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Tecnologiche, sociali, relazionali e professionali

 

 

 

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Social Network, ovvero condivisione e scambio di contributi, ma anche rischio di furto di informazioni sensibili

Un articolo di Marco Ugolini (Kaspersky Lab Italia) ripreso da CBRITALY 

Nel tentativo di rimanere, o quantomeno di tentare di rimanere, sulla cresta dell’onda degli affari, i vari competitor cercano costantemente nuovi metodi per promuovere e descrivere i loro servizi e prodotti, e il canale Web non viene di certo trascurato in queste iniziative. Il risultato finale di questa competizione per il primo posto, la continua ricerca di innovazione tecnologica ed il perseguire l’obiettivo del primato a tutti i costi, hanno avuto come effetto collaterale il conio di una serie di nuovi termini, di definizione sfuggente, che risultano difficili da comprendere e che confondono sia chi tenta di accostarsi ad essi da profano sia chi fa parte degli “addetti ai lavori”.

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Fonte:www.chemarkconsulting.net/Coniato da Michael Porter nel 1985 il termine catena del valore serviva a descrivere una sequenza o combinazione di una serie di nove attività che all’interno di un’azienda e di una organizzazione venivano identificate come capaci di generare valore aggiunto. Il valore veniva trovato nell’interazione tra queste attività e considerato come un modo per soddisfare meglio aspettative e bisogi del cliente. Punto di partenza di questa visione di Porter è una azienda statica, poco dinamica, molto regolare impegnata nelle nove attività sopra descritte, dalla produzione alla messa in commercio dei prodotti, con l’obiettivo di generare valore aggiunto per i propri clienti e mercati.

A questa azienda poteva benissimo essere applicato un concetto come quello della catena che richiama la linearità, la sequenzialità e la stretta dipendenza dei vari anelli che la compongono. In questo modello il fornitore propone suggerimenti, idee, soluzioni aggiungendo valore per poi passare il tutto all’anello successivo della catena come in una linea di produzione di tipo tayloristico. Si tratta di un modello che prevede prodotti e bisogni dei clienti ben definiti e chiari e basato su processi ben oliati ed efficienti in grado di fornire un ROI profittevole perché basato sulla riduzione dei costi e su un’elevata soddisfazione dei clienti o delle entità che stanno a valle della catena, siano esse singole persone, acquirenti, clienti ecc.

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Sono più di quattro anni che mi occupo di teoria delle reti e di strumenti utili ad una loro analisi. Questi strumenti sono noti come SNA ( Social Network Analysis ) e ONA ( Organizational Network Analysis ). Questi strumenti sono sempre più diffusi e stanno emergendo come uno dei campi di investigazione più interessante per il management delle organizzazioni e le comunità economiche e finanziare in generale. L'affermarsi di questi strumenti utilizzano principi e algoritmi della teoria delle reti sviluppati da tempo dai molti scienziati che vi lavorano. E' di recente pubblicazione online un interessante lavoro di ricerca sul tema prodotto da due ricercatori italiani ( Roberto Dandi della LUISS Guido Carli e Alessia Sammarra ) dal titolo "Social Network Analysis: A New Perspective for the Post-Fordist Organization" nel quale si sostiene che una delle ragioni del successo della social network analysis applicata alle organizzazioni  dipende dal fatto che si applichi e sottenda un modello organizzativo di tipo Post-Fordista. Un modello organizzatvo che fa della relazione tra i componenti delle reti sociali che compongono l'organizzazione il punto di vista prioritario con cui si procede alla lettura delle specificità e degli attributi che caratterizzano l'organizzazione presa in esame. Il punto di vista relazionale ( i collegamenti tra i nodi della rete e le dimensioni che li caratterizzano in termini di densità, prossimità ecc.) è coerente con lo sviluppo di organizzazioni basate sulla collaborazione, sul lavoro di gruppo, flessibili, decentralizzate e orientate a soddisfare bisogni e necessità del cliente.  Il lavoro dei ricercatori italiani li ha portati ad analizzare l'uso degli strumenti di SNA nella pratica consulenziale e hanno permesso di evidenziare i gap esistenti tra quanto fatto emergere dall'analisi (SNA) e la pratica quotidiana.

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