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La terra in rosso

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Purtroppo siamo tutti “altre faccende affaccendati”. E ci sfuggono i temi di fondo che riguardano la nostra sopravvivenza fisica. Forse perché sono troppo duri da affrontarsi.

Ma è evidente che non possiamo continuare così. Tutti noi che affermiamo di essere interessati al bene comune (basterebbe essere razionalmente ancorati al proprio bene) dobbiamo iniziare ad avviare una nuova Governance dello sviluppo. Ma andiamo con ordine

Oggi, 22 settembre dell’anno 2008, è quello che si definisce l’ “Earth Overshot Day”. Cioè il giorno, almeno secondo il Global Footprint Network, in cui abbiamo consumato le risorse che si rinnovano (cibo, acqua etc.) in un anno. Da ora e fino alla fine dell’anno, consumiamo risorse che non si rinnovano. Come una famiglia che al 22 di settembre ha consumato i guadagni di un anno e nei rimanenti giorni si mangia il patrimonio.

La situazione si è andata aggravando negli anni.

Fino al 1986 consumavamo meno risorse di quelle che la terra produceva. Detto diversamente l “Earth Overshot Day” è “apparso” nel 1986, collocandosi al 31 dicembre. Da allora si è spostato sempre di più fino a collocarsi oggi al 22 settembre appunto. 

Ecco questa notizia potrebbe essere letta diversamente e forse più significativamente sul piano individuale nel modo seguente.

Consideriamo il nostro attuale stile di vita, in Italia, con le sue esigenze di prodotti e servizi. Bene se tutto il mondo volesse vivere con il nostro stile di vita sarebbero necessarie le risorse di 2,2 terre. Se, invece, tutto il mondo volesse vivere come vive il cittadino statunitense, allora servirebbero 5,4 terre.

La conclusione non può che essere una sola: l’attuale nostro stile di vita si sta dimostrando insostenibile. Credo che la carenza di risorse sia solo il segnale più estremo. Ma se ci guardiamo dentro tutti noi vediamo che questo stile complessivo di vita, oltre a non essere sostenibile, non ci piace più.  Allora dobbiamo tornare tutti a una bucolica vita minimalista? Non sto certo sostenendo questo. Sto sostenendo che occorre cambiarlo radicalmente, ma non per tornare indietro, ma per camminare nuovi sentieri di sviluppo.

Ecco la sfida della Governance dello sviluppo. Oggi dobbiamo riprogettare non solo il sistema finanziario, ma tutto un sistema economico, infrastrutturale, sociale, politico, istituizionale e culturale. Cioè dobbiamo abbandonare il tipo di natura artificiale che ci ha regalato al società industriale e costruire una nuova società umana che co-evolva insieme alla Natura.

Per attivare questa riprogettazione complessiva occorre abbandonare la visione del mondo tipica della società industriale e adottarne un’altra. Poi occorre abbandonare la visione verticistica elitaria del fare politica e coinvolgere tutti in questo sforzo progettuale. Certo occorre fornire a tutti, non solo ai giovani, ma anche agli anziani, tutte le conoscenze necessarie a diventare protagonisti progettuali … I puntini stanno ad indicare che quelli che ho proposto sono solo alcuni primi passi per costruire una nuova Governance dello sviluppo. Ma esistono proposte più articolate che posso “raccontare” a chi fosse interessato … 

La folla applaudente fuori da palazzo Venezia dal cui balcone un pazzo dichiarava con orgoglio che avrebbe coinvolto il suo popolo nella più grande carneficina della storia. Andiamo tutti in mezzo a  folle di questo tipo che ancora si radunano e diciamo a tutti: amico non cerchiamo il tuo consenso a qualche nostro disegno o progetto. Cerchiamo la tua speranza e la tua inventiva. La tua passione e la tua storia. Dobbiamo attivare una nuova e grande progettualità di popolo per costruire una nuova società oggi, che ancora possiamo farlo  senza tragedie. Perché anche la seconda guerra mondiale ce la potevano, incoscientemente, permettere. Di rimanere senza acqua cibo e tutto il resto no!

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