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Tecnologiche, sociali, relazionali e professionali

 

 

 

Reti di valore e filiere produttive

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Un film diverso

Nuovi approcci per una Supply Chain in grado di sfruttare le tecnologie Web 2.0

di Carlo Mazzucchelli

Da un punto di vista economico la crisi che sta interessando più o meno tutte le economie nazionali obbliga le aziende a confrontarsi con cambiamenti macroeconomici improvvisi e violenti, con prezzi delle materie prime altalenanti, cicli di vita dei prodotti più brevi e listini sempre più appiattiti. Sul fronte tecnologico le molte novità introdotte dalle tecnologie innovative che vanno sotto la sigla Web 2.0 ed Enterprise 2.0 stanno offrendo alle stesse aziende l’opportunità di ripensare i loro processi aziendali e le loro infrastrutture informatiche e di disegnare sistemi informativi più collaborativi, maggiormente orientati alle persone e più adatti ad organizzazioni e a filiere produttive flessibili con processi di lavoro dinamici, adattativi e veloci. In entrambi i contesti, l’innovazione e la capacità di cambiamento sono gli elementi che determineranno quali aziende riusciranno a superare la crisi in atto e a posizionarsi in modo competitivo e con le risorse che serviranno sui mercati che verranno ‘the day after’. In questo contesto, la complessità e la volatilità delle Supply Chain stanno aumentando in modo esponenziale obbligando le aziende a nuovi approcci per la gestione dei rischi ad esse associati, rischi che hanno raggiunto frequenze e picchi mai sperimentati prima. Come se la crisi in atto non fosse già preoccupante di suo, le difficoltà che le varie Supply Chain operative su scala globale stanno manifestando obbligano tutti gli attori delle varie filiere (produttori, fornitori, distributori, ecc.) ad una attenzione maggiore verso i rischi associati alle strategie e ai modelli definiti in passato. Come molti altri processi aziendali, anche la Supply Chain sta portando le aziende a rivedere i modelli di business, le strategie e i piani operativi, per dotarsi di nuovi approcci e strumenti che permettano loro una reazione più rapida e adeguata ai cambiamenti continui con cui si devono confrontare.

Ambiti candidati naturali per questo tipo di nuovi approcci sono ad esempio il forecast, la pianificazione, i rifornimenti e il product design. In tutti questi casi, la natura collaborativa delle nuove tecnologie web favorisce una migliore interazione e condivisione di informazioni tra strutture organizzative, produttive e funzionali diverse. Una condivisione che produce effetti benefici nel ridurre la complessità della filiera produttiva o distributiva e che può dare un contributo forte ad esempio nella fase di testing in ambito manifatturiero. Gli stessi effetti positivi possono essere ricercati anche nella logistica, dove da sempre la generazione e condivisione di feedback sono elementi necessari al buon funzionamento della filiera e alla sua efficacia. Il ricorso ai media sociali, originariamente disegnati per il mercato al consumo e ora sperimentati anche in ambito B2B, e l’utilizzo di software sociale può favorire le attività di supporto al cliente, lo sviluppo di nuovi servizi rivolti alla clientela e l’implementazione di processi Six Sigma.


Sfide diverse
In realtà quanto esemplificato sopra, descrive molto bene come la sfida non sia semplicemente tecnologica ma legata al business e ai cambiamenti economici in atto. Stanno cambiano i contesti in cui le filiere delle Supply Chain operano, e aumenta la selezione dei protagonisti delle stesse sulla base della loro maggior e o minore capacità a gestire nuove sfide e soprattutto a prendere decisioni rapide e impegnative. La prima sfida, condivisa da tutti, è quella della riduzione del rischio dovuto prevalentemente alle molte incognite finanziarie associate ai partner attivi nella filiera ma anche ai costi delle risorse energetiche, del lavoro e del cambio di valuta. Il clima economico è altamente imprevedibile, volatile, affetto da scarsa liquidità e difficoltà nei pagamenti. Un’altra sfida importante riguarda le azioni che si possono mettere in campo per una riduzione dei costi operativi  e dell’inventario. Sempre allo scopo di ridurre i costi e rendere più efficiente l’intera filiera le Supply Chain hanno bisogno di essere riconfigurate e ridimensionate in numero di passaggi e attori coinvolti.
Le nuove tecnologie stanno offrendo ai responsabili delle varie Supply Chain aziendali di intervenire su infrastrutture diventate nel tempo sempre più inflessibili e incapaci di dare risposte immediate principalmente a causa di tecnologie legacy datate e di applicazioni monolitiche e spesso sviluppate in casa, difficili da mantenere e modificare per soddisfare le nuove esigenze. Il problema di fondo che aziende piccole e grandi si trovano ad affrontare sono il Total Cost of Ownership (TCO) e il Return on Investment (ROI). È un problema che può essere affrontato oggi, grazie alle nuove tecnologie, ricorrendo a servizi facilmente accessibili on-demand disponibili sia per filiere di grandi imprese e mercati sia per piccole aziende che hanno bisogno di funzionalità e servizi SCM agili e variegati per soddisfare le loro necessità. I nuovi approcci favoriscono la pianificazione, l’implementazione e la gestione degli inventari, dei magazzini e delle risorse umane coinvolte introducendo nuovi elementi di efficienza che favoriscono la collaborazione con i fornitori da un lato e i clienti dall’altro. Elemento non secondario è la possibilità di innovare senza intaccare le fondamenta mission critical del core business su cui è stata sviluppata e si regge l’azienda.


Collaborazione e qualità
La collaborazione e gli strumenti informatici che la rendono possibile non rappresentano di per sé la soluzione ai problemi che le varie filiere produttive hanno manifestato negli anni. Il problema non è di tipo tecnologico ma delle filiere stesse, dei loro processi decisionali, dei modelli push o pull adottati nel tempo e di quali ambiti sviluppare in senso collaborativo. La collaborazione praticata oggi dalle aziende è quella con i fornitori e i clienti principali. Ma in linguaggio Web 2.0 ciò significa che non si tiene conto della coda lunga generalmente rappresentata dalla componente più numerosa dei clienti e dei fornitori. È su questa popolazione che la collaborazione in versione 2.0 rappresenta un cambiamento radicale e che dovrebbe convincere le aziende ad introdurre nuovi modelli di business in grado di favorire maggiore integrazione all’interno delle filiere e favorire la partecipazione e il coinvolgimento in modalità pull di tutti gli attori coinvolti. Il cambiamento, condizionato dalle nuove tecnologie web e dai nuovi utenti della rete, nasce dall’emergere di una nuova tipologia di consumatore più esigente, informato e alla ricerca di qualità e valore, dall’esistenza di maggiore competitività a livello di prodotti e fornitori, dalla maggiore facilità di accesso a risorse e informazioni, da processi sempre meglio regolamentati e documentati e dal fenomeno delle acquisizioni che in qualche modo hanno agito sulla struttura delle Supply Chain. Negli ultimi anni si sono ridotti drasticamente i fornitori di materie prime ma anche i loro acquirenti e ciò ha influito pesantemente sui volumi e sui prezzi ed ha fatto aumentare la precarietà e la scivolosità delle filiere aziendali e interaziendali. Un modo per affrontare le nuove sfide sta nella capacità da parte delle infrastrutture e dei protagonisti delle Supply Chain di aumentare volume e qualità dell’informazione che le fanno funzionare, in modo da permettere a tutti i protagonisti di mantenersi sempre aggiornati su possibili nuove situazioni emergenti e cambiamenti imprevisti. Collegata al bisogno di maggiore informazione è la necessità di dare risposte più immediate, precise e soddisfacenti alle nuove categorie di clienti/utenti sempre più esigenti e desiderosi di contribuire alla definizione di nuovi prodotti e servizi. Le nuove tecnologie Internet cosiddette collaborative diventano in questo contesto il carburante e il propellente non soltanto per la produzione di nuove informazioni e conoscenze condivise ma soprattutto per processi decisionali sempre più rapidi, legati ad esempio al forecasting, alla pianificazione delle attività, alle problematiche di life cycle del prodotto, ecc.
La collaborazione resa possibile dalle nuove tecnologie permette di affrontare problematiche globali di una Supply Chain complessa ed estesa ma anche problemi più semplici di tipo locale e di aumentare allo stesso tempo la capacità di gestire un maggior numero di componenti e attori. Una collaborazione commerciale in entrambe le direzioni della filiera così come tra chi produce e chi distribuisce rappresenta problematiche di business complesse che richiedono ben più di nuove applicazioni orientate al Web 2.0. Servono processi più efficienti e smilzi, serve ridurre le componenti manuali ancora presenti nei processi, serve una maggiore capacità dialogica supportata da nuovi strumenti. Ciò che si faceva anni fa attraverso il telefono, le conferenze telefoniche, il fax e le email o con la spedizione di documenti cartacei attraverso un corriere postale può oggi essere sostituito ma con maggiori benefici e vantaggi da tecnologie collaborative in grado di comunicare in modi diversi (one-to-many, many-to-many, ecc.) e di garantire una maggiore capacità e velocità di reazione e risposta.


Una nuova mentalità
Quanto illustrato fin qui sembrerebbe provare la ‘ineluttabilità’ della collaborazione come attributo delle Supply Chain future. Nella realtà però il film è molto diverso e, con l’eccezione di poche filiere nelle quali fornitori e acquirenti sono obbligati a collaborare per poter avere benefici reciproci, poco numerose sono per il momento le storie di successo su questo fronte. È una carenza dovuta non alla tecnologia ma alla natura dei processi della Supply Chain che necessita di grandi quantità di dati distribuiti in tutte le componenti della filiera, che continua a ritenere i dati proprietà privata e quasi da difendere segretamente, che fa del tempo una variabile così importante da non vederne l’utilità nello sprecarlo a collaborare, che non investe in nuove applicazioni software per facilitare la collaborazione tra i vari livelli della filiera e che non dispone delle competenze necessarie a rendere tutto più facile e fattibile. Tutto ciò rende complicata la collaborazione o quantomeno non favorisce l’emergere di nuove percezioni e comportamenti. Per alcuni player tutto ciò è legato all’inadeguatezza del software e delle soluzioni oggi disponibili ma il problema reale sta nei modelli di Supply Chain attuali, nell’impossibilità immediata di superarli a breve e nel mindset delle persone preposte al disegno e alla gestione delle Supply Chain. Le Supply Chain del futuro nasceranno da una mentalità nuova e più collaborativa ma anche da una maggiore efficacia nell’utilizzo delle risorse e delle competenze già esistenti. Il primo cambiamento radicale obbliga i produttori a passare dall’essere focalizzati sui loro fornitori a prestare maggiore attenzione al cliente finale e alla capacità dell’intera filiera di agire coerentemente con il nuovo approccio. Questo approccio porta alla creazione di un nuovo ecosistema che rende più facile individuare e costruire relazioni di partnership con tutti i protagonisti della filiera, clienti inclusi. In questo ecosistema i vari attori sono impegnati in una condivisione dei rischi e dei benefici nei vari scenari che li caratterizzano, siano essi fornitori impegnati sugli inventari, ingegneri e sviluppatori impegnati nel disegno e sviluppo di nuovi prodotti, aziende manifatturiere che hanno bisogno di automatizzare e orchestrare cicli di produzione completi o entità finanziarie coinvolte nella predisposizione e delivery di nuovi servizi finanziari. Dal punto di vista tecnologico le soluzioni di SAP e altri fornitori IT rendono fattibile una collaborazione in tempo reale diffusa ad ogni livello della filiera e offrono risposte importanti anche dal punto di vista dell’integrazione delle molte applicazioni (ERP, CRM, SCM, ecc.) che caratterizzano le filiere odierne. Solitamente queste soluzioni sono di tipo adattativo e con interfacce web finalizzate a permettere una collaborazione online in rete.

 

Conclusione
Per concludere può essere utile riprendere una definizione di collaborazione come capacità da parte di due o più partner di lavorare congiuntamente condividendo informazioni, di costruire piani sulla base di informazioni condivise e di operare con maggiore efficacia di quanto avvenga operando indipendentemente. Tutto ciò richiede un elevato grado di fiducia reciproca, soprattutto nelle filiere interaziendali. Questo bisogno forte di fiducia suggerisce che mentre le tecnologie, le applicazioni, il software di SCM sono importanti, essenziali sono altresì una forte capacità di leadership e di capacità e adattabilità al cambiamento. La cosa non è alla portata di tutte le aziende o di tutti i manager coinvolti nelle Supply Chain ma i risultati in termini di benefici, efficienza, efficacia, ottimizzazione, risparmio, ecc., possono essere consistenti e rapidamente visibili. Il mercato del Web 2.0 e del SCM 2.0 ha bisogno di storie di successo perché le notizie di un case study positivo viaggia velocemente e potrebbe fare da detonatore per l’affermarsi delle nuove SC del futuro.
 

Parole chiave: Supply Chain, SCM, TCO, ROI, filiera, Web 2.0

 



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