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Alla ricerca della verità critica PDF Stampa E-mail
Scritto da Sergio Sabetta   
Domenica 17 Ottobre 2010 16:28
(Un articolo di un assiduo frequentatore di Retidivalore)

L’intollerabile rischio della verità

"....ci sia bisogno di un uomo audace, il quale onorando soprattutto la libertà di parola dica ciò che gli appare migliore partito per lo stato e per i cittadini, …,enunciando cose opposte alle più grandi passioni, …” ( Platone- Le leggi in Opere complete, Laterza, 1992 )  

La prima causa di una qualsiasi crisi di una democrazia è da Luigi Sturzo (I due mali ) individuata in una crisi morale, dovuta a politiche rinunciatarie causate da un rapido e radicale impoverimento delle motivazioni ideali, ne nasce una domanda : fino a che punto uno Stato può fare a meno dell’etica e soprattutto di quale etica ha bisogno? (Rodotà). Le leggi, quali affermazioni di diritti e principi  come osserva Rodotà, non sono una garanzia per le maggioranze dovute al numero o alla forza economica e degli apparati, bensì per le minoranze a cui è riconosciuta la dignità del dissentire e quindi della diffusione del pensiero nella realizzazione della propria esistenza entro i termini riconosciuti di una comunità.

Speculare è quindi l’etica della tolleranza, quale tecnica del dialogo sociale in cui la convinzione è generata da argomenti di ragione, non dalla forza fisica, ma nemmeno dalla seduzione (Visentini), questa moralità attraverso la legge diventa una etica normativa di ordinatore della società, tuttavia questo non esclude l’entropia dell’etica per il possibile sfruttamento normativo da parte di gruppi sociali di pressione interni al sistema giuridico stesso, ma estranei ai suoi valori portanti di tolleranza e riconoscimento di principi e diritti. Vi è all’interno di ognuno un istinto morale frutto dell’evoluzione, una capacità progettata “ per generare giudizi rapidi su ciò che è moralmente giusto o sbagliato…Parte di questo dispositivo fu progettato dalla cieca mano dell’evoluzione” ( Hauser – Menti morali ), tanto che istinti morali si trovano in molte specie animali circostanza che induce Hauser ad affermare che vi è un senso morale istintivo inscritto nel nostro cervello al fine di facilitare decisioni non distruttive del tessuto sociale in cui operiamo (Abbondandolo).

Raichle osserva che il cervello compie previsioni costanti dell’ambiente esterno su un numero esiguo di dati ricevuti, si che deve esservi una rilevante attività intrinseca necessaria a bilanciare risposte pianificate e necessità del momento. “Ciò che succede sotto il livello di consapevolezza -…..-è essenziale per creare il contesto di ciò che sperimentiamo nella piccola finestra della consapevolezza” (Raichle). In questi “istinti morali” come si pone il concetto di verità, la sua necessità o meno, in altre parole quello che i Greci indicano come Parresia? Foucauld afferma che l’errore non è eliminato dalla forza della verità, ma dalla formazione di una nuova maniera di “dire il vero”, la “produzione della verità” diventa quindi strategia per governare se stesso e gli altri (Bodei).
In questa ottica la verità che cosa è se non la volontà di manifestare liberamente il proprio pensiero, la propria opinione con tutti i pericoli che questo comporta nel caso di un rapporto con il potere individuale o di una assemblea?

Per il pensiero greco qui si manifesta la verità, ossia la Parresia, quale coraggio di fronte al pericolo il rischio che tempra la verità quale risultato di una relazione con se stesso, da qui viene la necessità di una cura dell’io che superando il narcisismo imposto dall’aspetto economicistico diventi un “antidoto ai giochi di potere e di dominazione” (Bodei), un riflettere sui nuovi condizionamenti nati a seguito della “desertizzazione del mondo della vita” (Habermas) per la scomparsa delle tradizioni a causa del disgregarsi dei rapporti consuetudinari.

Il dialogo costante tramite domande e risposte acquista una valenza fondamentale superando la retorica del discorso “ lungo e continuo”, si da diventare un atteggiamento etico e personale premessa per un corretto agire civile, d’altronde il possesso di certe qualità morali è indice della volontà di una ricerca della verità nell’interloquio.  Come si vede la funzione della Parresia non è dimostrare una verità, ma esercitare una critica sia verso l’altro che se stesso, partendo da una condizione di non superiorità se addirittura di inferiorità e quindi di pericolo (Foucault).

Il pericolo politico per Platone nella Parresia è la mancanza di un minimo comun denominatore fra i cittadini, di un logos comune, di una possibile unità che dissolva la democrazia in un arbitrio del parlare, si viene sempre più a rafforzarsi uno stretto rapporto tra logos e bios, tra pensiero ed essere.
Se la Parresia rientra in un istinto morale verso il gruppo dobbiamo definire innanzi tutto quale è la comunità a cui ci riferiamo, se questa viene a coincidere o meno con la comunità civile nell’insieme, in altre parole se l’individuo si identifica o meno con la cives e fino a che punto e in che graduazione rispetto alle altre comunità di cui eventualmente fa parte.

Isocrate distingue fra “adulatori” del popolo, ben accetti ad esso o al potente e per questo corrotti, e l’oratore onesto, critico, quindi fornito del necessario coraggio di opporsi al demos e pertanto pedagogico. Il rischio della demagogia narcisistica collettiva è sempre presente, essendo il percorso più formale, d’altronde la menzogna è una delle strategie della natura, ma la menzogna collettiva diventa per se stessa distruttiva come per qualsiasi sistema che si fondi, anche al suo interno, sulla menzogna continua, il falso quale metodo di rapporto sociale ed economico, impoverimento dell’essere.

Il venire meno della dialettica in “un vero e proprio parossismo di appelli, parole d’ordine, cortei, sbandieramenti” (Fest) supportati dal prestigio e dal sostegno delle Istituzioni nonché da un effluvio mediatico unidirezionale, cancella la sottile distinzione tra legalità ed illegalità coprendo l’inconciliabilità del diritto con l’agire politico amministrativo. Il richiamo ai “risvolti sentimentali ed umani, attentamente dosati ed efficacemente doppiati dalle minacce e dagli atti di forza” (Fest) creano cortine fumogene in cui si dissolvono domande e risposte assorbite da figure carismatiche, l’eliminazione di coloro che sanno e possono esercitare la Parresia fa si che la massa degli uomini sia portata alla collaborazione.
 

Bibliografia
 

 

  • A. Abbondandolo, E l’uomo creò Dio, 46-51, Sapere 4/2010;
  • C. D. Dennett, L’idea pericolosa di Darwin: l’evoluzione e i significati della vita, Boringhieri 2004;
  • C. Fest, Hitler, Rizzoli 1974;
  • M. Foucauld, Discorso e verità nella Grecia antica, introduzione di R. Bodei, Donzelli 2005;
  • Isocrate, Orazioni, a cura di Ghirga e Romussi, Rizzoli 1993;

·      M. D. Hauser, Menti morali. Le origini naturali del bene e del male, Il Saggiatore 2007;
·      Marcus E. Raichle, L’attività del cervello a riposo, 54-59 Le Scienze, 501- 5/2010;
·      Platone, Repubblica o sulla giustizia, a cura di Vitali, Feltrinelli 1995;
·      S. Rodotà, Etica e diritto, Web emsf.rai.it / grillo / trasmissioni;
G. Visentini, L’etica del diritto è la tolleranza, Luiss, Dipartimento di Scienze Giuridiche, CERADI, 12/2008

 

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Ultimo aggiornamento Domenica 17 Ottobre 2010 16:40