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Tecnologiche, sociali, relazionali e professionali

 

 

 

Sistemi in altre scienze naturali: neurologia, medicina ed ecologia

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Il più complesso sistema biologico: il cervello

Il termine “cervello” non si deve riferisce ad un semplice oggetto tangibile e visibile, l’organo cervello, ma ad un ente con organizzazione, proprietà e atti-vità specifiche: un sistema. La sua organizzazione è formata in parte in modo ereditario e in parte ad opera dell’apprendimento ed è caratteristica di ciascun individuo. Questo perché nei sistemi nervosi non c’è una chiara distinzione tra circuiti e programmi, tra sintassi e semantica. Nel cervello, in particolare, a differenza del computer, non c’è una distinzione così chiara tra lo “hardware”, ossia i circuiti elettronici logici, che dovrebbero essere fissi, e il “software”, ossia i programmi, variabili e inseriti dall’esterno.


Il concetto di programma cerebrale è un tentativo di mettere ordine nell’attività complessa e organizzata svolta dal cervello. I programmi sono correlati a gruppi preorganizzati di neuroni e di collegamenti tra neuroni e l’aspetto importante del concetto di programma sta nel fatto che esso indica come le azioni dei viventi siano dirette verso il perseguimento di scopi. Un programma è, infatti, una lista d’azioni da svolgere per raggiungere una meta.

Le evidenze fisiologiche e psicologiche indicano che le nostre percezioni sog-gettive del mondo sono legate ai programmi della vista, dell’udito e del tatto. Tuttavia, gran parte delle percezioni che riceviamo attraverso i sensi non si limita semplicemente a “colpirci” per caso, ma è scelta mediante un’attiva ri-cerca di significato e d’importanza.

Sin dall’inizio degli studi sul cervello, e più in particolare sulla corteccia ce-rebrale, ci sono stati continui tentativi di trovare aree implicate da funzioni particolari, di localizzare spazialmente determinate funzioni. Tale tendenza è sempre stata considerata riduttiva dagli “olisti”, che ritengono che il cervello si debba considerare come un’unica entità funzionale. La corteccia cerebrale è certamente suddivisa in parti distinte, con funzioni diverse tra loro, ma è al-trettanto certo che c’è una forte interazione tra le singole parti e il resto del cervello. Tutte le parti della corteccia e il resto del cervello formano un solo insieme interattivo, in cui i vari centri svolgono parti diverse nella globale at-tività di autoconservazione. Ecco perché il concetto di sistema è fondamentale in questo ambito.

Esistono diversi motivi per cui un’ipotesi naturalistica improntata a un mec-canicismo semplicistico non rende conto della complessità del cervello. Un punto importante riguarda le caratteristiche delle stesse strutture cerebrali che non sono “rigide” e predeterminate come le parti che compongono una mac-china qualsiasi. Al contrario, l’organizzazione cerebrale è plastica, cosicché i rapporti tra una particolare struttura e una particolare funzione variano nel tempo, in funzione delle necessità e delle richieste ambientali, compreso l’ambiente interno del nostro corpo.

Riconnettere il culturale e lo psichico al biologico o ridurre le prime “alla na-tura”. È questa l’alternativa tra una visione olistica ed una riduzionistica delle scienze umane. Lo è anche a livello delle strutture cerebrali che oggi rivelano, attraverso metodiche sofisticate di indagine, una loro realtà altamente connes-sa e non più localizzazioni funzionali rigide. Si evidenziano così connessioni tra strutture e funzioni dinamiche e possibilità di connessioni tra la mente e la corporeità, che depotenziano le dicotomie di cartesiana memoria, ma anche di molte recenti spiegazioni basate sull’analogia computazionale. Il corpo e la sua fisicità entrano nei meccanismi cognitivi e in quelli cognitivi-emozionali e così, circolarmente, lo stato mentale non è più una pura emergenza rispetto al fisico, ma attraverso una serie di mediatori, i cosiddetti neurotrasmettitori (come l’acetilcolina, la noradrenalina, la dopamina, l’adrenalina, la serotoni-na, sostanze chimiche sintetizzate e immagazzinate nei neuroni e liberate du-rante l’attività nervosa), ne modula radicalmente lo stato complessivo. In pra-tica, il sistema cervello è unitario, ma connesso al sistema corpo.


Oltre la biologia: la medicina

Anche nella medicina sono stati sempre presenti sia aspetti olistici sia ridu-zionistici. In particolare, come per il cervello, si è sempre posto il problema della localizzazione della malattia: fenomeno locale o stato globale.

Filosofia dell’attuale medicina

In tutto il Novecento, la scienza medica si è sviluppata in maniera impressio-nante, ma seguendo un solo modello ideale. L’idea di fondo della medicina attuale è duplice, ma convergente. Per prima cosa si separa la mente dal corpo e le malattie “psichiche” da quelle “fisiche”. Poi si ragiona sul corpo. Esso può essere visto o come “fabbrica chimica”, “macchina chimica”, o come co-stituito da entità biologiche, le cellule. Dal punto di vista chimico ne discende che la malattia è “un’alterazione del metabolismo”. Da quello biologico della cellula, vi è, invece, per ogni malattia la ricerca di un essere vivente patogeno (batterio, virus). A volte questi due punti di vista trovano convergenza nel fat-to che la cellula è l’unità organizzata e irriducibile delle funzioni fisiologiche, il vero centro dell’attività metabolica di tutto l’organismo e, quindi, la malat-tia nell’accezione cellulare può essere vista anche come un disturbo fisiologi-co. Ovviamente, tale fisiologia può essere analizzata anche dalla prospettiva chimica.

Sia nell’ottica chimica sia in quella biologica l’idea di malattia è riduzionista almeno per la separazione del corpo dall’intera persona. Vi è poi spesso l’idea che è una parte ad essere malata, spesso strettamente localizzata. È l’idea, del-la seconda metà dell’Ottocento, di Virchow  “idea anatomica” di malattia, «la ricerca della sede o delle sedi anatomiche della malattia e l’indicazione di concentrare l’attenzione diagnostica e clinica non sui processi generali, ma su specifiche lesioni anatomiche esattamente localizzate».

Oggigiorno al dogma centrale della medicina cosiddetta ufficiale (o ortodos-sa) si contrappone, almeno in parte, una medicina alternativa. In realtà molte, ma non tutte, le cosiddette medicine alternative (omeopatiche, erbe, ecc.) rien-trano perfettamente nel medesimo approccio della medicina ortodossa. Che cosa è un farmaco omeopatico non eccessivamente diluito o una tisana di erbe se non un insieme di sostanze chimiche? La parola fondamentale da tener pre-sente è quella di “insieme” perché se una medicina è un insieme di principi attivi essa è senz’altro nell’alveo tradizionale della medicina. Se, invece, si pensa che la tale erba non è un insieme di sostanze attive, ma un sistema, cioè esistono relazioni ben definite e particolari tra i principi attivi per cui l’azione dell’erba non è additiva rispetto ai principi attivi, allora cade il dogma ridu-zionista.

L’ecologia: una scienza sistemica per definizione

La biologia e l’ecologia rappresentano per i sistemi viventi due punti di vista con prospettiva diversa: il primo “verso l’interno (introspettivo)” e il secondo “verso l'esterno”, l’ambiente. Il biologo in/vestiga, l’ecologo, es/amina, es/plora. Nel primo, l’oggetto da studiare è al centro dell’interesse come un’unità organizzata opposta all’ambiente disorganizzato, “formato” di luce, di calore, di umidità, di sostanze nutrienti. Questo è anche il metodo dell’ecologia riduzionista dove gli organismi funzionano negli habitat “delle risorse”. Nell’ecologia non riduzionista l’oggetto è, invece, concettualizzato come parte funzionale di livelli d’organizzazione, come costituente attivo di più grandi unità che in parte guida e costringe con le relative attività. Il punto di vista ecologico dispone ogni “sistema” come sottosistema di un più grande “sistema” inclusivo in cui il rapporto è quello della parte all’intero, della cosa al più grande ente che l’incapsula. Anche la separazione degli organismi “vi-venti” dalla loro base di appoggio inorganica del loro ambiente, è una con-venzione dei riduzionisti che l’ecologia non riduzionista non accetta. Sia or-ganico che inorganico sono le parti funzionali degli ecosistemi, di cui quello più grande accessibile all’esperienza diretta è l’ecosfera globale.

L’idea di complessità in ecologia può anche essere considerata come una me-tamorfosi della storia naturale precedente ed è proseguita lungo tutto l’arco della breve storia di questa disciplina. Ci sono almeno tre distinte tradizioni nel pensiero ecologico. Nella prima il lavoro principale è descrivere e definire i fenomeni che sono considerati ecologici e, quindi, costruire con un lavoro di tassonomia “l’oggetto di studio”. La seconda si occupa della risposta ai grandi quesiti del campo ecologico e l’ultima del rapporto dell’ecologia con gli altri sistemi complessi utilizzando lo studio evolutivo degli esseri viventi (sistemi adattivi).


Tali argomenti sono stati sviluppati nelle parti generali del mio libro Complesso e Organizzato. Sistemi strutturati in fisica, chimica, biolo-gia ed oltre, (Franco Angeli, Milano, 2008). Si riporta qualche breve pezzo significativo.

Capitolo 10:  Sistemi in altre scienze naturali: neurologia, medicina ed ecologia.  Pagine 280-283.pdf    Pagina 285.pdf    Pagina 287.pdf
Pagina 289.pdf    Pagine 296-297.pdf      Pagine 302-304.pdf

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