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Tecnologiche, sociali, relazionali e professionali

 

 

 

Sistemi nelle scienze umane: psicologia, sociologia e politica

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Spesso le discipline scientifiche che fanno capo a quest’area hanno cercato di imitare la fisica alla ricerca di leggi universali da applicare al comportamento umano, alle sue istituzioni, al suo agire collettivo. I risultati di questo sforzo ormai centenario è, a nostro avviso, scarso se non nullo. Non sono state trova-te leggi universali, al massimo delle regolarità parziali. Noi crediamo che ciò ci dovrebbe fare riflettere su di una ricerca scientifica ed epistemologica tutta volta al concetto di legge di natura. La legge di natura è, infatti, un tipo di re-lazione, ma non è l’unica né quell’auspicabile in contesti dove l’individualità può essere rimossa solo parzialmente. Qualche altra volta tali discipline hanno utilizzato la biologia come loro punto di riferimento. In questo caso, o era im-plicito (e mai esplicitato) un approccio sistemico o dietro vi era l’idea riduzio-nista della stessa biologia.

 

Psicologia: il rapporto mente-corpo

In ambito psicologico ci concentreremo sul rapporto anima-corpo (o, in ter-mini moderni, sul rapporto mente-corpo) che riassume in sé un po’ tutta la problematica riduzionista e sistemica.

È esperienza abbastanza comune per ognuno di noi quella di identificare le emozioni provate in base a sensazioni fisiche; così ci capiterà di sentire il cuo-re in gola o lo stomaco chiuso quando aspettiamo con ansia e un po' di timore il verificarsi di un evento molto atteso. In realtà l’unità anima-corpo non è per niente scontata, almeno a livello filosofico.

Alla fine del Setecento, Cabanis assumeva un’importanza preminente per il sistema nervoso. Tuttavia, la supremazia del sistema nervoso, che veniva a sostituire nelle loro funzioni ciò che, di volta in volta, era stato chiamato ani-ma o mente o spirito dai precedenti filosofi, era soggetta anch’essa a tutte le leggi che regolavano ogni altra parte del corpo, essendo del corpo parte inte-grante. In altri termini con Cabanis si affacciava quella concezione dell’uomo che si affermerà  poi definitivamente nel secolo successivo e sarà quindi do-minante fino ai giorni nostri: il “morale” è funzione del sistema nervoso e in primo luogo del cervello, ed è principio regolatore del “fisico”; ma cervello e sistema nervoso, di cui il morale è  funzione, fanno a loro volta parte del fisi-co. Pertanto, a livello filosofico, l’unità dell’uomo era definitivamente affer-mata.

Il problema mente-corpo nell’epoca contemporanea, risente dell’approccio fisiologico. È ormai da tempo provato che il sistema nervoso, endocrino e immunitario comunicano tra loro e ciò significa, ancora una volta, che la men-te, le emozioni e il corpo non sono entità separate, ma interconnesse, anzi di più, che assumono realtà solo insieme. Per dirla con Morin : «l’unità della no-stra individualità si fa reale a partire dalle due realtà eterogenee del corpo e della mente, che prese isolatamente non hanno alcuna realtà».

Da tutte queste considerazioni appare evidente quanto è importante che la medicina sia disposta a guardare e a trattare il soggetto che soffre nell’interezza della psiche e del corpo, opponendosi a quella cultura scientifi-ca che è venuta perdendo il senso dell’unità soma-psiche e che spesso si oc-cupa più di curare l’organo o la patologia che il malato.

Analizzando il contemporaneo, i più recenti sviluppi delle neuroscienze sem-brano guidarci, in primo luogo, verso un superamento dell’alternativa tra i due modelli della mente come “elaboratore di informazione” e come “produttrice di significati”. Il modello esplicativo fondato sull’analogia mente-computer, infatti, si configura come uno schema dualistico, basato sul pregiudizio che la mente e il mondo siano due entità indipendenti e che l’input trasmesso dalla realtà esterna sia relativo a qualità inerenti ai corpi percepiti - qualità che non dipendono in alcun modo dalle attività cognitive degli osservatori. Oggi, al contrario, si è rilevato che la riduzione di uno stimolo complesso e informe a una serie di segnali nervosi è in realtà un’innovazione e una creazione.


Sociologia: fisica o biologia come scienza di riferimento?

Da un punto di vista storico, l’influenza delle scienze della natura sulle scien-ze sociali non è un fenomeno nuovo, nato con la rivoluzione scientifica, ma appare piuttosto vecchio quanto l’idea della scienza stessa. Dietro il problema del “punto di riferimento” per la sociologia, può essere vista un’ottica ridu-zionista o olistica se la disciplina scelta come riferimento è la fisica o la bio-logia, rispettivamente. In parte ciò è vero, ma non bisogna semplificare oltre misura perché, come vedremo, anche la scelta della biologia come scienza na-turale di riferimento a volte richiama un’ottica riduzionista.



Politica: le ideologie e l’idea di progresso

La scienza politica e la politica si servono molto del concetto di sistema, come da noi inteso. Sistemi sono le istituzioni politiche (come il governo, il parla-mento, ecc.) in quanto enti organizzati. Sistemi sono i partiti politici e siste-miche molte politiche; “fare sistema” è una tipica espressione in politichese. Qui, si è deciso di trattare, invece, una sola, se pur fondamentale, questione che apparentemente non è molto legata al concetto di sistema: la fine, a partire dalla seconda metà del XX secolo, delle ideologie politiche. La crisi (o mor-te?) delle ideologie politiche è legata alla possibilità per questa disciplina del-le scienze umane di elaborare una visione completa ed esaustiva della realtà, in grado di spiegare il passato, di comprendere il presente e di prevedere il fu-turo della società. Enigmatico è, da questo punto di vista, il concetto di “pro-gresso”, in quanto la fiducia nella sua ineludibilità ha, di fatto, portato alla na-scita delle principali ideologie ottocentesche.

Il XX secolo, che, di fatto, comincia con la Prima Guerra mondiale, sembra costituire una lunga e sistematica confutazione empirica di tutte le certezze e delle predizioni ottimistiche propagate dalla religione del Progresso. Dagli stermini di massa alle catastrofi ecologiche, dalle dittature sanguinarie alla ro-botizzazione dell’esistenza umana, senza dimenticare la minaccia della distru-zione di ogni vita sul pianeta da parte dei nuovi “apprendisti stregoni”, non mancano gli indizi che permettono, non solo di dubitare del Progresso, ma an-che, e in modo più significativo, di diagnosticare la sua morte o la sua diabo-licità.

Nei pensatori della fine del XX secolo, avanza la tesi di un’avversione contro la tecnica, così formulata da Ellul: «La Tecnica è il fattore di asservimento dell’uomo» o «Le promesse della tecnica moderna si sono trasformate in mi-nacce». L’irruzione trionfale della “tecnoscienza” – ossia di una scienza “di-ventata un mezzo della tecnica” – somiglia ad una proliferazione non control-lata o a un cieco accrescimento di sé più che a un cammino infallibile verso un mondo migliore. La critica ecologica degli effetti distruttori della tecno-scienza alleata al mercato ha rafforzato la convinzione che l’ideale baconia-no/cartesiano del sapere come potere ha condotto gli uomini in una via senza uscita.

La morte del progresso sembra la morte di un criminale finalmente ricono-sciuto come tale, vecchio di parecchi secoli. Dopo la visone angelica, la visio-ne satanica. Oscillazione fra due eccessi contrari, che potrebbe nascondere l’essenziale.

In pratica, la morte del dogma del progresso, ha portato alla morte delle ideo-logie che su di esso si basavano. Resta soltanto la possibilità di progettare in ambiti specifici delle soluzioni parziali che, in un’ottica sistemica, devono comunque connettersi alle altre per dare un progetto che faccia da sfondo all’agire politico quotidiano. Il progetto politico, in qualunque scala spaziale e temporale, come il massimo di organicità sistemica ottenibile. Esso è olistico e da contrapporre al concetto di “programma”, inteso come “lista delle cose da fare”, di approccio tipicamente riduzionista. Inoltre, non bisogna mai di-menticare che, qualche volta, per fortuna non sempre, che le azioni politiche, aleatorie per natura, entrano rapidamente in un gioco di inter-retroazioni “eco-logiche” che le dirige verso una direzione imprevista, che smorza lo sforzo più grandioso e lo riduce a un accidente trascurabile, che trasforma una picco-la pallina di neve in una valanga, che innesca un contro-processo in grado di rovesciare la direzione della storia.

Tali argomenti sono stati sviluppati nelle parti generali del mio libro Complesso e Organizzato. Sistemi strutturati in fisica, chimica, biolo-gia ed oltre, (Franco Angeli, Milano, 2008). Si riporta qualche breve pezzo significativo.

Capitolo 11:  Oltre le scienze naturali: psicologia, sociologia e poli-tica.  Pagine 308-309.pdf    Pagine 312-313.pdf    Pagine 318-320.pdf
Pagina 325.pdf    Pagine 331-333.pdf

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