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Il diritto tra coscienza e società PDF Stampa E-mail
Scritto da Sergio Sabetta   
Giovedì 17 Settembre 2009 20:58

Essere e superessere

di Sergio Sabetta

Oscura e abissale temporalità dell’essere a fondamento dell’esistenza
(Heidegger – Tempo e Essere)

La nascita dell’organizzazione umana ha creato il primo embrione di un super-io di una coscienza del sé oltre i limiti fisici del rapporto individuale con il mondo senza tuttavia potere superare la causalità del rapporto con la natura, la divinità quale giudice e limite all’agire, al potere progettante dell’uomo (Dewey).

Come afferma Heidegger io sono in quanto sono in un mondo, ma questi è anche espressione della tecnologia che trasforma i progetti comportamentali dell’io e respingendo la divinità sembra superare i limiti della natura creando il super – uomo, una volontà di potenza che si spinge oltre i propri limiti, un io in rapporto con l’altro, con il mondo di cui tuttavia nega la divinità essendo questa non assimilabile (Scheler).

L’espansione dell’essere in crescita nel presente nell’affermare il proprio essere crea nuovi valori che impone legislativamente agli altri, valori vitali che Nietzsche contrappone ai valori tradizionali. L’uomo si appropria di un tempo ma in contemporanea appartiene all’evento di cui tuttavia non riesce ad appropriarsene in modo rappresentativo – fondativo ( Heidegger), l’io è nell’evento ma non riesce, seppure vivendolo, ad inglobarlo, a disciplinarlo legislativamente nella sua interezza.

Il super-uomo si espande e si annulla nella sua espansione, nell’affermare la propria assoluta indipendenza evita di raffrontarsi e si chiude in una autonoma sfera estranea al contesto anche se in esso affondato. Si creano quelli che Marc Augé definisce “non luoghi”, situazioni del vissuto non relazionale, la tecnologia e l’economia hanno fatto esplodere le sfere di appartenenza dell’essere, in cui il soggetto nella propria crescente individualità è diventato “schiuma”, freddo, isolato, incapace di guardare in sé e dietro di sé (Sloterdijk).

Nel negare le proprie origini vi è stato il violento affermare dell’essere sulla natura e sui suoi simili (Sloterdijk), nell’abbattere la divinità naturale si ha la sottoposizione della natura al proprio dominio con la negazione della propria assegnazione a un mondo.

Il porsi fuori dal mondo favorito dalla complessità sociale, frutto di una accelerazione degli scambi, crea la caoticità di uno scontro continuo non più retto dalle consuetudini che tendono a riformarsi in ambiti minimalisti, si ha quindi una negazione del riconoscimento spontaneo dei diritti individuali altrui, se non nel gruppo.

Il dominio economico quale proiezione del proprio essere negazione della propria fine come essere umano, se nel pubblico il ‘900 ha sperimentato la tirannide nel privato vi è uno scadimento del riconoscimento dei diritti altrui, sì che il diritto diventa un contenitore etico dell’organizzazione che ne definisce i confini in dialettica con le altre organizzazioni, private o pubbliche che siano, ma anche un regolatore del reciproco riconoscimento e quindi dei diritti individuali, la blogosfera così infranta si ricompone.

L’uomo essere relazionale ridiventa tale quando nel suo intimo si apre all’altro attraverso la dimensione che lo abita e lo forgia della comunicazione dell’armonia e dell’integrazione, la perdita di tali principi porta allo smarrimento della coesione identificante e dell’energia creativa (Coda). La tecnologia creata dall’uomo ne diventa il suo artefice, smarrendo un “progetto” unitario dell’essere che nell’espandersi annettendo si frantuma nello spazio, perdendo l’omeostasi con la comunità senza creare un ethos sostenibile, l’infinita coscienza del sé impedisce il riconoscimento giuridico dei propri limiti.

Il diritto diventa un’imposizione esterna e non un vissuto riconosciuto come necessario, sintesi di una dialettica interna alla società e quindi espressione di un proprio costume, in questa differenza vi è il porsi soggettivo rispetto al diritto che rafforza l’immagine abnorme del proprio essere.

Bibliografia

  • N. Abbagnano, Storia della filosofia, vol. III, Utet, 1974;
  • P. Coda, Quale Costume per quale Società ?, in Kos, 49-55, xxvi, 270, 3-4/09, ESF;
  • J. Dewey, Vita, pensiero, opere scelte, Il Sole 24 Ore, 2006;
  • M. Heidegger, Tempo e Essere, Longanesi, 2009;
  • P. Sloterdijk, Sfere – Bolle, Meltemi, 2009.
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