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Capitalismo 3.0: il corniciaio e la Gioconda

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A volte lo dico anche a me stesso: ma accidenti non ti va bene niente! E devo riconoscere che è vero. E’ vero, ma è male? E’ male non accettare bufale? E’ male guardare con occhio disincantato alle più accreditate strategie economiche e politiche e se non portano a nulla reclamare? E’ male annoiarsi di fronte a banalità spacciate come opere d’arte e dirlo? E’ male cercare di proporre qualcosa di nuovo con fatica e lavoro per il disgusto di vedere un sistema economico che fa fatica a mantenersi in piedi e che sembra riuscire a farlo solo buttando fuori le persone dalle imprese per mancanza di fantasia imprenditoriale?

Non credo sia male soprattutto se tutte le volte che si critica qualcosa, poi, si aggiunge una proposta alternativa che si considera molto meglio!

Ed arriviamo al libro di Peter Barnes che è stato presentato a Milano il 6 novembre. Confesso che non ho letto il libro, non ho partecipato alla presentazione, ma ho letto l’articolo di Peter Barnes su Nova di oggi (15 novembre 2007). Leggerò naturalmente il libro  quanto prima.

Il mio commento? Racchiuso in una storiella che riguarda Leonardo.

Certamente nessuno dirà di lui quello che disse Don Abbondio di Carneade: chi era costui. Tutti lo conoscono. E sarebbe meglio conoscerlo di più ad esempio leggendo l’ultimo libro di Fritjof Capra proprio su Leonardo.

Allora immaginate un corniciaio che zampetta intorno a Leonardo quando ha finito di dipingere la Gioconda e gli suggerisce la cornice adatta per valorizzare il suo capolavoro, dopo essere rimasto attonito a contemplare un sorriso che ha stupito i secoli … Dai, consiglio caldo, andare davvero a leggere il libro su Leonardo invece delle banalità dell’anglosassone di turno i cui antenati certo non dipingevano Gioconde quando lo faceva il Nostro.

Ecco a me sembra che libro, il pensiero di Barnes sia certamente una bella cornice, con il sapore “à la page” di un buonismo ecologico da ricco, gentile, ma imbelle.

Ma manca la Gioconda! E’ un libro che parla di un governo migliore (e molto ingenuo) di una società umana. Ma parte dall’ipotesi che la società in cui vivremo sia esattamente uguale a quella attuale, salvo qualche piccolo aggiustamento, ecologico buonista appunto.

Noi dobbiamo affrettarci a progettare una nuova società. Cosa significa? Provo solo a indicare cosa dovremmo progettare.

Un nuovo sistema di prodotti di consumo che rappresentano altri stili di vita perché quelli attuali non sono più interessanti e, poi, non sono sostenibili. Un nuovo sistema industriale, quindi, che sia più naturale e meno artificiale. Un nuovo sistema di infrastrutture che immagini modalità di trasporto locale e a lunga distanza radicalmente diversi. Un nuovo sistema finanziario che ad esempio rifletta sulla famosa idea di Keynes di dotare FMI e Banca Mondiale di risorse infinite. Una nuova cultura dell’umano che ascolti le scoperte che vengono piano piano prodotte da tutti coloro che riflettono sulla metafora della complessità. Un nuovo sistema di Welfare, un nuovo sistema educativo e via dicendo.

I “noi” che si devono impegnare, e anche in fretta a progettare una nuova società, siamo proprio noi. Noi “italians”, i figli di Leonardo. Che devono riscoprire il gusto e la disponibilità di diventare pittori, architetti, scienziati, cioè progettattori, della società futura. Poi chiameremo i Barnes di turno a fare i corniciai.

 

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