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Visibilità e accessibilità dei contenuti sul Web PDF Stampa E-mail
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Scritto da Carlo Mazzucchelli   

Come dare forma e rappresentazione ai dati con l'obiettivo di renderli facilmente usufruibili. (Un articolo pubblicato sulla rivista Computer Business Review)

Parlare di visibilità e accessibilità dei contenuti sulla rete significa entrare in un terreno scivoloso fatto di visioni contrapposte, di pregiudizi e convinzioni forti ma anche di modelli e pratiche consolidate e di standard acquisiti e condivisi. Impossibile trattare l’argomento in un articolo, mi limiterò pertanto a condividere con chi mi legge alcune semplici e, forse ovvie, riflessioni. Solitamente questi temi sono applicati agli utenti della rete in generale ma richiederebbero uguale attenzione anche da parte delle aziende che utilizzano il web e i motori di ricerca per i loro processi informativi e di business e per condividere informazioni e conoscenze all’interno delle loro organizzazioni. Non tutto ciò che viene messo a disposizione sulle Intranet è visibile, non sempre l’attenzione rivolta all’accessibilità nella fase di sviluppo di una applicazione web è sufficiente o rispettosa degli standard condivisi e acquisiti. Serve una lente diversa ed una cultura aggiornata più orientata ai nuovi paradigmi della visibilità personalizzata e dell’accessibilità orizzontale ed ugualitaria.

Non tutto è indicizzato

Ormai siamo tutti abituati a  credere che il Web sia diventato il contenitore globale, il vaso nel quale sia possibile recuperare qualsiasi cosa ci venga voglia di cercare, sia per motivi personali che professionali. Rimaniamo poi sorpresi dalla fatica che facciamo a trovare, in tempo breve, quello che cerchiamo e frustrati dal pensiero che quello che cerchiamo sia lì da qualche parte ma in qualche modo irraggiungibile. Per fare questo, molti naviganti e cittadini della rete si affidano a Google, Alltheweb, Altavista, Yahoo ecc. convinti che sia possibile scovare e raggiungere, grazie  ai mille software-robot che questi motori utilizzano, tutte le informazioni disponibili sulla rete delle reti. La realtà non è esattamente così (i motori di ricerca non indicizzano tutte le pagine web allo stesso modo e nuove pagine potrebbero non essere indicizzate per mesi ) perché la maggioranza delle pagine web e/o dei contenuti in esse disponibili si raggiungono in realtà soltanto conoscendone gli indirizzi. Se questa è la situazione e il web è destinato a diventare sempre più il media per la comunicazione più importante, è necessario capire come e cosa si debba fare per rendere dati e contenuti più visibili, raggiungibili e facilmente accessibili dall’utenza della rete. Una visibilità promossa o ricercata attraverso le semplici lenti dei motori di ricerca, nel web sociale odierno, sarà sempre limitata dai modelli di accesso implementati e dalle politiche di business che guidano i grandi protagonisti della ‘ricerca online’. La vista che i vari motori di ricerca disponibili sono in grado di offrire è limitata anche perchè le euristiche utilizzate per ordinare e presentare i risultati agli interroganti sono spesso di poco aiuto per utenti abituati a comportamenti dettati da abitudini consolidate legate alla navigazione del web ( solitamente le pagine evidenziate in cima alla lista sono quelle più cliccate, confermando che tutto passa attraverso la lente del motore di ricerca). Serve andare oltre e per farlo forse è sufficiente analizzare con attenzione quello che negli ultimi anni è successo su internet grazie all’affermarsi della socialità del web e del fenomeno del social networking.

Il potere delle connessioni

Il web sociale di oggi sembra affermare che più dei motori conta l’autorevolezza, la condivisione, la conoscenza, la fiducia, il passaparola e il social networking. Quello che emerge dagli studi della rete degli ultimi anni è la rilevanza sempre maggiore assunta dagli utenti che con il loro attivismo e la loro partecipazione finiscono in molti casi per determinare il successo o l’insuccesso di un progetto in rete, di un portale o di un blog. Nel web sociale la visibilità di un sito, di un blog o di un prodotto è spesso il prodotto di una ragnatela di interconnessioni nodali ( l’ecosistema di Lazlo Barabasi fatto da nodi centrali, periferici e isolati senza alcuna relazione gerarchica tra loro ) e di conversazioni online tra persone che per farsi notare offrono contenuti e link e a loro volta sono disponibili a pubblicizzare con link e commenti contenuti e prodotti di altri. Nel web sociale la visibilità è frutto della capacità di distribuzione, fruizione e produzione dei contenuti che arricchiscono quotidianamente la rete e del livello e qualità di servizio offerti da ogni singola piattaforma o iniziativa che permette agli utenti di interagire e produrre contenuti. Quanto è emerso negli ultimi anni nella parte abitata della rete obbliga ad una revisione del paradigma attuale che vede nei motori di ricerca il deus ex machina della visibilità in rete. Il trend attuale che vede persone e aziende investire sempre più per guadagnare visibilità in rete sta portando i principali operatori ad inserire nei loro motori di ricerca sempre nuovi algoritmi e modelli di ranking dei contenuti ricorrendo a personalizzazioni e a trucchi sempre più segreti. Il cambio di paradigma necessario richiede invece una riflessione approfondita che unisca insieme il tema della visibilità a quello dell’accessibilità, della trasparenza e della uguaglianza degli utenti rispetto agli strumenti disponibili. Una strada perseguibile è quella della personalizzazione, intesa come capacità della tecnologia di formalizzare risposte diverse a persone diverse che hanno usato le stesse frasi per interrogare il web, ed anche una maggiore capacità da parte dei motori di ricerca di analizzare le pagine web in modo più sofisticato e automatico per evitare facili manipolazioni o comunità di link e di pagine artificialmente create per motivi puramente promozionali o commerciali. Tutto ciò potrebbe favorire una visibilità più garantista e garantita ma non sarà sufficiente se non si modificherà anche concettualmente la nozione di visibilità in termini più democratici e finalizzati al bene pubblico che il web rappresenta per una larga fetta degli abitanti della rete.

La visibilità che mi merito

Così come i motori di ricerca più potenti non garantiscono di raggiungere tutte le informazioni disponibili sul web, anche le tecniche e gli strumenti di SEM/SEO e ottimizzzazione della ricerca non sono sufficienti. Serve una presenza diffusa su più piattaforme, sui social network, nella blogosfera, nei forum, e su altri canali multimediali quali Youtube, Myspace ecc.. La visibilità frutto della socialità del web richiede partecipazione attiva e disponibilità alla condivisione. Questa visibilità varia a seconda degli strumenti utilizzati: il blog con i suoi articoli solitamente tematici, informativi e giornalieri; il social network per mantenere attivi e accrescere il numero di contatti personali e professionali in rete; il social bookmark ( Reddit, Digg, StumbleUpon) per collegare i propri contenuti ad altri siti web o contenuti di altri networkers e sfruttare questi collegamenti in ottica marketing virale; il micro blog (Twitter, FriendFeed) per condividere articoli e contenuti postati per esteso sui propri spazi di presenza online in formati più concisi ( solitamente 140 caratteri ) e più rapidi da comunicare. Il livello di visibilità che ogni utente o realtà organizzata della rete raggiungerà sarà sempre più una misura di quanto si sia fatto nell’uso degli strumenti sociali e collaborativi del web.

E’ visibile ciò che è accessibile

Un dato emerge visibilmente dalla rete se dopo essere stato trovato è anche facilmente accessibile e usufruibile da qualsiasi tipologia di utente, comprese quindi le persone portatrici di handicap fisici, mentali o cognitivi. L’accessibilità si misura nella capacità di un contenuto di farsi usare grazie ai suoi attributi in termini di disegno, dimensione del testo, contrasto delle immagini, navigabilità e organizzazione della pagina. L’accessibilità offerta dal web è incomparabile con quella limitata di altri media e offre maggiore libertà e indipendenza ma tutto dipende in realtà dall’attenzione prestata in fase di sviluppo alle tematiche dell’accessibilità e all’osservanza degli standard nel frattempo definiti quali quelli contenuti nelle linee guida del Worldwide Web Consortium (W3C).  In base a queste linee guida, un contenuto deve essere percepibile a livello sensoriale (vista e udito primariamente) attraverso il browser o dispositivi tecnologici a supporto. Il contenuto deve anche essere utilizzabile e interagibile attraverso strumenti quali il mouse, la keyboard e altri device, deve essere comprensibile in termini di chiarezza che limita confusione e ambiguità, ed infine deve essere robusto nel senso di poter essere utilizzato anche da tecnologie superate e non aggiornate.
 
Accessibilità e visibilità sono due facce della stessa medaglia. Non tutto ciò che è accessibile all’utente della rete è visibile tramite i motori di ricerca, non sempre ciò che è visibile e raggiungibile è accessibile a tutti. I motori di ricerca spesso sono ciechi come lo sono i portatori dell’handicap della cecità, i motori di ricerca non utilizzano mouse e spesso hanno problemi ad interpretare javascripts, query o semplici contenuti testuali e non che compongono una pagina. Valgono per i motori di ricerca alcune linee guida del W3C almeno in termini di percepibilità e operabilità del contenuto: leggibilità, navigabilità, eseguibilità degli script, accessibilità senza mouse, presenza di meta-informazioni, grafica e struttura della pagina ecc. Il motore di ricerca come l’utente con handicap vede prevalentemente testo. Contenuti non testuali presentati seguendo le direttive dei vari consorzi WC3 (WCAG 2.0) aiuterebbero gli uni e gli altri. I motori di ricerca per valutare autorevolezza e importanza di una pagina web cercano di analizzarne struttura (titoli, intestazioni, paragrafi, liste ecc.) e relazioni interne ( componenti della pagina più importanti, argomenti trattati ), la stessa cosa che richiede il WC3 ( WCAG 2.0, 2.4 ecc.) che ha definito misure e criteri precisi per struttura e presentazione dei contenuti. Il WC3 suggerisce che tutti i contenuti per essere accessibili devono poter essere raggiungibili attraverso una tastiera, nel fare questo semplicemente suggerisce come aiutare i motori di ricerca a renderli altrettanto visibili. Tutti gli spider usati dai motori di ricerca possono essere sostenuti nel loro lavoro attraverso aiuti nella navigazione interna dei contenuti esattamente come tutti gli utenti della rete lo sono se vengono applicate fedelmente le direttive del WC3 ( WCAG 2.0 e 2.4). La similitudine qui tentata può risultare esagerata agli esperti di SEO/SEM e a quelli che si occupano professionalmente di accessibilità ma obbliga comunque a rivedere alcune credenze consolidate diffuse in rete e a demistificarle alla luce dei nuovi sviluppi tecnologici e dei fenomeni sociali della rete.

Le novità in arrivo

Più che le novità tecnologiche, mi preme sottolineare quelle metodologiche e di approccio. Per aumentare la visibilità in rete è necessario pensare al di là dei motori di ricerca e delle tecniche di SEO/SEM fin qui utilizzate. Questi strumenti, utilissimi per il marketing e le aziende, devono adeguarsi ai nuovi metodi necessari per accedere e influenzare comportamenti e scelte degli utenti della rete. Da parte dell’utente devono essere complementati con i social network e altri strumenti innovativi della rete. Se prima il ricorso al motore di ricerca era generalizzato, oggi milioni di utenti al giorno possono ricorrere alle connessioni delle loro reti sociali per acquisire informazioni su nuovi prodotti, tendenze, e per interagire e conversare sulle stesse con suggerimenti all’acquisto, passaparola, segnalazioni di problematicità, prezzi troppo alti ecc. La visibilità garantita a pubblicazioni istituzionali dalle euristiche applicate al ranking delle pagine da parte dei motori di ricerca può venire alterata da nuove forze quali i blog e altre forme comunitarie di collaborazione in rete che facilitano il passaparola e quindi la conoscenza reciproca tra milioni di utenti della rete senza dover ricorrere a Google o Yahoo.
 
Sul tema dell’accessibilità le novità principali dipenderanno da come i contenuti generati direttamente dagli utenti saranno rispettosi delle linee guida esplicitate dal W3C nella nuova versione 2.0 ( che ha aggiornato quelle del lontano 1999) che tiene in considerazione il web sociale di oggi. Un contenuto sarà sempre più accessibile quanto più gli utenti attivi della rete avranno tenuto in considerazione i requisiti delle WCAG2.0. Un aiuto in questo contesto è già stato fornito da aziende quali IBM ( Dojo DiJits), Adobe ( Flex) ma anche da realtà quali Mozilla e Drupal che hanno messo a disposizione di tutti nuovi toolkit e librerie di oggetti e nuove  funzionalità a supporto di una maggiore e migliore accessibilità. Tutto ciò non avrà alcun effetto se non entrerà nella coscienza (responsabilità) e conoscenza delle persone e non le convincerà ad applicare ai contenuti da loro generati dei test di accessibilità, test oggi disponibili anche in formato libero quali quelli di WebAIM (WAVE) e di ICITA (Functional Web Accessibilità Evaluator).

Conclusioni

Così come gli oceani celano nei loro abissi tesori immensi, non ancora esplorati o conosciuti, la rete è ricca di tesori nascosti e non raggiungibili (visibili) attraverso gli strumenti fin qui utilizzati. I motori di ricerca hanno imposto negli anni un modello che per crescere sta creando una sorta di auto-legittimazione (bolla) sempre meno sostenibile. Il rischio è che i tesori visibili siano solo quelli che i motori di ricerca rendono accessibili e che si finisca necessariamente per tenere nascosti ai più, tesori forse ancora più grandi e importanti. E questo non è certo accettabile da una fetta importante della rete e richiede adattamenti rapidi sia nei modelli di accesso alle informazioni, sia nelle euristiche utilizzate per visualizzare e quindi rendere visibili e accessibili le informazioni trovate.
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