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Tecnologiche, sociali, relazionali e professionali

 

 

 

Storia di un pensiero che da lineare ritornò ad essere radiale

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L'articolo è stato pubblicato sulla rivista "Persone&Conoscenze" n.33 e 34, 2007

Ad un certo punto della vita
può il pensiero ritrovare il suo corso naturale e da lineare ritornare ad essere radiale?

penso che sia possibile
a me è accaduto
e questa è la mia storia

In movimento

Laureata in giurisprudenza, 
specializzata in diritto amministrativo
il mio ingresso nel modo del lavoro
avviene nel 1997 nella pubblica amministrazione

tra i tanti concorsi a cui partecipo
il primo che supero è nell’amministrazione penitenziaria
come vice direttore della casa circondariale di taranto
incomincio a lavorare ma dopo poco capisco che quella non è la mia strada
come dire… non avevo il fisic du rôle

decido così di riprendere a studiare continuando a lavorare
supero gli esami da avvocato e mi perfeziono in comunicazione e pubbliche relazioni
nel 2000 pubblico con la casa editrice simone di napoli
“ guida pratica all’autocertificazione e semplificazione amministrativa”
una guida visuale di 40 tabelle, nata dalla mia esperienza lavorativa
e dalla necessità pratica di sintetizzare
una normativa frammentata e in continuo divenire
il libro ha un discreto successo ed è molto apprezzato dagli addetti ai lavori
per il suo taglio pratico ed essenziale

mi appassiono sempre più alla comunicazione del diritto
e così partecipo come docente di diritto amministrativo
a progetti europei per gli enti locali che utilizzano anche la formazione a distanza

il tempo passa
le esperienze lavorative e i titoli di studio
mi consentono di trasferirmi da taranto a roma dove
a volte per scelta, a volte per necessità
cambio diverse amministrazioni
un anno presso l’autorità per la vigilanza dei lavori pubblici
un anno presso il gabinetto del ministro per i beni e le attività culturali
e nel frattempo 4 traslochi di casa…

insomma dal 1997 al 2003
cambio città, amministrazioni, uffici, capi, colleghi
ogni volta qualcosa di nuovo da imparare velocemente
organizzazioni da conoscere, persone con cui comunicare
e tante, tante scrivanie e p.c. da riempire per poi svuotare

durante questo girovagare tra i meandri del diritto
mi interesso sempre di più alla comunicazione giuridica
e mi convinco che una comunicazione etica
sia la vera strada da percorrere anche se difficile e in salita

così vado avanti
cerco di assecondare e far crescere questa mia passione
e nel 2003 incomincio a lavorare in inpdap
dove ho la possibilità di occuparmi a tempo pieno di comunicazione

 

MI FERMO

Arrivata davanti all’ennesima nuova scrivania
mi fermo e mi rendo conto che le mie pile sono scariche
negli ultimi anni avevo girato vorticosamente
e tutte le informazioni che avevo incamerato
si erano disperse nei mille angoli del mio cervello
mi sentivo senza radici
ero stanca

per fortuna ritrovo presto l’entusiasmo
quando mi viene proposto di far parte di in un gruppo di lavoro
a cui è affidato il compito di realizzare ex novo
una procedura per la gestione dei reclami degli utenti
l’obiettivo è ambizioso avvicinare l’istituto ai cittadini
attraverso un rapporto di fiducia fondato sull’ascolto

per la prima volta lavoro con un gruppo di persone sparse per l’italia
i nostri contatti sono telefonici e per e-mail
ci incontriamo solo una volta al mese
subito si crea un buon clima
partiamo da zero e cominciamo a lavorare assiduamente
progettando in parallelo la procedura amministrativa e quella informatica

con l’andare del tempo mi ritrovo a lavorare con modalità diverse dal passato
gestisco quotidianamente moltissime e-mail, bozze di elaborati
cerco di creare un filo rosso tra le tante osservazioni, riflessioni, rettifiche, proposte
contribuisco a mantenere il gruppo unito e compatto
nonostante le discussioni accese e i diversi caratteri…

insomma, dopo 4 mesi sono un pò in affanno
mi rendo conto che perdo molto tempo
a ritrovare i file, rifare 1000 volte la tempistica
la scaletta dei manuali, le fasi della procedura

tutti i metodi che fino ad allora avevo imparato
incomiciano a non funzionare più
i miei pensieri sfrecciano dritti come un treno in piena velocità
per raggiungere il più presto possibile la stazione di arrivo
ogni tanto c’è qualche fermata tecnica

durante la quale salgono in ordine sparso nuovi passeggeri_informazioni

ma mi accorgo di non riuscire a guardare il paesaggio dal mio finestrino

 

SCOPRO

Così un pomeriggio mi fermo
decido di mettere in ordine i fogli sulla scrivania, le cartelle nel p.c.
e archiviando le tante e-mail
ritrovo quella di un collega che mi segnalava
il sito di scrittura professionale di luisa carrada www.mestierediscrivere.com
faccio clic e incomincio a curiosare
scopro una miniera ricca di pietre preziose
e tra queste “mappe mentali e scrittura” di umberto santucci

mi è bastato leggere l’indice per capire che
avevo trovato quello che stavo cercando
nuove soluzioni, strumenti, metodologie,
insomma “cose pratiche” che potevano aiutarmi
a rallentare il treno dei miei pensieri con la sua andatura lineare
e dargli un diverso movimento.

Le mappe mentali  

La tecnica delle mappe mentali, sviluppata da Tony Buzan attorno al 1960, si basa sulla prerogativa fondamentale della mente umana di associare idee e pensieri in maniera non lineare. In particolare, permette di sfruttare al meglio le potenzialità latenti dell’emisfero destro del nostro cervello, cioè quello che elabora le informazioni in modo globale, creativo, intuitivo, emotivo  e  figurato, e farlo lavorare in sinergia con l’emisfero  sinistro che invece è logico, razionale.
Una mappa mentale è una rappresentazione grafica del pensiero: l'idea principale viene riportata al centro dello schema, mentre idee collegate ed altri dettagli vengono  legati secondo una  geometria radiante.
Si  inizia  dal  centro e si procede verso l'esterno in tutte le direzioni, inserendo nuovi concetti, creando legami con quelli in precedenza già inseriti ed arricchendo la rappresentazione con colori ed immagini chiave. Grazie  alla  grande  quantità  di  associazioni  possibili, la realizzazione di una mappa è un processo molto creativo, che fornisce l'opportunità di generare nuove idee, non pensate prima. ogni parola in una mappa è in effetti il possibile centro di un'altra mappa
Una presentazione  lineare, come può  essere una lista  o un  elenco puntato, data la sua struttura statica che prevede un’inizio ed una fine, neutralizza la creatività, impedendo così al cervello di fare associazioni, e quindi di memorizzare in modo efficace. Una mappa mentale, invece, con la sua struttura dinamica che prevede un centro ma non una fine, supporta in modo completo il processo di generazione delle idee, in quanto fornisce una efficace  visione  d'insieme che aiuta il cervello ad elaborare pensieri ed idee.

 


con l’andare del tempo scoprivo che le mappe mi permettevano
di affrontare le cose da un altro punto di vista perché,
come ha detto albert einsten,
“non puoi risolvere un problema
 con lo stesso tipo di pensiero
 che hai usato per crearlo”

mi rendevo conto che il mio pensiero lineare
che andava dritto e veloce come un treno
non mi permetteva di “stare dietro”
ai cambiamenti repentini nella mia vita personale e professionale
e al caos della mia scrivania
non mi consentiva di vedere il “paesaggio” intorno a me

c’era qualcosa che mi sfuggiva
volevo capire di più

LEGGO

Ancora una volta mi venne in aiuto la “grande rete”
e in particolare “pensieri semplici sulla complessità
la teoria del caos in cinque disegnini:
tentativo impertinente di semplificare la complessità”

di giancarlo livraghi

quello che mi colpì nella lettura
era la proposta di stimoli (anche visivi) per un ragionamento

non farò qui la sintesi dell’articolo, che vi invito a leggere
ma voglio proporvi la sequenza dei disegni di livraghi

livraghi_caos_1

 

spesso nella vita (personale_professionale)
vogliamo raggiungere un obiettivo, realizzare qualcosa
vogliamo andare da a a b

livraghi_caos_2

 

ma nel modo reale le rette non esistono
fra a e b ci sono necessariamente ostacoli, interferenze, percorsi indiretti 

livraghi_caos_3

ci ritroviamo così a compiere deviazioni

livraghi_caos_4

se vivessimo in un mondo stabile, o con evoluzioni prevedibili e controllabili

la soluzione (almeno in teoria) sarebbe semplice
forzare il nostro percorso e cercare di andare ostinatamente verso b

invece, come scrive livraghi
“…se osserviamo lo schema della dispersione in direzioni diverse (nella terza immagine) vediamo che (per esempio) due deviazioni spontanee (c e d) convergono verso una direzione imprevista (n). Ci conviene cercare di capire perché. Potremmo scoprire che la situazione è questa:

livraghi_caos_5
…cioè l’evoluzione “turbolenta” del sistema ci ha fatto scoprire un nuovo obiettivo n, sul quale dobbiamo far convergere le nostre energie; ma senza tagliare i rami che vanno esplorando altre, e impreviste, possibilità.
Notiamo che alcuni di questi “rami esplorativi” hanno direzioni simili al “vecchio” obiettivo b, altri non divergono molto dal “nuovo” obiettivo n, altri ancora si dirigono in territori meno conosciuti; e che l’intero sistema ha una struttura forse poco “logica”, ma più semplice delle situazioni in cui ci si invischia se si tenta di seguire un modello “lineare”.
Infatti la cosiddetta “complessità” non è intrinsecamente più complessa dei sistemi apparentemente “ordinati” – e tende a sintesi più semplici. La difficoltà sta nel fatto che non siamo preparati a capirla.
Tutto questo somiglia molto più alla crescita di una pianta che al funzionamento di una macchina o alla fabbricazione di un oggetto. Infatti, sembra quasi inevitabile che le analisi dei sistemi complessi portino ad analogie biologiche. Sarebbe complicato approfondire le considerazioni, più o meno elaborate, che per molti percorsi diversi convergono su questa (abbastanza ovvia) conclusione. Ma credo che la semplice comprensione intuitiva di questo fatto possa aiutarci a capire come muoverci in un mondo dominato dalla turbolenza e dalla complessità, in cui è spesso vincente il pensiero “non lineare
”.

SPERIMENTO

quel pomeriggio, davanti a quei 5 disegnini, mi sono detta:
ma se il pensiero vincente non è quello lineare
allora userò quello radiale
e utlizzerò la tecnica delle mappe mentali per rappresentarlo !

così ho cominciato ad organizzare con le mappe il lavoro sparso sulla scrivania
e ho proposto ai colleghi di continuare a creare
la procedura per la gestione dei reclami degli utenti
con le mappe mentali in formato digitale utilizzando il software mindanager

ricordo l’entusiasmo dei miei colleghi
che con grande slancio hanno intrapreso con me questa avventura
convinti che per innovare è necessario
sperimentare, percorrere strade nuove
ed essere sempre pronti a meravigliarsi !

questa è la mappa iniziale
con la quale abbiamo presentato
il risultato del nostro lavoro
ogni ramo è collegato ad un’altra mappa più specifica
che illustra i particolari delle procedure, del piano di comunicazione
 

 

ma la mappa alla quale tengo di più
è quella descrive l’attività del gruppo
perchè permette di vedere in un solo colpo d’occhio
i passaggi_paesaggi di in un anno di lavoro
che, sono sicura, non dimenticherò mai
 

 durante queste prime sperimentazioni
ho conosciuto alberto scocco
responsabile formazione e metodologie di Scatole Pensanti
con lui ho avuto modo di confrontarmi
e condividere il mio nuovo modo di vedere le cose
anche attraverso il portale www.mappementali.com  e www.formazione-mappe.it

ma per apprezzare la semplicità e la facilità di utilizzo di questa tecnica
non ho dovuto studiare volumi di 1000 pagine
mi è bastato giocare con i miei nipoti: carlo di 5 anni e paolo di 3 anni

a loro è bastato guardarmi mentre disegnavo le mappe, per subito esclamare: zia, anche noi  
i loro occhi mi hanno fatto ricordare l’emozione che puoi provare se ti regalano un pennarello giallo
per dare colore alle tue idee
 
attraverso loro ho visto la leggerezza e l’armonia di una mente che, ancora libera da condizionamenti e regole, può pensare e scrivere in modo radiale
per organizzare il primo viaggio in… australia!
 

 

utilizzando le mappe semplificavo il lavoro e mi divertivo con i nipoti

ma la massima utilità l’ho scoperta nel 2006
mentre frequentavo un master in comunicazione pubblica e istituzionale
come ben si sa è faticoso mantenere alta la concentrazione
durante tante ore di lezione
spesso si passa velocemente da un argomento all’altro
ed è difficile prendere appunti in modo “ordinato”

grazie alla tecnica delle mappe mentali
ho trovato il giusto equilibrio e armonia dentro e fuori di me:
nel prendere appunti con matita e gomma
la mappa mi permette di esercitare ‘l’arte del sottrarre’
eliminare ciò che è superfluo
e sintetizzare gli argomenti attraverso parole chiave e immagini

APPROFONDISCOIntanto il tempo passava

ed io continuavo a leggere
con entusiasmo i libri di tony buzan

ciò che più mi attraeva
erano le storie delle persone che grazie alle mappe
erano riuscite a risolvere problemi
e realizzare sogni impossibili

in particolare una storia mi colpì
nel 1982 edward era uno studente medio, anzi mediocre
i risultati scolastici non gli avrebbero consentito
di realizzare un suo sogno: andare all’università di cambridge

un giorno suo padre gli regalò “usiamo la testa” di tony buzan
ed edward ebbe la possibilità di conoscere meglio se stesso,
come è fatto e come funziona il cervello,
un nuovo metodo di apprendimento attraverso l’utilizzo delle mappe mentali

così edward tornò a scuola rinvigorito e motivato
e anche se gli insegnanti gli ripetevano
“non fare lo sciocco, non ce la puoi fare
l’esame di ammissione a cambridge è troppo difficile per te!”
edward rispondeva:
“non sono d’accordo con la sua lettura della situazione!

edward andò avanti per la sua strada e
mappa, dopo mappa, dopo mappa
superò gli esami di ammissione a cambridge
e da lì incominciò una vita di successi e di grandi soddisfazioni
così commentati:
“ la principale differenza tra me e gli altri
era che io sapevo come pensare, come usare la testa
ero uno studente di serie b
prima di scoprire come diventare di serie a
ce l’ho fatta, chiunque può farcela”

ricordo ancora oggi
il giorno in cui lessi quelle parole
nessuno mi aveva insegnato
come funziona il cervello
come si muove l’occhio durante la lettura
che cosa è la concentrazione, la creatività…

le mappe mentali mi spingevano a conoscere meglio me stessa e la mia natura

 

GUARDO

Così sono risalita sul mio treno ‘speciale’ con andatura radiale
e per scoprire il mio cervello
ho percorso strade molto diverse tra loro
quelle scientifiche_razionali, quelle aritische_creative

i due emisferi del cervello li ho visti così

cervello_versione scintifica versione_scientifica
  versione_artistica

 

i neuroni mi hanno fatto sorridere
e a ben guardarli mi sono accorta che le mappe hanno proprio la stessa forma
un nucleo centrale e tante diramazioni secondo una logica radiale

  neuroni... seri 
   neuroni… semiseri


per conoscere la ricchezza che vive dentro me ho letto
un’importante rivista inglese che mi ha aggiornato sulle ultime ricerche sul cervello
ma anche una favola per bambini che mi ha fatto conoscere l’altra parte di me

   se ti senti grande

 

   se ti senti piccolo

poi un giorno in libreria mi sono fatta rapire da emily the strange e dal suo mondo

emily  nasce su uno skate-board,
disegnata da un ragazzo americano in un garage di santa cruz
una piccola dark lady, adagiata su fondo rosso,
misteriosa, remota, solitaria, circondata da gatti
che si conosce molto bene…

CONTINUO A VIAGGIARE...

Durante questo viaggio lungo tre anni
ho scoperto che i miei pensieri
non devono per forza correre dritti come un treno
ma possono ritornare a seguire il loro corso naturale
seguendo una struttura radiale come quella dei neuroni del cervello

ora guardo le cose che accadono intorno a me
da punti di vista diversi
non solo da quello logico, razionale
ma anche da quello emotivo e creativo

posso pensare e scrivere in modo diverso, efficace e divertente:
girare il foglio da verticale in orizzontale
passare dalla scrittura lineare a quella radiale
usare tutti i colori che voglio
liberare la mia creatività

dal 2004 utilizzo quotidianamente le mappe per organizzare il mio lavoro
progettare nuovi processi insieme a colleghi, sintetizzare libri,
prendere appunti durante riunioni, conferenze e brainstorming

grazie alla tecnica delle mappe mentali ho incominciato a
rallentare il treno dei miei pensieri
guardare dal finestrino il mio paesaggio
e scoprirmi così:

 


(p.s. A pensarci bene potrei allegare questa mappa al mio curriculum professionale, per presentarmi al prossimo colloquio di lavoro. Potrebbe funzionare !)

roberta buzzacchino

 

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