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Ethos e morale dell’azione giuridica PDF Stampa E-mail
Scritto da Sergio Sabetta   
Venerdì 17 Luglio 2009 11:41

“ La semplicità della natura non deve essere misurata attraverso la semplicità delle nostre idee” ( Laplace – Exposition du systeme du monde)


     Se il cervello può sbagliare avendo la tendenza di saltare subito alle conclusioni, in una riluttanza a prendere in considerazione le alternative, acquista importanza il quadro iniziale da cui si parte.
    La valutazione di una qualsiasi azione umana avviene attraverso il riconoscimento di schemi a cui noi reagiamo con etichette emotive, pensiero e ricordi immagazzinati nel profondo della nostra mente, nella memoria che costituisce il proprio essere, tuttavia in questo nasce l’inganno della similitudine imperfetta nel credere di riconoscere in velocità quello che non è, si crea quindi l’auto-illusione compenetrata da interessi personali inconsci, attaccamenti emotivi e ricordi ingannevoli, solo lo specchio dell’altro distaccato e non coinvolto ridefinisce i contorni del problema (Campbell, Whitehead, Finkelstein).


    La libertà ha pertanto le sue leggi, come il corpo umano che non può volere l’impossibile né può esservi un’astrazione tra corpo e coscienza (Mordacci), si che nel distinguere tra Ethos ed Etica si distingue tra l’identità morale dei singoli individui e il dovuto riconoscimento morale dell’altro, il rispecchiare in esso il proprio diritto kantiano di vivere (De Monticelli).
    La creazione di un proprio ethos compatibile con l’etica dell’altro risulta pertanto fondamentale per una legislazione altrettanto compatibile della società, in quanto la libertà di giudizio risulta predefinita dal proprio credo e dalle emozioni che su di esso si sono costruite. Nel rapporto tra estetica ed etica vi è un possibile superamento del vizio della crescita non riflessiva, fatta per non durare (Rullani), la non riflessione sul sentimento della sostenibilità ossia l’instabilità come termine ultimo, male dell’essere in cui si nega qualsiasi valore e significato alle cose.


    La velocità da elemento positivo di evoluzione acquista una valenza negativa incontrollata di distruzione dell’essere, la velocità diventa guerra con i propri morti e caduti in cui l’estremo è distruzione legalmente riconosciuta ed esaltata socialmente.
    E’ pertanto l’intenzione rivolta all’uso (Mordacci) che crea il male tanto nell’estetica quanto nel diritto, gli istituti si giustificano quindi solo nella propria autolimitazione nel non portare all’estremo l’azione, l’estremizzazione modifica l’equilibrio il quale tuttavia tende a riformarsi, se l’artista estremizza nella ricerca l’amministratore baricentra nella complessità. Deriva che nell’autolimitazione dell’agire alla ricerca di un equilibrio sostenibile si definisce il Corporate Social Responsability (C.S.R.) quale promessa del futuro, ma questo rientra in una cultura nuova del corpo non solo come oggetto, ma in quanto portatore di valori e la crisi finanziaria in atto, una delle possibili estremizzazioni, può facilitare la lettura dell’alternarsi tra fasi monocratiche e policentriche nell’azione umana, nella quale si recuperano le varie valenze dell’uomo faber altrimenti ridotto alla dimensione solitaria di homo economicus, l’aspetto lavorativo si compenetra con gli altri aspetti sociali, economici ed individuali che lo stesso assume nell’arco della sua esistenza, ma sempre nel rispetto dell’essere soggetto e non solo oggetto.


Bibliografia

  • A. Campbell – J. Whitehead – S. Finkelstain, Perchè anche i migliori leader prendono cattive decisioni, in Harvard Business Review, 56-64, 4/09, Strategi’s Edizioni
  • R. De Monticelli, Riappropriamoci della natura umana, in Kos, 24-32 XXVI, 270, 3-4/09, E.S.R.;
  • C. Demattè, L’impresa schiacciata fra la pressione dei mercati e la responsabilità sociale, in E & M., 4/02, Etas;
  • R. Mordacci, Il corpo per la morale o la morale per il corpo?, in Kos, 18-23 XXVI, 270, 3-4/09 E. S. R.;
  • F. Perrini, Responsabilità sociale dell’impresa e finanza etica, Egea 2002;

•    E. Rullani, Elogio delle cose fatte per durare, in Nòva, 12, Il Sole 24 Ore, 14/04/09 n. 169.

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