:

Il termine social network, rete sociale in italiano, definisce un gruppo/associazione di persone unite tra loro da comuni interessi, legami sociali quali quelli che nascono da conoscenze casuali, da vincoli familiari, rapporti di lavoro, appartenenza a comunità di pratica, partiti politici ecc. La rete sociale è stata al centro di studi multidisciplinari in sociologia, psicologia, antropologia ecc. Il termine rete sociale in Internet ha finito per definire e identificare ambiti applicativi e luoghi nei quali è possibile, grazie alla tecnologia, cercare, entrare in contatto, attivare e coltivare legami, conversazioni, scambi sociali e professionali finalizzati a qualche valore d’uso o ritorno personale.

  •  Il fenomeno social network sul web

Impossibile fare un elenco completo dei social networks oggi disponibili ( elenco allungato wikipedia ). Complicato provare a definire categorie omogenee in base a funzionalità e struttura, tempo sprecato ricercare omogeneità di opinioni in merito. Se all’inizio del fenomeno possiamo porre strumenti come Linkedin, Ryze, Orkut, eCademy, OpenBC ecc, oggi all’elenco dobbiamo aggiungere Facebook ( da qualcuno definito come il social network definitivo), Myspace.com, Classmates, Youtube, Xanga, Flickr,  ecc. ma anche il blog, il wiki e tutti quegli ambienti web che abilitando con le loro funzionalità partecipazione, interazione e collaborazione rendono possibile la costruzione di reti sociali più o meno estese o focalizzate.

  • Il social network professionale
Metto in questa categoria strumenti come Linkedin, eCademy, OpenBC(Xing) ecc. per la loro similarità funzionale e modalità di utilizzo. In ognuno di questi ci si deve registrare con un nickname e con una password, si deve compilare un profilo più o meno strutturato e iniziare la costruzione della propria rete personale superando o eliminando i gradi di separazione tra sé stessi e gli altri per poter poi ricorrere a loro in tempi brevi nel momento del ‘bisogno’. Questi strumenti dispongono di una banca dati con tutti i dati descrittivi sulle persone che partecipano alla rete sociale e dati relazionali che servono a costruire, visualizzare e mantenere mappe relazionali di ogni singolo individuo o nodo che partecipa alla rete.

La mia esperienza con il social networking in rete è legata più agli strumenti di networking professionale che a quelli tipicamente sociali. Ho usato Linkedin ( oggi ho 6000 contatti) fin dall’inizio con il chiaro obiettivo, riuscito, di andare a ricostruire un network personale che avevo dilapidato. Sono passato dall’avere molti biglietti da visita inutilizzabili e resi carta straccia da ristrutturazioni e riorganizzazioni aziendali continue, al disporre di molti contatti virtuali che si sono trasformati nel tempo in contatti reali, attività sociali e professionali e progetti.

La prima lezione che ho imparato è che la tecnologia è oggi una componente fondamentale di molte attività umane.

La seconda lezione è che il networking sociale alla Linkedin, eCademy, Orkut, OpenBC(Xing) ecc. non è sufficiente se non si traduce in incontri e requentazioni personali e iniziative che sfociano in qualche forma di collaborazione e scambio reciproco. Lo scambio e la collaborazione richiedono motivazioni forti di tipo relazionae e sociale e comportamenti aperti, disponbili e generosi. Comportamenti non sempre riscontrabili nella blogosfera dove l’elemento di autoreferenzialità e narcisismo ( non negativi di per sè) è solitamente elevato.

Voglio  soffermarmi su alcune riflessioni che ritengo utili per approfondimenti e scambi di opinione:

  • Il Blog è un network sociale? La mia risposta è SI!

mappa_complexlabIl blog, il wiki, e i molti ambiti di networking sociale online sono assimilibabili perché comuni sono le motivazioni, le pulsioni aggreganti, gli obiettivi utilitaristici e pragmatici che guidano le persone a presenziare e a mettersi in gioco. Se si guarda al fenomeno dal punto di vista puramente tecnologico e funzionale è vero che i siti o ambienti di networking sociale puro forniscono maggiori risorse e opportunità relazionali perché gli algoritmi e la logica da essi sviluppati derivano da alcuni principi della teoria delle reti e dagli algoritmi matematici da essa sviluppati e sperimentati: i sei gradi di separazione (Linkedin, Ecademy, OpenBC ecc.), i piccoli mondi (Asmallworld), i legami deboli (tutti), l tipping points ecc. Ma le funzionalità di questi portali hanno il loro limite nelle loro finalità, spesso legate ad una semplice gestione del profilo personale, al marketing di se stessi, alla costruzione di una banca dati con i contatti che servono o potranno servire in futuro, alla ricerca di un nuovo lavoro o avanzamento di carriera, alla ricerca di nuovio clienti e partner commerciali ecc. Molto spesso poi l’obiettivo vero dei social network online non sono nemmeno esplicitati. Linkedin ad esempio è più uno strumento per cacciatori di teste che per persone alla ricerca di un lavoro. Serve ad entrambi, non fraintendiamo, ma forse il target primario è il primo: una grande banca dati di CV e profili che non deve essere aggiornata a costi elevati in casa perché l’aggiornamento è a carico dell’interessato. Credo che i social network alla Linkedin o anche Facebook non siano in contrasto con i blog che abitano la blogosfera ma anzi siano con essi strettamente collegati. A livello di comportamenti/ partecipazione non credo che le persone abituate ad abitare la rete attraverso il loro blog lo possano abbandonare per un social network come Facebook, piuttosto lo useranno come un altro strumento per promuovere se stessi e il loro blog esattamente come fanno oggi con il tagging, i feed RSS ecc. Da un punto di vista quantitativo il social network permette di raggiungere e comunicare con un numero maggiore di persone ma non è necessariamente questo l'obiettivo di un blogger. Inoltre la blogosfera è già di per sè un grande social network e basta vedere le frequenti citazioni, l'uso di RSS, tag e link per comprendere come le reti sociali che la caratterizzano siano particolamente efficaci perchè le relazioni sono costantemente qualificate da contenuti, conoscenza reciproca, partecipazione, voglia di confrontarsi e dialogare, tutti comportamenti altamente sociali e relazionali.

  • Tempo e dedizione

Falso che il networking sociale attraverso strumenti online richieda poco tempo o meno tempo di quanto non richieda un blog. Falso se all’attività online si affianca la necessaria attività relazionale offline. Creare o duplicare un contatto o copiare un profilo tra Linkedin, Neurona, Viadeo o altro serve a poco se non segue un’attività parallela, trasparente e persistente nel costruire ponti di contatto reali, conversazioni digitali (email, skype ecc.), scambi di conoscenza e conoscenze, sperimentare opportunità di “scambio” e di collaborazione finalizzati a progetti condivisi in grado di generare utili e benefici condivisi. Il blog da questo punto di vista è un facilitatore perché permette a chi lo frequenta di costruire una sua percezione, farsi un'opinione sull’estensore e curatore del blog. Quando nasce il contatto, questa conoscenza, diventa un elemento importante dello scambio e del successo della rete sociale o della relazione che questo contatto attiva. Un’analisi a sé meriterebbe facebook perché ha incorporato la logica del social networking in un ambiente che si presta anche alla conversazione (blog?) e alla attività comunitaria e di gruppo finalizzata a progetti e iniziative. Serve tempo anche perché, per sviluppate una rete sociale, non è sufficiente aumentare il numero di contatti/relazioni, è necessario lavorare sulla propria autorevolezza per divenire oggetto di richieste da parte di altri, bisogna aumentare la propria visibilità con azioni che esulano dall’ambito dello strumento usato, è importante produrre e condividere conoscenza e conoscenze (informazioni) e per farlo bisogna avere in rete un luogo dove lo si possa fare ( io non ho un blog ma uso Complexlab come se lo fosse) e infine bisogna farsi trovare e raggiungere facilmente. Fate la somma e vedrete che il tempo vi è già sfuggito d mano!

  • Verticalizzazioni crescono

Due persone fanno una rete sociale. Ma due persone rappresentano anche due gruppi tra loro diversi. Nella rete sociale ciò che conta è la relazione tra i due nodi. Nei gruppi invece è la loro personalità e caratterizzazione tematica o di pratica, la capacità di aggregazione e di soddisfazione dei bisogni delle persone che aderiscono, la dimensione sociale legata ad attività ed iniziative. Un social network è spesso composto da molte reti sociali, gruppi e/o comunità e la sua forza di aggregazione aumenta quanto più grande è la forza di aggregazione dei gruppi e numerose le relazioni (legami deboli grazie a brokers o agenti di confine?) tra i gruppi. Dal punto di vista dei social networks come ambienti online la corsa alla verticalizzazione, già vista in questi anni, continuerà e avrà carattere geografico (Milanin, Video, OpenBC, Ecademy ecc.) ma anche tematico e progettuale. Marketingagorà è un esempio di networking sociale finalizzato ad un progetto e con una struttura di rete composta da nodi tra loro legati da interessi e obiettivi condivisi. Ma qui sarebbe forse interessante fare una comparazione tra i social network attuali e le comunità online che da sempre caratterizzano vita, socialità e successo della parte abitata della rete.

  • Strumenti di analisi delle reti sociali

Il mio interesse personale al fenomeno del social networking va oltre la semplice partecipazione. Ritengo più interessante ciò che è possibile fare utilizzando metodologie e strumenti software per analizzare le reti sociali che caratterizzano gli ambiti di social networking online ma anche quelle che caratterizzano una organizzazione, un team di progetto, una comunità di pratica, una unità di business o una realtà organizzativa più virtuale quali i distretti industriali.  Il fenomeno dei social network ha riportato l’attenzione sulle ricerche e i risultati prodotti dagli scienziati matematici e sociali della teoria delle reti, sugli strumenti di analisi delle reti sociali e di visualizzazione delle mappe relazionali e sulla loro applicabilità al management delle organizzazioni. 

Spero che questa breve riflessione su alcuni dei temi emergenti legati al fenomeno del social netwoking online possa essere di qualche utilità e mi auguro colga la vostra attenzione e curiosità ma generi anche una conversazione online attraverso il meccanismo dei commenti associati all'articolo. Tutti possono partecipare e dire la loro.

Carlo

I miei e-book

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Progetto

Per contattarmi

Email

Linkedin

Facebook

 

Informazioni

Informazioni

Privacy policy

Coockie Policy

Copyrights

Ringraziamenti

 

 

SoloTablet

Nato come progetto editoriale nel 2010, SoloTablet è diventato un punto di riferimento online importante per quanti sono interessati alle nuove tecnologie ed a un loro utilizzo critico e consapevole. SoloTablet contribuisce da sempre alla conoscenza delle nuove tecnologie e all'innovazione con narrazioni, riflessioni e approfondimenti su soluzioni, ambiti di applicazione, stili di vita, euristiche, buone pratiche, referenze e casi di studio.


Retidivalore è un progetto di Carlo Mazzucchelli - Creato nel 2009 è oggi utilizzato prevalentemente come semplice contenitore di informazioni online.

Copyright Retidivalore 2009-2017 - All Rights Reserved.

© 2015 Your Company. All Rights Reserved. Designed By JoomShaper