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Tecnologiche, sociali, relazionali e professionali

 

 

 

Contabilità e diritto tra finito e infinito

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( Pubblicato sulla rivista giuridica on-line Altalex )

Vi è in taluni uomini la volontà della perfezione logica lontana dai sentimenti, il difendersi dall'altrui fragilità emotiva, agitata o depressa, con la forza dei numeri.

La contabilità, come la fisica e la matematica, dovrebbe fornire per molti delle certezze, questo comporta la misurabilità dell'evento, ossia la finitezza del bene, in altre parole la misurabilità dei beni materiali. Si avrà una approssimazione di valore con una stima in cui l'errore dovrà essere il più piccolo possibile, a questa certezza contabile fondata sul finito si contrappone l'incertezza esistenziale dell'infinito che gli antichi vedevano solo potenziale e non attuale.

L'uomo quale risorsa immateriale, quindi infinita, presenta delle grosse difficoltà nella contabilizzazione dei suoi simili, proprio per la profondità quasi infinita dell'animo umano che sfugge alla categorizzazione e misurazione se non per approssimazione. Anche nella vendita degli schiavi è la forza lavoro, le abilità tecniche o le singole caratteristiche fisiche che vengono monetizzate, ma quali sono le vere caratteristiche psicologiche, l'animo del singolo e se questo accade in quella particolare situazione di costrizione ancor maggiori saranno le difficoltà in presenza della libertà d'azione.

Infatti, i principi contabili internazionali ( IAS 38 ) limitano fortemente la possibilità  da valutare in bilancio il capitale umano, non potendo esservi il requisito del controllo anche se ha sostituito quello più restrittivo di proprietà, più preziose sono le abilità e competenze professionali più è alta la libertà di scelta, oltre alla difficoltà di imputare ai centri di costo la quota parte di spese generali non facilmente scomponibili. La contabilità delle risorse umane si pone come strumento per migliorare la prevedibilità dell'andamento aziendale sul lungo periodo, valutando i costi occulti di dimissioni, licenziamenti ed assunzioni proprie anche delle riorganizzazioni.

La contabilizzazione del capitale umano può avvenire al "costo degli imput" oppure  al "valore dell'output". Nel primo caso la focalizzazione avviene sul costo storico delle spese per il reclutamento, la selezione, l'orientamento e la formazione ovvero quale costo di sostituzione, mentre nel secondo caso l'entità del capitale umano è valutata come capacità di generare un ritorno per l' azienda, tale capacità viene stimato usando per approsimazione una percentuale del valore annuo della retribuzione del dipendente.

La misurazione avverrà comunque in termini approssimativi rispetto ai valori fisici definiti dei beni materiali, l'uomo definito e costituito nel suo essere da singoli stimoli esterni concatenati ha bisogno di punti di riferimento, coordinate spaziali, pertanto risulta essere riduzionista in tutte le sue espressioni, si che sebbene fornito di una angoscia interna dell'infinito, quale indefinito, solo a seguito di una lunga preparazione e riflessione su se stesso supera il definito apparente.

Si realizza una visione dei temi nè finita, nè illimitata, ma sostanzialmente focalizzata e sfumata, ossia indefinita.

Sebbene si è più volte sostenuta una visione ingengeristica, se non puramente meccanicistica tesa come smontaggio e rimontaggio da meccano, non solo della contabilità ma anche del diritto, si che vi è una causalità nel significato di processo logico di successione di eventi dal caso del dato di partenza, in realtà non dobbiamo occuparci della sola esistenza ma anche della possibilità di esistenza (Russell) in quanto ogni trasformazione finita può essere ottenuta per composizione infinita di trasformazioni infinite (Gruppi di Lie), il vantaggio di una tale procedura è quella di caratterizzare determinate circostanze o fatti per le proprietà di un numero limitato di trasformazioni infinitesimali.

Viene a porsi il problema dell'illusione dell'infinito, se la nostra realtà con essa quella contabile e giuridica è finita vi è un'illusione di infinito determinato dal ripetersi? (ricorrenza). Un'illusione ottica che allarga l'universo del nostro agire partendo da pochi dati fisici di cui tutti gli altri sono solo apparenti illusioni, dei miraggi globali che permettono di vedere il dato non solo in tutti i suoi possibili orientamenti, ma anche in tutte le fasi della sua evoluzione?

Vi è l'impossibilità di ottenere il dato esatto se non in termini di approssimazione, con un errore che si vuole rendere il più piccolo possibile, infatti il comportamento umano è qualcosa di non esattamente ponderabile con potenziali non definibili e quantificabili se non per approssimazione. La contabilizzazione dell'uomo, quale fattore U, per approssimazione permette di nascondere l'infinito si che tutto appare finito e perfettamente quantificabile, vari sono gli infiniti umani necessita quindi un pensiero unitario del tutto insieme e non semplicemente come successione.

L'esperienza quotidiana impone la misurazione mediante suddivisione in parti, ma l'uomo quale potenziale infinito deve agire su se stesso in forma riflessiva, come totalità infinita e pertanto abbandonare il principio del tutto e della parte.
La complessità proviene non tanto  dall'analisi del singolo uomo, quanto dal suo interagire in cui la complessità cresce in forma geometrica con l'aumento delle unità, inoltre la   complessità dipende dall'unità di misura (risoluzione) per cui più è precisa, più aumetano i dettagli e più diventa infinita e tutto quanto deve essere inscatolato nella contabilizzazione, la risoluzione risiede nella calibratura per approssimazione dell'unità di misurazione secondo una sufficiente approssimazione, in altre parole trattasi di una rinormalizzazione come eliminazione degli infiniti.

Il sistema in equilibrio che ne risulta si concentra per settore su alcuni principi in termini causali, la sua densità informativa tenderà a rendere chiuso il sistema d'interpretazione che si aprirà all'esterno solo con la rarefazione informativa. I fatti si ripetono sempre dagli stessi eventi ma è la capacità limitata della memoria che li rende diversi, non si può pertanto negare una duplicazione degli stessi letti da occhi differenti, la grandezza delle varianti dà il senso della illimitatezza.

Se è vero il principio che più un sistema è complesso e minore è la precisione (incompatibilità) a cui si contrappone la crescente potenza dei sistemi di elaborazione, dobbiamo distinguere tra i giacementi di informazioni contabili o giuridiche e le loro connessioni, hub, si che la complessità non è data dal contenuto del giacimento o dalla grandezza della banca dati (potenziale), bensì dalle connessioni in cui avvengono gli scambi di informazione (attuale), la potenzialità favorirà il crescere degli hub, ma sono le capacità qualitative umane che sfrutteranno il giacimento pertanto il calcolo del fattore umano e del suo agire potrà essere solo per approssimazione e per topologia spaziale.

Le strutture complesse quale sono i bilanci o i codici sono fenomeni di natura emergente che agiscono sui sistemi sociali come se fossero sostanze, si che la nostra percezione in termini intuitivi li considera tali (Popper), si crea una "causazione verso il basso" la quale non è altro che il risultato dei vincoli posti dall'organizzazione sistemica nella sua globalità. 

Bibliografia

  • G. Pataracchia, Human Capital Value. una misurazione possibile, in "E. & M.", 103-119, 6/2007, Etas.
  • J. P. Luminet - M. Lachiézie Rey, Finito o infinito?, Codice, 2007.
  • C. Mazzucchelli, Complessità : misurare si può !, in ComplexLab.
  • K. R. Popper, L'io e il suo cervello, Armando ed. ,1992.
  • T. Tinti, Storia del concetto di emergenza e teoria della complessità, in ComplexLab.

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