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WEB 2.0, modelli di business per una rete che cambia. PDF Stampa E-mail
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Mentre già si parla di WEB 3.0, un articolo che descrive l'origine della terminologia WEB 2.0 e delle funzionalità che ad essa sono state associate. Un testo già datato considerando quanto è successo sul mercato con nuove acquisizioni che hanno coinvolto aziende web 2.0 quali YouTube, MySpace etc. Un articolo che offre alcuni spunti interessanti per comprendere la rivoluzione strisciante che sta caratterizzando la rete e per suffragare la percezione, condivisa da molti, che stiamo assistendo ad una transizione strisciante del World Wide Web da una semplice collezione di siti web ad una piattaforma in grado di offrire servizi e applicazioni agli utenti finali

Un piccolo contributo alla comprensione del WEB 2.0...prima che si parli di WEB 3.0.....

Un articolo di  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. pubblicato sulla rivista Computer Business Review

Sembra difficile pensare al WEB come una applicazione disponibile in varie versioni, eppure da quando O’Reilly ha coniato il termine WEB 2.0 è diventata pratica comune confrontare tra loro metafore, concetti e funzionalità ed associarle a versioni diverse del web. L’operazione non è facile e si scontra con realtà mai distinguibili nettamente perchè si intrecciano e intersecano costantemente nella forma e nel tempo. Mentre ad oggi pochi saprebbero dare una definizione chiara e condivisa di cosa sia il Web 2.0 ( alcuni nel frattempo hanno iniziato a sostenere la necessità di un Web 3.0 ), in molti sappiamo che la rete negli ultimi anni è cambiata rendendoci meno passivi e permettendo una sempre più elevata capacità di interagire, partecipare e collaborare attraverso applicazioni e servizi disponibili

Secondo Wikipedia il WEB 2.0 è la percezione, condivisa da molti, che stiamo assistendo ad una transizione strisciante del World Wide Web da una semplice collezione di siti web ad una piattaforma in grado di offrire servizi e applicazioni agli utenti finali.  In prospettiva i servizi erogati dal Web 2.0 sono destinati a sostituire le applicazioni oggi disponibili sui nostri personal computers ( il foglio elettronico di Google è un primo passo verso questa direzione ma visitate anche: BaseCamp, BackPack, del.icio.us, Flickr,DropCash, Meebo, AjaxOffice, YouTube).

Le applicazioni Web 2.0 usano una combinazione di tecniche e applicazioni disponibili in rete da tempo quali API ‘web services’, Ajax, Web syndication, RSS, Folksonomies e social networking. Queste applicazioni permettono ai naviganti della rete di pubblicare usando strumenti web-based di tipo sociale e collaborativo quali i CMS, i blogs e i wiki o di costruire i propri network sociali utilizzando strumenti come del.icio.us, linkedin ecc.

I fallimenti che hanno caratterizzato il mercato della net-economy hanno segnato un punto di frattura per la rete. Molte aziende e persone pensarono infatti che Internet fosse sovrastimato e destinarono i loro investimenti altrove. In realtà, come spesso succede in situazioni critiche, dalla crisi emerge il cambiamento. Per la rete questo cambiamento si è manifestato con alcune realtà imprenditoriali di successo che hanno superato la crisi grazie alla loro capacità visionaria e innovativa. Una capacità  che le ha portate ad adottare nuovi approcci e modelli, ad aggiungere nuove funzionalità alle loro applicazioni e a determinare quella rivoluzione strisciante a cui oggi tutti stiamo assistendo.

Il concetto di WEB 2.0 nasce da una intelligente operazione editoriale fatta d O’Reilly. Osservando cosa stava succedendo sulla rete e analizzando le realtà sopravvissute alla crisi degli anni ì90, O’Reilly ha scoperto che esistevano alcune caratteristiche comuni. Da qui l’idea di provare a descrivere il web nella sua nuova veste definendola come Web 2.0. L’iniziativa ha fatto nascere diverse controversie e non tutti sono oggi d’accordo sul significato che Web 2.0 è venuto via via acquisendo. Si può comunque fare un tentativo per spiegare prima di tutto il significato del Web 2.0 e poi analizzare alcune delle critiche di quanti non condividono questa denominazione.

Cominciamo con una tabella che mostra alcune differenze tra le due tipologie di reti:

Web 1.0

 

Web 2.0

DoubleClick

-->

Google AdSense

Ofoto

-->

Flickr

Akamai

-->

BitTorrent

mp3.com

-->

Napster

Britannica Online

-->

Wikipedia

Siti web personali

-->

blogging

                domain name speculation

-->

search engine optimization

page views

-->

cost per click

screen scraping

-->

web services

publishing

-->

participation

CMS

-->

wikis

La tabella potrebbe essere riscritta ogni giorno. Non sempre c’è unanimità nel collocare correttamente una applicazione in una colonna o nell’altra. Come con qualsiasi nuovo paradigma non è possibile definire confini precisi per il Web 2.0. E’ più facile infatti pensare a principi e pratiche che si ritrovano in rete e che permettono di collegare siti e applicazioni coerenti in tutto o in parte con questi principi.

Ciò che permette di distinguere tra Web 1.0 e Web 2.0 è il passaggio dal WEB inteso come semplice piattaforma informatica composta da grandi server e potenti applicativi, al WEB come servizio e ambiente sociale. Alcuni dei protagonisti del ‘Web 1.0’ sono stati dei pionieri del Web 2.0 e hanno fatto da utili apripista per operatori che hanno abbracciato più in profondità le nuove filosofie e principi su cui sembra reggersi il web del futuro e stanno caratterizzando con le loro applicazioni e servizi la rete attuale.

O’Reilly ha messo a confronto alcune aziende e applicazioni web quali Nescape e Google ma anche Doubleclick e Google Overture.  Mentre Netscape può essere considerata come lo standard per il web 1.0, Google lo è per il Web 2.0. Per Netscape "il  web era una piattaforma informatica" con una applicazione desktop denominata browser e grandi server applicativi. La strategia prevedeva la vendita di prodotti server ad alto costo in grado di alimentare costantemente delle postazioni ‘webtop’ che avrebbero piano piano sostituito i desktop windows. Il browser e il server sono però diventati nella realtà delle commodities e il valore della rete si è spostato sempre più sui servizi.  Google invece nacque fin dall’inizio come applicazione web con una offerta di servizi e funzionalità disponibili sul desktop degli utenti e con banche dati sempre più grandi in grado di sostenere l’offerta dei servizi alla clientela finale. Sia Netscape che Google sono aziende che producono software ma mentre la prima è più vicna a Microsoft e Sap, la seconda lo è a eBay, Amazon, Napster ecc. E la competizione a cui stiamo assistendo tra Microsoft e Google è un esempio di modi diversi di interpretare e vivere la rete.

Il caso di DoubleClick è più interessante. Pur avendo compreso come il Web fosse prevalentemete servizi il suo modello è fallito per non avere compreso la grande  richiesta di partecipazione che veniva dagli utenti/clienti. Focalizzandosi sulla componente di publishing DoubleClick si è rivolta prevalentemente alle agenzie pubblicitarie piuttosto che ai consumatori e non ha colto la rivoluzione che nel frattempo è stata operata da Yahoo Overture e Google AdSense i quali, comprendendo il potere collettivo delle migliaia di piccoli siti, hanno trasformato tutti i consumatori in potenziali agenzie pubblicitarie.

Alcune delle caratteristiche delle applicazioni delle aziende che stanno caratterizzando il Web 2.0 definiscono quella che è l’architettura del Web che sta emergendo in termini di : 1) prevalenza della periferia rispetto al centro: contenuti distribuiti in migliaia di piccoli siti, conta fornire servizi self-service e algoritmi per la gestione dei dati in grado di raggiungere l’intero web  2) dati che rappresentano per il web quello che Intel Inside ha rappresentato per il PC, con applicazioni sempre più guidate da dati forniti dagli utenti stessi ( Linkedin, Flickr ecc.); 3) valore del web come risultato della disponibilità degli utenti a collaborare e contribuire con loro contenuti; 4) meccanismi utili alla aggregazione dei dati forniti degli utenti, alla loro circolazione e utilizzazione; 5) nuove idee e interpretazioni dei diritti di copyright e della proprietà intellettuale 6) applicazioni non più artefatti software ma servizi, non più software monolitici ma soluzioni alle quali è possibile aggiungere nel tempo nuove funzionalità e servizi; 7) cooperazione invece di controllo, collaborazione facilitata da nuove interfacce utente, web syndication e uso di web services forniti da altri; 8) personal computer non più come unico strumento di accesso alla rete e  applicazioni che integrano e danno accesso a servizi in rete attraverso l’uso di piattaforme e device diversi.

La socialità è un altro carattere del Web 2.0 e della sua architettura pensata per favorire partecipazione e collaborazione. Esempi di riferimento sono Napster e Linkedin. Il primo permetteva di scaricare musica chiedendo agli utenti di contribuire all’arricchimento della banca dati musicale e informativa da condividere altri utenti. Linkedin ha messo a disposizione una potente applicazione di social e business networking chiedendo agli utenti di contribuire in prima persona attraverso l’aggiornamento dei loro profili online. Altri esempi interessanti sono quelli delle comunità degli sviluppatori quali Linux, Apache, Zope, Plone ecc.

Un altro fenomeno, metafora perfetta per descrivere il Web 2.0, è il blog.  Ad una prima osservazione il blog non sembra diverso da una pagina web personale, in realtà i meccanismi, le funzionalità, il valore che genera sono completamente diversi. Due differenze principali sono i meccanismi RSS e il permalink che hanno trasformato i weblogs in una realtà conversazionale nella quale sono potute nascere e connettere molteplici comunità. La blogosfera è la metafora perfetta per comprendere quanto Pierre Levy e Kevin Kelly hanno descritto come intelligenza connettiva o collettiva, uno spazio antropologico nuovo nel quale poter mettere in comune immaginazione, conoscenze, nuove idee ed esperienze. Uno spazio nel quale si vengono a costituire nuove identità e nuovi soggetti le cui conoscenze derivano dalla somma di esperienze individuali e conoscenze tra loro diversi. Uno spazio che produce risultati migliori perché accresce il suo potere con il crescere della sua massa e della partecipazione della moltitudine che naviga la rete. Uno spazio che rappresenta anche un nuovo modello di business nel quale non è l’uso del blogging a livello personale che conta ma l’intera blogosfera e i suoi effetti dirompenti, quantitativamente e qualitativamente.

Quello che Intel Inside ha rappresentato per il Web 1.0, sul Web 2.0 è simboleggiato dai database e dai dati. Tutte le applicazioni WEB che si sono affermate come Web 2.0 appoggiano su grandissime banche dati ( Google, Yahoo, Amazon, eBay ecc.). L’SQL è diventato il vero nuovo linguaggio HTML.  Il potere è oggi sempre più nelle mani di chi possiede e controlla i dati e la battaglia in atto è relativa al possesso e controllo di alcune banche dati contenenti informazioni quali: località, identità (PayPAl e Amazon, ecc.) , eventi (EVDB), prodotti ecc.. I dati appartengono a chi li crea e qualsiasi contenuto o informazione fornita dall’utente deve essere modificabile, cancellabile, resa privata o condivisa dall’utente stesso. Ciò significa che anche le informazioni relative all’attività dell’utente in rete devono poter essere registrate, monitorate e gestite e i siti web devono comunicare in modo chiaro quali informazioni possono essere create e gestite dall’utente.

Nell’era del WEB 2.0 il software non è più un prodotto ma un servizio. L’attenzione va verso l’utente e la sua capacità di operare in rete, lo sviluppo si sposa con le richieste dell’utente e dell’esperienza maturata giorno per giorno. L’amministrazione dei dati, il networking, l’automazione e l’attivazione di meccanismi in grado di favorire la collaborazione in rete e il feedback sono ormai diventati per i motori di ricerca più importanti degli algoritmi stessi di ricerca. Non è un caso che linguaggi scripting quali Perl, Python, PHP ecc. abbiano oggi così grande importanza nel Web 2.0; gli utenti diventano potenziali sviluppatori e sono coinvolti, come avviene ad esempio nelle comunità open source, nel rilascio di nuove funzionalità. La nuova filosofia prevede rilasci software in anticipo rispetto ai tempi previsti e di rimanere in versione Beta perpetua. Il monitoraggio costante del comportamento degli utenti serve poi a verificare quali nuove funzionalità sono usate e quali quelle preferite. Un modello di sviluppo che comporta cambiamenti e aggiornamenti continui.

Alla nascita degli web services abbiamo assistito all’arrivo sul mercato di soluzioni complesse disegnate per creare ambienti di programmazione affidabili per applicazioni distribuite. Ma nella realtà quello che poi ha avuto successo sono state soluzioni semplici quali l’RSS. Le due offerte rimangono entrambi disponibili tanto che ad esempio Amazon offre servizi web aderenti ai formalismi SOAP ma anche semlici dati XML su http con un approccio chiamato REST. Un altro esempio è Google Maps, una semplice applicazione AJAX ( Javascript + XML). Emerge un ambiente applicativo di rete nel quale non servono modelli di programmazione complessi o integrazioni spinte ma prevale una cultura che predilige leggerezza e ‘fragilità in cambio di maggiore facilità d’uso, maggiore creatività e partecipazione e la possibilità di una evoluzione e miglioramento costanti. Un ambiente sempre più open source che favorisce il “copia e riutilizza variando” del codice di qualsiasi altra pagina utente e nel quale sia possibile, attraverso il meccanismo RSS, accedere ai contenuti utente senza limitazioni dovute al browser o all’applicazione che si utilizza. La riutilizzabilità del codice è stata anche definita da un punto di vista ‘legislativo’ dal  Creative Commons con il suo motto "all rights reserved”.

Modelli di programmazione leggera sostengono modelli di business leggeri. Un nuovo servizio come housingmaps.com è nato dalla fusione di servizi pre-esistenti e dall’utilizzo/adattamento dei loro modelli di business. Un approccio che descrive bene un’altra caratterisctica del Web 2.0 definibile come: innovazione attraverso integrazione di ciò che già esiste. Una caratterisrtica resa reale  dall’esistenza di molteplici componenti di tipo commodity.

Con il Web 2.0 l’accesso alla rete non è più vincolato ad un solo tipo di device ma aperto ad apparecchiature e applicazioni diverse, dal PC al palmtop, al telefono cellulare, all’Ipod ecc.  Esempi interessanti già operativi sono quelli di iTunes  e TiVo. Entrambi utilizzano al meglio la piattaforma rendendo invisibile parte della sua infrastruttura. Sono focalizzati al servizio, non alle applicazioni e fanno uso dell’intelligenza collettiva/connettiva della rete.

Fin dall’apparire del primo browser il web è stato usato per distribuire applets e nuove funzionalità quali Javascrip, DHTML, Flash ecc. Tuttavia la potenzialità della rete si è manifestata appieno solo con il rilascio da parte di Google di Gmail e di Google Maps, applicazioni con interfacce utenti molto ricche e con elevate capacità di interazione con le applicazioni del PC.  Queste applicazioni hanno fatto uso di AJAX, un insieme di tecnologie che sono cresciute in rete per conto proprio ed oggi sono state raggruppate insieme quali: forme di rappresentazione dei dati standard attraverso l’uso di XHTML e fogli di stile CSS, Document Object Model per una gestione dinamica dei contenuti ed elevata interazione, XML e XSLT per la manipolazione e interscambio di dati, XMLHttpRequest per il recupero di dati in modalità asicrona, JavaScripting per collegare tutto insieme.

AJAX è la tecnologia base di applicazioni collaborative quali Flickr e Orkut e di molte altre applicazioni che sostituiranno le applicazioni fino ad oggi disponibili sui nostri desktop e laptop. Molte delle funzionalità attualmente esplorate sono disponibili da tempo ma mai erano state utilizzate in modo così consistente da poter essere comparate con le applicazioni del PC. Gmail ha indicato la strada con un sistema di posta elettronica più potente, più accessibile e più user-friendly. L’evoluzione potrebbe vedere l’integrazione della posta elettronica con il telefono atraverso il VoiP ecc. Altre novità verranno dalla rubrica dei contatti che con il Web 2.0 potrebbe permettere la costruzione di una rubrica virtuale composta da tutti i contatti in rete ( qualcosa di simile a quanto già realizza Plaxo ma molto più utente e flessibile ). Altre novità interessanti potrebbero venire da word processor Web 2.0 in grado di supportare ambienti di editing assimilabili a quelli collaborativi di Wiki. La rivoluzione del Web 2.0 non si fermerebbe comunque qui. Già oggi ad esempio Salesforce.com offre servizi di CRM usando il web per applicazioni di tipo enterprise.

I benefici del Web 2.0 non sono comunque percepiti allo stesso modo da tutti gli analisti della rete ed anzi la discussione sui blog relativi al Web 2.0 è assolutamente aperta e sta assumendo toni da crociata soprattutto da parte di coloro che vedono nell’etichetta Web 2.0 un altro modo per impossessarsi da parte dei privati del patrimonio della rete frutto della libera collaborazione dei suoi naviganti. Per alcuni critici  il Web 2.0 non esiste, è soltanto una intelligente operazione di marketing, uno slogan ed una buzzword per definire l’esistenza di un nuovo fenomeno o movimento che in realtà non esiste. Per altri ancora  è presto per poter parlare di un Web 2.0, l’architettura del Web richiede ancora molto lavoro, le interfacce di programmazione sono ancora crude e tanto dissimili da rendere complicato ai programmatori passare da una API all’altra. (persino l’RSS ha molteplici formati e standard percepiti.)

Io sono disponibile a pensare che il Web 2.0 sia un’ottima invenzione in grado di portare nuova linfa e opportunità alle aziende che operano nel settore e alle persone che utilizzano la rete nella sua dimensione sociale e relazionale. Il cambiamento di prospettiva che introduce il Web 2.0 obbliga a ripensare il ruolo delle persone in rete e a favorire maggiore interazione, collaborazione e partecipazione.  Un cambiamento non semplice ma utile a garantire la realizzazione delle premesse a partire dalle quali è stato costruito e diffuso il concetto di Web 2.0.

 

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