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La camera dei lord: ovvero l’autoreferenzialità questa sconosciuta

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Oggi, 8 novembre 2007, il Sole-24ore ha pubblicato a pag. 15 un articolo che descrive uno studio di tre ricercatori che hanno esaminato la composizione dei Consigli di Amministrazione delle società quotate tra il 1998 e il 2006. I risultati sono lì da leggere sul giornale, ma la sintesi è semplice: vi sono 75 inamovibili che fanno parte di più consigli di amministrazione e che collegano il 76% delle società quotate.

Questo intreccio diventa più fitto se si considerano le società dello S&P-MIB40.

Fino a qui la notizia. E i commenti? Il titolo parla della parola di “modissima” (casta), il riferimento costante è al potere, la percezione è l’esclusione di noi tutti da questo potere.

Il mio commento? Il primo e’ che sembra proprio che questi commenti siano ispirati alla rabbia di non fare parte della Camera dei Lords. Sono stato troppo maligno? Difendo la casta?

No! Sostengo che servirebbero non atti di accusa “pelosi”, ma proposte concrete.

Credo anch’io che il fatto che nei posti chiave del sistema economico ci sia un gruppo inamovibile sia dannoso. Ma non per la concentrazione del potere, ma per la scarsa possibilità di innovazione.

Mi spiego. Da anni è entrata nel gergo comune una parola: autoreferenzialità. Essa significa, insieme, il guardarsi dentro e il sentirsi al centro dell’universo di un uomo o di un gruppo di uomini. L’autorefenzialità, allora, come fenomeno negativo di chiusura verso gli altri e, quindi, di incapacità di ascolto della diversità.

Quello che non è passato nella coscienza comune, però, è che questa chiusura autoreferenziale dei sistemi umani (dalle persone, ai consigli di amministrazione) non è una scelta libera. E’ una inevitabilità strutturale, una legge dei sistemi complessi: se un gruppo di uomini rimane troppo isolato costruendo relazioni al suo interno diventerà incapace di guardare fuori.

Allora la cosa che preoccupa di più del fatto che esista la camera del Lords è che questo tipo di struttura rende quasi impossibile l’innovazione.

Lo ripeto per esteso: signori andate a leggiucchiare qualcosa sui sistemi complessi (anche se guardate da fronti opposti come le teorie di piccolo mondo o la teoria dei sistemi autopoietici) scoprirete che ogni camera dei Lords blocca la capacità di innovazione dei territori che governa. Meglio: rende possibili sono piccole innovazione interstiziali.

Se così, allora come sbloccare questa situazione? Non certo rispondendo ad autoreferenzialità con autoreferenzialità!

Io credo che tutti coloro che fanno parte della Camera dei Lords siano persone degne ed anche competenti. Probabilmente, davvero, le più degne e competenti. Ed anche animate da spirito etico. Ma questa chiusura autoreferenziale si manifesta malgrado siano i migliori.

Se accusiamo la casta di volere questa chiusura, manifestiamo una chiusura uguale e contraria nei loro confronti.

Voglio osare ancora di più: se li sostituissimo tutti peggioreremmo la situazione. Metteremmo probabilmente persone meno in gamba che prenderebbe la nomina come la rivincita da sempre attesa nei confronti degli “usurpatori” e della loro protervia. Considererebbero la nomina come punto di arrivo e aggraverebbe il processo di chiusura autoreferenziali.

Allora cosa fare?

Proposta banale: proviamo ad informare queste 75 persone di queste leggi sul funzionamento dei sistemi complessi. Basterebbe questa conoscenza a sbloccare il meccanismo perverso dell’autoreferenzialità. Comincerebbero loro a cercare nuove relazioni ed il gioco sarebbe fatto. Non lo farebbero tutti? Non è importante: basterebbe che lo facesse il 10 % e attiveremmo una ventata di innovazione nel sistema economico italiano che nessuna riforma strutturale può neanche immaginarsi.

Detto diversamente, invece di pensare che sono demoni del male, pensiamo che siano uomini che sono, come tutti noi, alla ricerca della verità. E diamo loro alcuni frammenti di nuove verità, invece di attaccarli dopo aver cercato disperatamente di ingraziarceli con suppliche.

 

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