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Tecnologiche, sociali, relazionali e professionali

 

 

 

ETICA E LOGICA NEL CONTROLLO

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ETICA E LOGICA NEL CONTROLLO

“Caduta, senza essere stata confutata, l’idea di un’unica Storia orientata, il senso del nostro vivere nel tempo sembra, ora più che mai, disperdersi in una pluralità di storie( con la s miniscola) non coordinate, in destini personali blandamente connessi alle vicende comuni”  -    ( Remo Bodei, La filosofia del novecento, Donzelli, 2006)

Introduzione

Già Mintzberg ribadiva la necessità di tenere distinte le logiche manageriali svolte dal settore pubblico da quelle proprie del settore privato, questa premessa, tuttavia, non può negare valore al disegno strategico proprio di Andrews  in cui vi è una ricerca di coerenza tra punti di forza e debolezza interni all’organizzazione e le minacce o opportunità che provengono dall’ambiente esterno, ciò comporta l’opportunità di dare centralità ai processi formali e razionali così come supportati dalle tecnologie secondo una focalizzazione per obiettivi, budget e programmi (Ansoff).

Dalla fine degli anni settanta in poi si sono sviluppate varie scuole che sono andate da quella di Porter centrata sulla competitività, a quelle centrate sulla capacità creativa e la positività dei cambiamenti quale realizzazione non tanto di necessità impellenti bensì di visioni, rifacendosi al pensiero di Schumpeter.

Un ulteriore filone di studi ha riguardato l’aspetto relazionale derivante dal processo di negoziazione ( potere ) e dai fattori culturali ( processo sociale), i quali possono essere visti sia come processi cognitivi mentali dei diversi attori sia come frutto di processi interni di apprendimento, questa attenzione alle dinamiche interne alle organizzazioni non possono pur tuttavia distogliere l’attenzione dall’ulteriore aspetto ambientale o meglio degli ambienti di riferimento.

L’adozione di logiche privatistiche all’interno delle amministrazioni pubbliche, con la conseguente autonomia dei dirigenti pubblici, rendono ancora più urgente la necessità della presenza di disegni strategici che mettano in grado di verificare il raggiungimento degli obiettivi ed orientano l’azione operativa dei responsabili, tuttavia rispetto al modello privato nel pubblico diventa prevalente e centrale la strategia ambientale in rapporto al processo di apprendimento relativo alle esigenze del territorio, la struttura tuttavia resta più facilmente condizionabile da interessi estranei alla missione non avendo come riferimento obiettivi economici chiari e semplici di utile oltre che per la complessità strutturale del pubblico stesso.

La difficoltà di trovare stabili relazioni tra decisori politici e dirigenza pubblica tale da impedire invasioni di campo, che si è creata una volta abbandonati i sistemi di amministrazione pubblica  chiusi di  carattere  burocratico, dimostra  la  difficoltà sistemica  di

strutture ampie quali quelle pubbliche composte da elementi che solo apparentemente hanno delle corrispondenze, ma che in realtà sono del tutto autonome tra loro, anche se sommariamente sembrano ripetere degli stessi schemi.

Del tutto differenti sono gli interessi tra le varie strutture che compongono l’arcipelago pubblico, per  le pressioni esterne e gli obiettivi loro assegnati, anche gli stessi politici esprimono interessi differenti a seconda dei riscontri di potere, di immagine ed economici che possono ottenerne.

Il controllo risulta, quindi, altamente difficile proprio per la complessità e le pressioni che la struttura subisce, la cultura che pervade l’organizzazione in rapporto alla capacità di autonomia della leadership e alla coscienza delle sue funzioni è pertanto fondamentale per creare un vero controllo gestionale nel settore pubblico.

Dobbiamo considerare che il tanto abusato termine di “cliente” ha quattro importanti limitazioni nel rapporto con il pubblico (Germann):

  • Il principio di legalità;
  • La sovranità del pubblico;
  • Una scelta dell’offerta limitata;
  • I costi della prestazione non corrispondenti al suo valore.

Il “cliente” è, quindi, da una parte agevolato dal rapporto a lui favorevole del costo/prestazioni, dall’altra è pilotato dal pubblico, ma specularmente anche la dirigenza possiede una propria sovranità sul privato che è comunque strettamente dipendente dal trasferimento di risorse, dirette dal bilancio pubblico o indirette con la concessione di prelievi forzosi, imposte dalla politica.

La necessità di un continuo adattamento all’ambiente anche da parte del pubblico, nonché i problemi finanziari di rientro dal bilancio, se da una parte comporta una continua modifica delle strutture, dall’altra fa nascere l’esigenza di abbattere ulteriormente i costi con operazioni di esternalizzazioni che partendo da alcune funzioni interne al pubblico si sono ampliate fino a cedere interi settori di servizi rivolti agli utenti ( Meneguzzo ), questo viene ulteriormente a complicare le esigenze del controllo.

Infatti, si possono creare situazioni in cui i rapporti costi/qualità delle prestazioni vengono a decadere anziché migliorare, in presenza di una incapacità di monitorare l’attività esternalizzata, considerando tra l’altro la possibilità che possano formarsi ulteriori incroci tra vari portatori di interessi di per sé difficilmente controllabili, senza un adeguato monitoraggio.

Emerge, pertanto, chiaramente le difficoltà molto più complesse rispetto al privato, da come si era partiti, nello strutturare un adeguato sistema di controlli, proprio per l’ampiezza e la varietà sistemica nonché nel rapporto tra potere politico e amministrativo.

Bibliografia

  • AA. VV. , Management pubblico in Ticino, Mc Graw – Hill 2007;
  • AA. VV., Economia delle aziende pubbliche, Mc Graw - Hill 2003.

 

Etica e logica

Nell’etica Spencer  vede l’adattamento progressivo dell’uomo al contesto in cui vive, il risultato del ripetersi di esperienze generazionali nel suo tentativo di adattarsi al meglio all’ambiente, quindi vi è una causalità dovuta alla necessità della sopravvivenza in ambienti diversi. Le diverse etiche sono pertanto modi diversi, prove di adattamento all’ambiente che gruppi umani e società hanno tentato in una osmosi/competizione con l’ambiente e altri gruppi umani di cui gli innumerevoli insuccessi testimoniati dalla storia ne sono prova.

Questa visione affonda nell’utilitarismo ( Mill ) individualista che viene ad esaltare e cercare di contabilizzare ciò che Bentham individua nella ricerca di calcolo del piacere per evitare il dolore, questa visione impostata esclusivamente sull’individuo sembra porsi in termini nettamente alternativi alla morale altruistica sostenuta da Comte, un conflitto che dall’ ottocento oppone lirelismo politico e positivismo sociale. L’apparente inconciliabilità di queste posizioni opposte ha indotto Russell, e con  lui i positivisti logici, a negare l’oggettività dell’etica per ripiegare su una soggettività psicologica sentimentale e come tale non misurabile in quanto non comprovabile con le asserzioni di vero o falso, quindi dei puri  desideri.

Se la cooperazione comunitaria aumenta  la possibilità di trarre per ognuno profitto nella lotta per la sopravvivenza, Trives ( teoria dell’altruismo reciproco) ha ipotizzato una distinzione tra “amici” e “non amici” nell’instaurare un rapporto di fiducia che superi la difficoltà di mantenere un registro esatto del dare e avere nei rapporti quotidiani, in tal modo facilitando la reciproca utile convivenza in  un gruppo, con una maggiore memoria del dare e avere  con gli estranei, questo tuttavia non garantisce dalle truffe in presenza al valore biologico delle merci e delle persone in rapporto alla quantità, si che scatta la necessità non solo di punire ma anche eventualmente di espellere dal gruppo i profittatori sostituendo il tipo di relazione ( teoria del mercato biologico ).

Il  conflitto .egoisti/cooperatori si trasforma in un conflitto tra truffatori/cooperatore e quindi tra produttore/ parassita, nel vantaggio competitivo che gli egoisti hanno, per il risparmio di energie che ottengono, vi è un progressivo assorbimento culturale di tale comportamento tra gli individui che compongono la popolazione, fino ad ottenere la disgregazione sociale in sottogruppi e l’abbattimento dell’efficienza media del gruppo nel suo insieme.

Interviene la necessità della presenza di una forte leadership cosciente che imponga il rispetto delle regole mediante punizioni, premi ed espulsioni, al fine di impedire lo sfaldamento della rete sociale per sfiducia e aggressività nell’interazione dei rapporti sociali.

Si possono quindi individuare tre aspetti dell’etica :

  • Verso se stessi ( centro);
  • Verso la comunità ( gruppo);
  • Verso il mondo ( esterno);

ognuno di questi è una parte di spazio delimitato  in forma  frastagliata, con aree grigie e incerte di confine, dal limite variabile nel tempo, si da potersi parlare di dinamicità dell’etica nella quale la frontiera più profonda è tra la comunità e il resto del mondo.

L’etica è un modo di delineare i fatti e, quindi, nel gruppo diventa un’intelligenza collettiva in grado di definire una comprensione comune dei fatti che dia un  senso agli eventi, nel suo scorrere nella rete sociale acquista il valore di una verità in prospettiva.

L’uomo nel suo rapporto con il mondo opera per schemi i quali sono strutturati nel linguaggio, nelle costruzioni verbali con cui viene trasmessa l’informazione, diventa etica del linguaggio tanto da obbligare ogni gruppo sociale prima di formarsi di creare una propria forma di comunicazione in grado di trasmettere i propri valori.

La normativa diventa, pertanto, una formalizzazione dell’etica nell’organizzazione e per tale via determina i confini etici del sistema nell’interfaccia con gli altri sistemi organizzativi, ma esso è anche la mediazione tra le posizioni etiche individuali, impedendo che la compromissione dello scambio tra individualità sprofondi il sistema in una anarchia caotica con la nascita di nuovi centri autonomi in concorrenza con le strutture precedenti.

Il controllo diventa espressione dell’etica imperante, parte del sistema, e attraverso esso si ha una lettura del funzionamento dell’insieme, ma questi è anche portatore di interessi ed esigenze individuali, il suo apparente assurgere a vertice dei canali informativi e centro del feedback crea attrazione verso quelle personalità che nella frustrazione di una mancata affermazione personale si gratificano sperando di imporre attraverso il controllo la visione del proprio sé.

In realtà l’etica del controllo si fonda sulla conoscenza, valore supremo e garanzia su cui si misurano tutti gli altri valori (Monod), in un continuo passaggio dal caso alla necessità senza mai negare la contingenza degli eventi (Bellone), in questo continuo feedback occorre evitare di pensare in termini di una loro “naturalizzazione” (Latouche), ossia di una necessità naturale, non essendo questi che frutto di una interpretazione umana delle sue richieste e come tale va sempre riconsiderata, solo la conoscenza in rapporto alle risorse disponibili diventa fondamento per le scelte, secondo una lettura di valori che non devono ridursi esclusivamente all’immediato ma aprirsi a scenari di sviluppo per il sistema.

Wittgenstein nella seconda tesi “estensionale” per le proposizioni distingue tra proposizioni atomiche, quindi semplici, e proposizioni molecolari, ossia complesse, facendo dipendere queste ultime dalla verità o falsità delle componenti atomiche e dal loro interagire con le regole semantiche necessarie all’opera di composizione, la rigorosità del pensiero logico-matematico investe la stessa analisi degli eventi nel controllo, in particolare l’esattezza della raccolta dei dati pertinenti e il loro riscontro.

Si ha, come derivazione dalla distinzione formulata da Morris e Carnap, una lettura “sintattica” dei dati che compongono gli eventi e delle regola di connessione e trasformazione, a cui segue e si sovrappone una lettura “semantica” degli enunciati per cui si disquisisce sulla lettura qualitativa delle cose a partire dal vero o falso dei dati estrapolati, secondo i principi logici di contraddizione, ossia di una costruzione di linguaggio comune (Carnap), e di fondamento, la conseguenzialità giustificativa del ragionamento senza salti (Kant), più problematici sono i principi del terzo escluso e di identità, per cui non sempre una volta inferiti i valori a determinati dati si potranno sempre mantenere come la possibilità sempre esistente di creare un terzo valore di indeterminatezza (Heyting).

Feyerabend osserva che spesso lo sviluppo di nuove idee e istituzioni non nasce dalla soluzione logica di problemi ma da  causalità irrilevanti, che inaspettatamente offrono, successivamente, la soluzione di problemi non percepiti come tali, solo in un secondo momento emerge l’apparato concettuale che ne definisce i limiti, in un fortissimo intreccio anarcoide tra razionalità scientifica e irrazionalità intuitiva, richiamando i termini della teoria sistemica, in cui gli errori sono parte integrante del progresso e quindi dell’analisi.

Qualsiasi fatto nuovo è tale non perché semplicemente nuovo rispetto ad un programma, ma in quanto estraneo ai presupposti logici che hanno regolato la costruzione del programma stesso e dell’ipotesi (Zahar), si introduce nell’analisi del fatto nuovo il concetto di “euristica positiva” quale tecnica atta ad inserire le anomalie che si presentano (Lakatos).

Kuhn parla di un procedere da paradigma a paradigma e della necessità e volontà di articolare il paradigma stesso sui fatti della natura, vi è la necessità nell’uomo di confermare le ipotesi consolidate al fine di evitare la riformulazione dei fatti secondo nuove ipotesi che creano cambiamento e quindi nuovi sforzi nella riformulazione delle nuove regole, tutto al fine di risparmiare energie  e salvare situazioni consolidate, pertanto le crisi del paradigma possono portare alla perdita di intuizioni e pratiche precedenti, ossia di informazione, vi è quindi la necessità nel controllo di effettuare i cambiamenti salvando l’informazione stessa, interpretando l’affermazione di Kuhn per cui il paradigma precedente va dimenticato.

Un ente esiste per noi solo quando si precisa il modo di osservarlo, la sua esistenza è tutta nella sua osservabilità (Geymonat), altrimenti ne subiamo gli effetti senza averne la coscienza, da questo ne consegue il controllo dell’essenza dell’ente stesso mediante procedure quali la “coerenza” con la totalità degli eventi (Neurath), la “falsificabilità” di un sistema in contrapposizione alla semplice “verificabilità” (Popper), sempre considerando l’instabilità dei sistemi nel lungo periodo a fronte di un loro equilibrio nel breve, con uno schema concettuale: instabilità (caos) – probabilità –  irreversibilità (Prigogine).

Bibliografia

  • AA. VV. , Filosofia della scienza, Raffaele Cortina, 2004;
  • N. Abbagnano, Storia della filosofia, Vol. III, UTET, 1974;
  • D. Cipollini, Punizione uguale cooperazione, in Le Scienze, 454, giugno 2006
  • C. D. Dennett, l’idea pericolosa di Darwin: l’evoluzione e i significati della vita, Boringhieri, 2004;
  • P. K. Feyerabend, Contro il metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza, Feltrinelli,
  • I. Prigogine, Le leggi del caos, Laterza, 1993;
  • E. Bellone, Il Regno e le tenebre, in Le Scienze, 22, 471,  novembre 2007;
  • S. Latouche, L’invenzione delle’economia, Bollati Beringhieri, 2010;
  • I. Lakatos – P.K. Feyerabend, Sull’orlo della scienza. Pro e contro il metodo, Raffaele Cortina, 1995
  • F. B. M. de Waal, L’economia delle scimmie, in Le Scienze, 66- 73, 442, giugno 2005;
  • T. S. Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi, 1969.

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