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Filosofi e terremoti PDF Stampa E-mail
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Scritto da Carlo Mazzucchelli   
"La tecnologia non può esistere senza la possibilità di incidenti. L'incidente è ciò che c'è di inopinato, di non previsto e nasce con la nascita stessa della tecnologia: quando si è inventato il battello si è inventato anche il naufragio, quando si è inventato il treno, tecnologia per spostarsi più velocemente, si è creata la catastrofe ferroviaria. È qualcosa di insuperabile che però la tecnocrazia censura, essa accetta infatti solo di vedere la positività del suo oggetto e dissimula senza posa l'incidente."

Paul Virilio, filosofo francese ritenuto da molti, a torto o a ragione, un catastrofista ambientale e un pessimista radicale, sostiene che finiti sono i tempi in cui i filosofi potevano influenzare il mondo e che oggi l’influenza reale appartiene al clima e alla natura.

Un pensiero questo che calza a pennello con la situazione che si è venuta a creare in Giappone dopo il terribile terremoto che ha messo in ginocchio il paese del sol levante, non soltanto per le riflessioni che molti hanno iniziato a fare sul rapporto uomo-natura ma anche per l’emozione generale che un incidente percepito fin da subito come globale e con ricadute più ampie del disastro in sé, ha suscitato internazionalmente e in tutte le categorie di popolazione.

Il terremoto ha occupato gli schermi di tutto il mondo e si è diffuso ad una velocità paragonabile allo tsunami che ha investito le coste del Giappone, soprattutto per i danni causati alla centrale nucleare di Fukushima e agli effetti che sta generando.

Siamo tutti testimoni di un altro fallimento sulla strada del progresso umano, un fallimento strettamente collegato al nostro tentativo costante di ridurre la dipendenza dal carburante fossile.

Il paese che ha subito la bomba atomica e che ne ha criticato effetti e fallimenti, è diventato oggi la metafora di una nuova invenzione, l’energia nucleare, che ha generato altri fallimenti.

Così come l’energia nucleare sembrava aver dato al Giappone una soluzione miracolistica e illusoria di sufficienza energetica, oggi la stessa energia nucleare si trasforma in catastrofe.

Tutti questi fallimenti dovrebbero portarci a riflettere sul bisogno diffuso di una nuova politica ambientale e di una ecologia veramente verde basata su fonti di energia rinnovabili e non dannose per il genere umano. Una riflessione che non può più essere rinviata oltre perché se lo tsunami appartiene alla natura, il disastro nucleare è legato ai nostri eccessi dovuti alla ricerca di una idea di progresso che comincia a manifestare criticità e carenze.

Gli ambiti di intervento sono l’economia e la politica che dettano l’agenda e soprattutto la velocità con cui si realizzano piani e programmi. Serve una maggiore capacità nel riconoscere e anticipare nuovi disastri futuri e serve farlo perché un disastro locale dimostra sempre più spesso in realtà di avere conseguenze immediate a livello globale. Bisogna avere maggiore coraggio nel chiedere un progresso ecologico che metta in discussione le conquiste scientifiche e i modelli di progresso fin qui realizzati prendendo atto delle loro componenti intrinsecamente  distruttive.

Nel fare questo non sarebbe male rileggere Paul Virilio e rivalutare la sua battaglia contro la ricerca di un progresso continuo che ci impedisce di agire lentamente e di riflettere sulle conseguenze delle nostre azioni.

Serve riequilibrare il nostro rapporto con la natura ma bisogna anche agire per  condizionare politica ed economia affinché si ridefinisca l’etica e sostanza del progresso umano. Questa attività dovrebbe mettere insieme tutti, ottimisti e pessimisti, tecnofobi e tecnomaniaci, destra e sinistra senza alcuna differenza.


Paul Virilio, les revers du progrès di NAY001
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