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Tecnologiche, sociali, relazionali e professionali

 

 

 

Oltre la responsabilità sociale di impresa ( C. S. R.)

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Gli aspetti critici della responsabilità sociale d’impresa sono stati individuati dal Borgonovi, oltre che nella stessa legittimazione del ruolo e nel significato del termine ricchezza, da estendersi da quello strettamente economico e quantitativo a quello qualitativo nonché psicologico e sociale, anche nelle relazioni tra azioni rispondenti a criteri di C. S. R. e motivazioni sottostanti  e al rapporto al rapporto tra responsabilità sociale, etica e qualità delle regole.

changing processes.jpgSe l’economia aziendale non è di per sé una scienza rigida con leggi uniformi, ma adattabile alle singole specificità, dal che consegue l’esistenza di una pluralità di opzioni strategiche, studi recenti dimostrano una interessante capacità di consolidamento per quelle  imprese che pongono la responsabilità sociale nelle loro strategie. Il concetto di “valore” assume un significato più ampio quali “migliori condizioni di benessere” a cui vari soggetti partecipano nella formazione e nel godimento, per tale via assume una valenza etica quale contemperamento di potenziali contrapposti interessi trasformandoli in elementi sinergie e pertanto potenziali a vicenda. Alle motivazioni sottostanti vengono riferite le esigenze di ritorno in termini di marketing, ma anche e soprattutto di mantenere se non  ricostruire un clima di fiducia compromesso da comportamenti illeciti e scorretti, è stato giustamente osservato che se il mercato costringe di per sé stesso ad un uso razionale di risorse limitate e per tale fatto è di per se stesso etico, è anche vero che la concorrenza perfetta è un’illusione come una altrettanto completa trasparenza dei mercati, in quanto poste le regole facilmente si individueranno le modalità per aggirarle, si che solo nelle imprese governate con forti valori etici non prevarranno aspetti puramente individualistici e strumentali con una sostanziale disaffezione per l’impresa, elemento solo da spremere e gettare.
Interviene il problema del rapporto di fiducia tra singolo ed organizzazione quale struttura portante di una effettiva C.S. R.

E’ stato dimostrato che la fiducia è uno degli elementi fondamentali, tale da diventare un indicatore di ricchezza, nella crescita delle nazioni al fine di attivare investimenti a lungo termine ed abbattere nonché velocizzare i costi di transazione. Recenti studi neurobiologici sembrano avere accertato l’importanza del rilascio dell’ossitocina sui livelli di fiducia, ma questo a sua volta è regolato dal ricevere o meno segnali di fiducia, in altre parole dalle nostre esperienze esistenziali. Stress, isolamento e incertezza creano un ambiente aggressivo ostacolando il nascere di rapporti fondati sulla fiducia e la collaborazione, d’altronde vi è un recupero in corso del valore dei sentimenti morali a seguito di osservazioni raccolte in vari esperimenti (Bowles) che sembrano contraddire le teorie economiche centrate esclusivamente sulle pulsioni egoiste, la natura umana è più complessa delle semplificazioni finora operate attraverso una visione riduzionista.
  

Secondo Heinz – Martin Siiss l’intelligenza sociale è costituita da almeno tre componenti: la percezione sociale, la comprensione sociale e la memoria sociale; questa si può sviluppare attraverso esperienze positive (Seidel), tuttavia non è automatico un suo uso corretto se non posta in un ambiente sociale che la valorizzi e la sostenga. Studi su casi di successo (Google) o su crolli (Enron) hanno evidenziato il ruolo del clima aziendale e dei suoi vertici nel successo e consolidamento dell’impresa oppure nel suo sfaldamento, trasparenza, responsabilità, comunicazione, controllo del sistema e coinvolgimento personale dei vertici ai vari livelli nell’attività aziendale e nel benessere dei propri dipendenti diffonde rispetto e lealtà. Il rapporto di fiducia crea comportamenti corretti tanto all’interno che all’esterno dell’impresa, la C. S. R. assume quindi un valore non solo di marketing ma esistenziale migliorando i rapporti interni ed esterni, favorendo non solo i rapporti con i fornitori e gli acquirenti ma anche con la comunità locale in cui l’impresa opera, vi è un consolidamento della rete sociale e un ritorno sui tempi medio/lunghi.

Il puntare esclusivamente su un aspetto competitivo – egoistico nei tempi lunghi erode la collaborazione e lo spirito di squadra, trasformando la visione imprenditoriale in una quotidianità della crescita a breve dell’utile con una apparente efficienza a scapito di un consolidamento aziendale. Interessante al riguardo è il caso Toyota pubblicato sulla Harvard Business Review in cui emerge la chiara volontà dell’azienda di incoraggiare punti di vista contrastanti al suo interno, il contrasto anziché diventare conflitto permette il confronto e quindi l’adozione di soluzioni innovative che superino le differenze. Per fare questo occorrono tuttavia punti di vista differenti nella stessa persona mantenendo quindi costantemente efficienti i canali di comunicazione da utilizzare con messaggi semplici, si creano reti informali allargate all’esterno in base alla specializzazione, agli interessi culturali e agli obiettivi in azienda.

Nell’adattarsi alle necessità locali personalizzando i prodotti si incrementa la complessità operativa, ma parallelamente cresce la creatività dei dipendenti e quindi la sperimentazione, sorge con l’espansione la necessità di integrare i diversi aspetti aziendali facendo sentire le persone parti di uno stesso sistema.Valori quali il rispetto per le persone, il lavoro di squadra, l’umiltà nel valutare il proprio apporto, il valutare le necessità del consumatore migliorando il prodotto offerto, fanno si che l’azienda diventi portatrice di valori positivi che si allargano dall’interno dell’azienda al tessuto sociale in cui opera, il C. S. R. diventa naturale, ma occorre che il rispetto per le persone scaturisca a cascata dai massimi dirigenti. Il sistema nervoso è la comunicazione bidirezionale ma anche l’umiltà di ascoltare, si che dalla trasparenza vi sia una esplicitazione della conoscenza tacita e un consolidamento organizzativo con politiche di radicamento nel territorio. L’impresa diventa l’impresa integrale preconizzata da Bufera e definita come “l’impresa che integra elevate performance economiche e sociali” con una forte partecipazione e con valori che allarghino il concetto di responsabilità sociale dell’impresa all’integrazione della stessa con il territorio.

Tutto dipende dalla visione del top-management, se questi intende sfruttare le circostanze favorevoli per ottenere il massimo al minimo dei costi nel più breve tempo possibile o intenda radicare l’impresa quale soggetto a cui affidare anche dei propri valori. Si tratta della propria visione del futuro, della fiducia che abbiamo nelle future generazioni che economicamente si traduce nella valutazione economica de tempo, ossia del valore che diamo alle generazioni che verranno.


Bibliografia

•    E. Borgonovi, Principi e sistemi aziendali per le amministrazioni pubbliche, Egea 2005;
•    F. Bufera, L’anima e il sistema nervoso dell’impresa, in “Harvard Business Review”, 52-53, 7-8/2008;
•    D. Goleman, Intelligenza sociale, Rizzoli 2006;
•    V. Murelli, A volte è meglio gratis, in “Mente & Cervello”, 24, 44, VI, 8/2008;
•    M. Shermer, Le due facce del business, in “Mente & Cervello”, 46-53, 41, VI, 5/2008;
•    H. Takeuchi-E. Osono-N. Shimiza, Le contraddizioni che portano Toyota al successo, in “Harvard Business Review, 44-55, 7-8/2008;
•    P. J. Zak, Neurobiologia della fiducia, in “Le Scienze”, 60-65, 480, 8/2008.

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