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Il Large Hadron Colider, più grande martello del mondo. Ovvero: quanto ci piace l’Apocalisse! PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Zanotti   
Lunedì 01 Settembre 2008 21:02

Un investimento di otto miliardi di Euro giustificato sui media con superficialità, sensazionalismo o catastrofismo. Un investimento di otto miliardi di Euro deciso se non sulla base del nulla, sulla base di molto poco. Malgrado ciò: un investimento giustificato. Una preghiera, però: la prossima volta facciamo meglio, come abbiamo già fatto nel passato e come abbiamo bisogno per il futuro.

Ieri sera (9 settembre 2008) al TG 1 hanno parlato della prima accensione di prova del Large Hadron Collider (LHC) appena terminato al CERN di Ginevra. La descrizione di questo costoso oggetto è stata scientificamente approssimativa. Ma quello che mi ha impressionato particolarmente è stata le ricerca del sensazionalismo ad ogni costo. Una ricerca così ossessionata che è scivolata in una grande castroneria: i protoni, cioè le cose che “collideranno” l’un contro l’altro in questo grande tunnel sottoterra così forte come non è mai accaduto, viaggeranno alla velocità di 10 MLD di km al secondo. Castroneria perché oramai tutti sanno che la velocità massima raggiungibile è quella della luce che è “appena” di 300.000 km al secondo. E che questa velocità è raggiungibile solo dalle cose fatte di nulla (senza massa). Quelle che hanno massa, come i protoni che verranno fatti sbatacchiare gli uni contro gli altri, ci si possono solo avvicinare, ma non la possono raggiungere né, tanto meno, superare. Per la banale ragione che per raggiungerla avrebbero bisogno di energia infinta. Basta l’algebra del liceo per capire il perché.

Oggi, leggendo i giornali, ho visto che anche questi si sono lasciati prendere dalla sindrome del sensazionalismo. Titolo di prima pagina del Corriere: “Prova del Big Bang. Ma Hawking scommette: fallirà”. L’articolo interno (dal titolo: “la scommessa di Hawking anti CRN, così perché si crede che il conflitto sia la cosa che fa vendere di più) dedica lo spazio iniziale proprio alla scommessa di Hawking che scommette che l’LHC fallirà il suo scopo fondamentale.

Domanda inevitabile: un investimento di 8 MLD di Euro merita un articolo solo perché Hawking ci ha scommesso sopra? In realtà l’articolo interno cerca di spiegare a cosa serve l’LHC. E qui diventa più serio. Serve, ad esempio, a verificare l’ipotesi della supersimmetria. Ma soprattutto serve a trovare la “Particella di Dio”, cioè il bosone di Higgs. E qui rispunta subito il sensazionalismo, quasi a espiare il peccato di aver parlato di una cosa esotica come la supersimmetria. Scopriamo così il contenuto della scommessa di Hawking: egli scommette che non si troverà alcuna particella di Dio. Detto per inciso: l’accostamento del Big Bang con la scommessa di Hawking non è spiegato, ma che accoppiata mediatica la particello di Dio e il Big Bang è irrinunciabile. Anche se rimane solo in un titolo in prima pagina non fa nulla. Anzi: basta ed avanza che appaia solo lì.

Lo stesso Hawking dettaglia: se non la si trovasse, sarebbe meglio perché si scoprirebbe che “c’è qualcosa di sbagliato nelle nostre idee”. Anche Fabiola Giannotti, la “capa” dell’esperimento che dovrà verificare se la particella c’è o non c’è è, si dichiara intrigata dal fatto che non la si trovi.

Altra domanda inevitabile: ma abbiamo investito 8 MLD per costruire una macchina sulla base di idee che, poi, speriamo, questa stessa macchina dimostrerà essere sbagliate? E anche a chi deve fare funzionare questa macchina non dispiace se essa fallisce? Obiezione: ma se non si scopre il bosone di Higgs si scopriranno altre cose! Certo! Ma non vi erano altre vie meno costose, meno lunghe e meno frustranti?

E qui arriviamo alla seconda parte del discorso: un investimento di otto miliardi di Euro deciso se non sulla base del nulla, sulla base di molto poco.

Molti segnali ci dicono che questa ipotesi non è lontana dal vero.

Il primo segnale che altre vie di ricerca sono possibili è dato dalla chiusa dell’articolo sul Corriere citato: “l’HLC mette l’Europa all’avanguardia nelle ricerche sulla fisica, retrocedendo al secondo posto gli USA”. Ecco gli USA non sono all’avanguardia perché non l’hanno giudicata una avanguardia interessante. Il Congresso USA negli anni scorsi, a conclusione di un grande dibattito scientifico e politico, ha deciso di non finanziare la costruzione di uno “sbattacchiatore di particelle” ancora più potente. Ma di guardare da altre parti.

Il secondo segnale viene delle ironiche riflessioni di Francesco Merlo su Repubblica di oggi: “Quanto ci piace l’apocalisse”. Cito solo una frase che, certamente, da sola, non riesce a rendere tutta la profondità del ragionamento, ma ne indica la tesi di fondo “… se non si fossero fanatici della fine del mondo … i nostri scienziati non avrebbe creato l’appuntamento odierno con l’Apocalisse” riferendosi alla ipotesi che, sbatacchiando protoni, si crei un buco nero voraccissimo che ci inghiottirà tutti.

Ma il terzo segnale, più forte, viene proprio da una riflessione sullo stato della fisica e, più in generale, della scienza.

L’esigenza di un martello sempre più grande che serve a picchiare sempre più forte (l’ LHC non è altro che un grande martello) per capire cosa c’è dentro le cose nasce da una visione riduzionistica del mondo che cerca le ragioni di tutta la natura in pochi componenti e leggi elementari. E cerca i fondamenti di tutte le teorie (cioè delle “nature” che creiamo nella nostra mente) in pochi assiomi certi.

Credo si possa dire che questa stagione riduzionista è definitivamente giunta al termine. Cosa significa questa affermazione? Sostanzialmente che abbiamo già scoperto quello che Hawking spera di scoprire: che la fisica e la scienza attuali vanno profondamente ripensate. In particolare significa, da esempio, che quando facciamo sbattere particelle elementari certamente, esse si “rompono” e ne viene fuori qualcosa. Ma si rischia che questo qualcosa dipenda dal modo in cui facciamo sbatacchiare. Detto diversamente: non troviamo le vere componenti ultime della natura, ma quelle che vengono create del nostro sbatacchiare. Allora, anche se trovassimo la particella di Dio, in realtà Dio non c’entrerebbe. Questa particella sarebbe apparsa non perché ha una sua esistenza autonoma (creata da Dio, appunto) e l’abbiamo finalmente costretta a rivelarsi. Ma solo perché abbiamo fatto sbatacchiare i protoni a quale modo.

Non è questa la sede per dettagliare questa tesi. Per legittimarla posso citare il premio Nobel 1998 per la fisica Robert Laughlin che nel suo libro “Un universo diverso” spiega questo passaggio epocale dalla fisica riduzionistica ad una nuova fisica che egli definisce “fisica dell’emergenza” E propone anche le ragioni e le dinamiche sociologiche, e non scientifiche, perché si finanziano strutture come l’LHC.

E posso citare un amico, Ignazio Licata, che nel suo libro “La logica aperta della mente” disegna i contorni di una possibile scienza non riduzionistica.

Esiste a mio avviso un’unica ragione forte per giustificare gli otto miliardi spesi per finanziare l’LHC: con questo finanziamento si genera economia e tecnologia. Cioè si fanno lavorare imprese e persone e si mettono a punto nuove tecnologie. E, poi, l’umanità ha bisogno di grande progetti

E’ certamente vero. Ed è anche vero che probabilmente il valore creato da questo lavorare ed inventare ripagherà l’investimento. Ma …

Vorrei richiamare alla mente un’altra stagione nella quale ci siamo affidati ad un grande progetto per costruire un nuovo futuro: la conquista della luna.

Facciamo un confronto. La conquista della luna era un progetto che aveva un profondo significato emozionale per tutto il genere umano. Compreso da tutti e desiderato da quasi tutti. La luna non è il bosone di Higgs, ma è la compagna e la musa di tutta la storia dell’uomo “Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai / Silenziosa luna? / Sorgi la sera, e vai, / Contemplando i deserti; indi ti posi.”, scriveva il Poeta. In quegli anni i media hanno fatto della corsa alla luna una saga seguita con passione da tutti: quasi ogni giorno si raccontavano gli episodi di questa avventura collettiva

Quando Amstrong posò il piede sulla luna tutto il mondo lo posava con lui. Io ero davanti alla tv e sono ancora emozionato ora dall’esserci stato. Oggi non credo che il mondo trepiderà per l’accensione dell’LHC. Chi lo accenderà non passerà alla storia come colui che pose quel primo piede umano sulla luna. E i media non possono che banalizzare o catastrofizzare

Le ricadute economiche e tecnologiche, poi, sono state incommensurabilmente maggiori, come lo sono stati gli investimenti.

Conclusione: facciamo pure anche altri LHC, ma non dimentichiamoci che siamo uomini che sanno guardare la luna e le stelle e chiedersi che senso hanno. Non dimentichiamoci che, all’inizio del terzo millennio, siamo di fronte ad una sfida complessiva: una intera società sta perdendo di senso e ne dobbiamo progettare, solidalmente, una nuova.

Abbiamo bisogno di avviare un grande progetto per vincere questa sfida. Esso non può che partire da una nuova e profonda ricerca per comprendere le dinamiche di sviluppo dei sistemi umani. Cioè non può che essere un progetto che costruisce un nuovo senso per l’uomo e un nuovo patto con la natura.


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Ultimo aggiornamento Domenica 27 Settembre 2009 21:21