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Capitale Intellettuale e specializzazioni economiche PDF Stampa E-mail
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Scritto da Sergio Sabetta   
Sabato 08 Gennaio 2011 08:58
Capitale Intellettuale e specializzazioni economiche 

“lo slancio in avanti comporta una perdita di visibilità dei fondamenti e richiede uno sforzo per riappropriarsene, per ricongiungersi alla propria origine” ( Bodei

I bisogni pratici ci spingono inesorabilmente verso un tendenziale consolidamento dei pensieri e delle cose che essi fissano, questo rincorrere le necessità dell’immediato segmenta il tempo in termini lineari con un’unica ritmicità, comprimendo la sua multipla complessità, sì da “essere agiti” piuttosto che agire, parlare piuttosto che riflettere ( Bergson). Dalle varie potenzialità infantili ci comprimiamo progressivamente nella possibilità, fino a giungere alla specializzazione economica della nostra personalità in una crescita, definita da Bergson  a stelo”, nella quale vi è la costante potatura della nostra identità.

Come afferma Bergson, La strada che percorriamo nel tempo è coperta dalle macerie di tutto ciò che cominciavamo a essere, di tutto ciò che avremmo potuto diventare” ( L’evoluzione creativa ) , vi è quindi un conflitto permanente quale necessità di una continua ricomposizione dell’individuo fra la sua personalità e la fluidità sociale, fra la continua specializzazione richiesta al suo io e la varia multipla profondità dello stesso, con uno svuotamento razionale della coscienza soggettiva in favore di automatismi procedurali e dei suoi supporti economici (Simmel ).
La specializzazione dal suo alto valore economico sostituisce il valore assoluto della personalità culturale complessa che riassume l’uomo nello scorrere del tempo e lo rende vivo e partecipe, non passivamente automa ma riflessivamente critico, l’etica stessa si spezza in una semplice specializzazione dell’utile e in una complessa realizzazione dell’io, ponendosi in una ondivaga sfumata indeterminazione tra le due realtà.
La specializzazione è ordine concettuale, come la matematica , e si risolve in una esperienza collettiva che nell’individuo diventa un “a priori” che si materializza nella categoria dell’agire in un “a posteriori”.

Se nell’uomo individuo vi è un limite nell’acquisire tutta l’esperienza della categoria, si che si procede per team, il dialogo tra specializzazioni non può che avvenire nella caotica variabilità culturale, nell’apparente affascinante disordine della complessità delle varie categorie, premessa per nuove forme ordinamentali.

La totale regolarità è una estremizzazione artificiale della natura, un caso “patologico” (Eilenberger), interviene la necessità di una comprensione della specializzazione nell’insieme dell’azione umana, ossia quella capacità che trasforma l’individuo numerario in essere umano.
L’eccesso di specializzazione in atto senza un vasto retroterra culturale può condurre alla trasformazione dell’uomo in automa, privo di una propria capacità valutativa superiore all’immediato economico, alla mancanza di integrazione tra l’utile e il filosofico, alla riduzione delle azioni umane nella pura accumulazione, in altre parole nella perdita della capacità critica.

Deming cosciente dell’importanza degli aspetti non esclusivamente finanziari “ha criticato i manager americani per avere speso oltre il 97% del loro tempo ad analizzare le cifre e avere dedicato meno del 3% ai beni immateriali davvero importanti, il che equivale a dire che hanno dedicato il 97% del loro tempo a cercare di capire il 3% di ciò che stava succedendo” (Edvinsson).

In futuro la produttività risiederà nell’interazione fra valori psicologici, sociologici e politici, si che persino l’aspetto finanziario così importante ma riferito al passato, viene ad essere integrato dal Capitale Intellettuale ( Edvinsson), il quale è tanto più rilevante in quanto capace di dialogare nelle specializzazioni, superando il meccanismo di obiettivi e controlli finanziari.

Quando si ammirano le opere d’arte squisite di umili artigiani, sia del passato che del presente, e si conoscono le non certo rilevanti retribuzioni, “ non si può non ammettere che anche elementi intangibili e non misurabili quali il gusto della creazione, l’amore per il proprio lavoro,…e l’amor proprio, quando esistono, rendono possibili miracoli e, quando non esistono, deprimono la produzione sia in senso quantitativo sia in senso qualitativo” ( Cipolla).
 

Bibliografia

  • C. M. Cipolla, Storia economica pre-industriale, Il Mulino 1974;
  • R. Bodei, La filosofia del novecento, Donzelli ed. 2006;
  • G. Eilenberger, libertà, scienza, estetica, in H- O. Peitgen e P.H. Richter, La bellezza dei frattali, Bollati Boringhieri 1989;
  • L. Edvinsson, Gestire il capitale intellettuale, in AA.VV., L’azienda globale, Vol. I, Boroli ed. 2006.

 

 

 

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