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Complessità sistemica

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La prima metà del XX secolo è stata caratterizzata in ambito scientifico e metascientifico dalla rivoluzione della meccanica quantistica e da quella della meccanica relativistica, ambedue di ambito fisico, ambedue di ambito meccanico. Nella seconda metà del secolo scorso, invece, sono avvenute due “rivoluzioni” scientifiche per molti aspetti diverse e, soprattutto, in ambito diverso. Esse, come le due precedenti rivoluzioni, hanno modificato in profondità la scienza e anche l’immagine del mondo che la scienza nella sua totalità offre del mondo materiale. Esse vanno sotto i nomi di “Scienze della Complessità” e “Teoria Generale dei Sistemi”.


In realtà, per le notevoli connessioni che esistono tra questi due grossi ambiti (come ho già mostrato altrove [G. Villani,  Complesso e organizzato. Sistemi strutturati in fisica, chimica, biologia ed oltre, Franco Angeli, Milano, 2008]), si può parlare al singolare di una rivoluzione che ha trasformato il mondo della scienza in un insieme di “sistemi strutturati/organizzati e complessi”, riassumibile nella dizione Complessità Sistemica.

La portata di questa rivoluzione non è stata ancora totalmente “assorbita”, neppure in ambito strettamente scientifico, sebbene Morin ci avverta che la complessità è dappertutto: “Contrariamente all’idea troppo semplice che considerava l’uomo come l’unico essere complesso (e questa idea era così semplicistica da rendere impossibile la comprensione della complessità dell’uomo), contrariamente all’idea più liberale che attribuiva la complessità al vivente in confronto alle semplicità della natura fisica, la complessità è dovunque” [E. Morin, Il metodo 1. La natura della natura, Raffaello Cortina, Milano, 2001, p. 171] e altrettanto i sistemi “Il fenomeno sistema è oggi evidente dappertutto. Ma l’idea-sistema emerge ancora a malapena nelle scienze che trattano i fenomeni sistemici. Certo, la chimica concepisce de facto la molecola come sistema, la fisica nucleare concepisce de facto l’atomo come sistema, l’astrofisica concepisce de facto la stella come sistema, ma da nessuna parte l’idea di sistema viene spiegata o risulta esplicatrice” [E. Morin, ibid p.113]. Ad oggi, la stragrande maggioranza dei fisici, buona parte dei chimici e parte dei biologi continuano a ragionare con gli schemi Ottocenteschi, con il paradigma opposto della “semplicità” e a trascurare la strutturazione e l’organizzazione degli enti considerati. Diversa è la situazione nelle nuove branche scientifiche (per esempio l’ecologia) o nei settori intrinsecamente interdisciplinari (scienze ambientali, dei materiali, ecc.) dove, seppure senza particolari riflessioni filosofico/concettuali, il nuovo paradigma della Complessità Sistemica è, di fatto, predominante e al lavoro. In ambito filosofico, la situazione è in movimento, ma anche in quel contesto solo l’analisi di Morin rappresenta un contributo organico e generale.

L’ottica della Complessità Sistemica modifica in profondità la scienza. Non esistono più enti “semplici” ed “isolati”. L’universo, ad ogni scala di dimensione, è costituito da sistemi (enti strutturati e/o organizzati) che interagiscono con altri sistemi in maniera complessa e ciò rende l’universo “complesso e organizzato” (come il titolo del già citato mio libro).

L’ottica della Complessità Sistemica modifica sia l’immagine generale della scienza sia il suo rapporto con le altre attività umane. In questa nuova ottica, infatti, si possono sia rileggere antichi problemi, come quello inanimato-animato, animale-uomo e mente-corpo, sia riesaminare lo stesso status culturale della scienza. Essa non è più l’unica attività legittima delle mente umana. Altre forme d’attività esistono, e sono altrettanto legittime, e non servono scomuniche reciproche, ma interconnessioni sistemiche.

Tali argomenti sono stati sviluppati nelle parti generali del mio libro Complesso e Organizzato. Sistemi strutturati in fisica, chimica, biologia ed oltre, (Franco Angeli, Milano, 2008). Si riporta qualche breve pezzo significativo.

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