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Convergenza culturale, media e partecipazione nel nuovo libro di Henry Jenkins

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Convergenza culturale, media e partecipazione nel nuovo libro di Henry Jenkins

Orsola di Iriospark

[Una recensione di Orsola su IRIOSPARK un blog con notizie, commenti e riflessioni sull'attualità manageriale. ]

"La convergenza culturale è un'espressione che denota un modello emergente di relazioni che intrecciano divertimento, pubblicità, marchi e utilizzatori in modo spesso creativo e sorprendente".

Il modello ha tre componenti principali

  •  
    • il "divertimento transmediale", che descrive il flusso di narrazioni, immagini, caratteristiche e informazioni che arrivano agli utilizzatori da differenti piattaforme comunicative;
    • la "cultura partecipativa", che indica come gli utilizzatori interagiscono con i contenuti e i produttori dei media per esplorare il territorio della comunicazione;
    • il "marketing esperienziale", che si riferisce ai percorsi chiave da compiere per capitalizzare la cultura e all'ambiente in cui avvengono le combinazioni dei media.
    • "La convergenza descrive un processo più che un punto di arrivo".

Scrive così Henry Jenkins, direttore del programma di studi comparativi sui media del Massachusetts Institute of Technology, nel libro "Convergence culture. Where old and new media collide", New York University Press, New York, 2006.

Come il titolo del libro suggerisce, l'autore ritiene che la convergenza sia innanzitutto un processo culturale. Può avvenire con il supporto di piattaforme mediali differenti, che vanno dall'alto in basso, come nella produzione dei mass media, o dal basso in alto come nella ricezione e interpretazione degli utilizzatori.

Con le tecnologie dell'informazione e della comunicazione l'utilizzatore ha accresciuto le sue possibilità di scelta e di controllo sui media ed è diventato capace di partecipare alla creazione di nuovi strumenti.

Gli utilizzatori, quelli che una volta erano la audience o addirittura il pubblico, si stanno formando una nuova cultura mediatica, le cui tracce possono essere riconosciute per il modo con cui essi usano gli strumenti di comunicazione, sia come fruitori che come produttori.

Partendo dalla teoria dell'intelligenza collettiva di Pierre Levy, Jenkins mostra come sta nascendo una cultura della partecipazione, che è l'opposto di quella del consumo dei media in vigore fino a poco tempo fa.

Egli parte dall'analisi del lavoro di scoperta e previsione fatta da piccoli gruppi di interessati a definire i temi e a risolvere i problemi comuni.

Formati a questa nuova cultura, che formano essi stessi, i giovani chiedono ai media di cambiare, perchè ne scapita la loro formazione. Si viene così a ridefinire la faccia del sistema di comunicazioni e relazioni popolari e le industrie leader scoprono la convenienza di usare molti canali di informazione per aumentare i ricavi e ampliare il loro mercato.

Nasce un ambiente di media diffusi, che "permette lo sviluppo rapido di esperienze disperse e la riconfigurazione dei campi e struttura nuovi ruoli di produzione della conoscenza".

Scritto con una logica serrata, avendo come riferimento numerose ricerche dirette dall'autore e storie di cultura popolare, di massa, il libro di Jenkins incanta anche per il percorso narrativo compiuto dall'autore, che parte dall' "adorazione all'altare della convergenza: un nuovo paradigma per capire la trasformazione dei media" e si conclude con "democratizzare la televisione? le politiche della partecipazione".

 

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