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Pedagogia e controllo nella complessità PDF Stampa E-mail
Scritto da Sergio Sabetta   
Lunedì 28 Settembre 2009 20:18
Ogni essere umano è un mosaico di capacità mentali diverse e possiede molti strumenti per conoscere e riflettere sul mondo, si che ogni essere ha una propria visione della realtà e può escogitare nuovi modi di pensare. Come è stato osservato ogni cambiamento di paradigma richiede circa 25 anni dovendo prima scomparire i sostenitori del precedente paradigma ( Kuhn ), tutto quello che apprenderemo in futuro avrà necessariamente ad oggetto il problema della complessità e le sue opportunità, in una tensione tra semplificazione e constatazione di una apparente semplicità, in realtà calata in contesti più ampi.

In un rapporto educativo ben strutturato occorre rendere visibili i contesti trasformandoli in oggetto del discorso, cercando i contrasti anziché gli assoluti con una qualità di pensiero.

Tuttavia dobbiamo sempre considerare che noi diventiamo ciò che guardiamo, in altre parole il supporto all’informazione determina il tipo di informazione trasmessa ed entra nei nostri processi di pensiero. Vi è un puro riconoscimento del pensiero altrui, a cui i cattivi professori puntano, per di più con il pericolo della frammentazione consentita dai mezzi attuali e stimolata dalla velocità, dobbiamo riflettere che se in qualsiasi campo educativo un apprendimento misero conduce ad una vita sordida ancor più questo accade nel controllo in cui tutto può risolversi in una semplificazione elementare e acontestuale del dato e delle deduzioni che se ne ricavano, ristrette ed immiserite.
Gli esseri viventi fanno parte di sistemi e il dato con le sue interpretazioni non può essere “consegnato” ma deve essere appreso e inserito nei contesti, infatti l’apprendere è migliorato dal porsi delle domande, cercando risposte in molte direzioni, considerando prospettive diverse e aggiungendo le proprie deduzioni. Questo, tuttavia, comporta la capacità per colui che professa di non porre al centro le proprie esigenze derivanti dalla originaria “mancanza primaria” attorno a cui si è strutturata la sua personalità.
Il sistema del “riconoscimento” e del “consegnato” rientra in un tempo di  reazione, noi dobbiamo anticipare il futuro, percepire il tempo che modifica il nostro atteggiamento circostanza comprendente l’azione politica.
In ogni società convivono elementi rivolti al passato (agricoli), al presente (industriali), al futuro (informazione-informatica), pertanto scopi diversi della società, questo porta ad un aumento in misura geometrica delle transazioni personali ( Naisbitt ) e quindi alla fluttuazione ed a un’alta intensità di scontri che si trasformeranno in maggiori controversie legali.

Neisser afferma che il movimento è dato dall’assunzione di informazioni le quali una volta acquisite hanno la capacità di modificare lo schema mentale esistente, portandolo ad assumere nuove e maggiori informazioni, lo stesso dicasi per le organizzazioni in un rapporto diretto tra informazione e relazione.
Vi è una tridimensionalità nell’analisi del mondo, in cui ad una somma verticale delle conoscenze specifiche si affianca un insieme orizzontale di conoscenze relazionate, il cui senso varia a seconda delle prospettive adottate. Mentre la verticalizzazione porta alla settorializzazione delle conoscenze, l’intelligenza orizzontale coordinando la struttura delle organizzazioni ne sviluppa il senso, secondo forme modulari che permettono la variazione delle connessioni seguendo la necessità del sistema.
Emerge l’impossibilità di un insegnamento o controllo che si voglia “consegnato”, in quanto il continuo movimento crea la complessità di una infinita realtà di relazioni, si che viene meno il sistema meccanicistico verticale a cui per pigrizia mentale si cerca ancora per tante vie di rifarsi riducendo ed impoverendo la capacità di elaborare le informazioni. Deve crescere la capacità di leggere gli eventi quotidiani, nonché di misurare e valutare sia il grado di complessità che il movimento di una organizzazione secondo una intelligenza simultaneamente verticale e orizzontale.
Pertanto possiamo affermare che una cognizione superiore è solo di colui che accumula e connette conoscenza tra settori, un semplice accumulo di nozioni (verticale) è qualitativamente inferiore e non adatto alla comprensione del tutto, questa è la differenza sostanziale tra il pensiero strategico ed il pensiero puramente tecnico, una pianta non deve essere solamente alta, ma anche rigogliosa.
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