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Inseguiamo soluzioni impossibili PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Zanotti   
Martedì 12 Febbraio 2008 15:06

Oggi il rapporto tra economisti e politici è costituito dal “cazziatone”. Gli economisti sostengono che esistono le ricette (ricette perché sono molto semplici) per superare l’attuale situazione di crisi/stallo, ma che l’ottusità (o la malafede) dei politici impediscono che questa ricette vengano messe in pratica. Credo sia ora di dire che non è così. Un momento: non sto difendendo la classe politica attuale, anche se le mie “accuse” nei suoi confronti sono diverse dalle solite.

Sto dicendo che le soluzioni degli economisti sono “impossibili”. Sì così, semplicemente. Stamattina sul Corriere si riportano le ricette di un celebre economista. Eccole: produttività, competitività, flessibilità, minori spese pubbliche (per liberare risorse), abbassare la pressione fiscale.

Accidenti, ma sono le ricette che propongono tutti! Ecco appunto, purtroppo. Perché sono impossibili? Posso solo argomentare a sommi capi, ma disposto ad ogni approfondimento.

Produttività: ma se una impresa produce prodotti che non interessano più a nessuno, che senso ha che faccia lavorare tutti alla disperata imprenditore compreso) per riuscire a farli pagare solo un po’ meno?

Competitività: vale, in termini più generali, un discorso analogo a quello della produttività. Se produco prodotti che oramai producono tutti (e che interessano certamente sempre meno) possa anche provare a farli meglio ed a farli costare meno, ma sarà difficile che riuscirò a farlo molto meglio dei miei concorrenti migliori. E’ probabile che ci incartiamo tutti in una disperata competizione di prezzo.

Minori spese pubbliche. Affronto questa “sfida” in un accezione particolare, per questioni di brevità. Minori spese pubbliche significano riduzione dei dipendenti pubblici e contenimento dei loro stipendi. Ma questo non è che abbasserà il livello dei consumi e genererà una disoccupazione che altri settori oggi non sembrano in grado di assorbire. Anzi, si sta diffondendo la “ideologia” che il modo migliore per competere è eliminare la persone dai processi produttivi e di servizio.

Abbassare la pressione fiscale. Ma non è meglio pensare a far sì che sia le imprese che le persone guadagnino di più, molto di più in modo che la pressione fiscale non sia devastante e possa anche davvero essere ridotta?

Ma poi, vi sono ragioni ancora più “definitive” per giudicare “impossibili” queste soluzioni.

Un abito di Valentino (et similia) si è conquistato fama mondiale perché l’impresa di Valentino è più produttiva della omologa impresa cinese? O per il “contenuto” d’arte che contiene?

Il nostro miracolo economico è stato generato dal fatto che le  nostre imprese erano più competitive? O dalla voglia di riscattare i drammi di una tragedia?

Microsoft è diventata tale perché produceva software in modo più efficiente (era più produttiva) dei concorrenti? O perchè ha immaginato per prima un sistema di pacchetti software per un utilizzo personale del PC.

La Gioconda è stata contesa nei secoli perché Leonardo ha usato meno colore dei suoi concorrenti? O perché ha immaginato un sorriso che non si è ancora esaurito.

Io credo che il vero problema è che abbiamo perso la voglia di creare una nuova società. Se riprendessimo questa voglia che è stata dell’uomo nei periodi più felici della sua storia (Rinascimento in testa) non penseremo certo a produttività e competitività.

Ma come si scatena la voglia di una nuova società che genera una nuova imprenditorialità economica, sociale, politica, istituzionale e culturale?

Per rispondere a questa domanda chiediamoci da cosa sono stati generati i grandi periodi di progresso nella storia dell’uomo. Da cosa è nato il Rinascimento? Da cosa è nato il Secolo dei lumi? Sono nati da nuove visioni del mondo che hanno sostituito quelle dominanti.

Vogliamo riavviare un grande periodo di progresso? Allora sostituiamo la visione del mondo che sta alla base della nostra società. Sostituiamo la visione scientista della fisica classica con la nuova visione del mondo sintetizzata nella parola “complessità”.

Ah il Nostro non ha aggiunto “innovazione tecnologica” alle sue ricette. Molti la aggiungono. E, così, si dimenticano che molta innovazione tecnologica nasce e nascerà proprio a causa di un cambiamento nella visione del mondo che sta consolidandosi proprio nell’ambito della scienza.

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