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Tecnologiche, sociali, relazionali e professionali

 

 

 

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Non ci resta che creare nuovi rinascimenti

 

Un progetto di ricerca che diventa un progetto imprenditoriale

“La strada si fa con l’andare” scriveva Antonio Machado.

E così davvero. Dopo il mio ultimo pezzo, meglio: perché ho scritto l’ultimo pezzo mi si è scatenato un bailamme di ragioni ed emozioni che mi hanno permesso di fare emergere una proposta.

Ed è una proposta di riqualificazione della nostra identità. Per aumentare la nostra capacità di stimolo e di servizio nei confronti di tutti coloro che hanno la responsabilità dello sviluppo dei sistemi umani.

Riqualificazione attraverso un grande progetto di ricerca, sia fondamentale che applicativa perchè credo che la distinzione tra le due stia scomparendo.

Propongo che noi ci ponga l’obiettivo di costruire una grande sintesi (non una grande ideologia!) di tutti i modelli e le metafore che oggi stanno sostanzialmente ingiallendo (si come un libro vecchio! Dai quando aspirano a diventare solo contenuti di corsi di formazione stanno ingiallendo) che si raccolgono sotto l’etichetta della complessità.

E poi di utilizzare questa grande sintesi per comprendere quali sono i processi di evoluzione del sistemi umani e, poi, per trovare metodologie e strumenti per gestire questo sviluppo.

Provo a tentare un primo dettaglio del primo passo del progetto di ricerca.

Il lavoro preparatorio è costituito dalla raccolta delle metafore e dei modelli che hanno il “sapore” della complessità. Credo che tre possano essere i mondi da visitare per raccogliere il patrimonio di base (modelli e metafore) per comprendere l’evoluzione dei sistemi umani.

Il primo è il mondo delle “fonti”. Intendiamo dire l’esplorazione delle aree di conoscenza che hanno sviluppato ipotesi di nuove visioni del mondo. E poi linguaggi (metafore e modelli) per incarnare questi ipotesi in nuovi mondi

Le aree di conoscenza che pensiamo abbiano sviluppato queste ipotesi e questi linguaggi sono:

  • la matematica,
  • la fisica,
  • la biologia,
  • la teoria dei sistemi e l’intelligenza artificiale
  • la filosofia e l’estetica come categoria di sintesi
  • le religioni

Il secondo è il mondo degli “impieghi”. Intendiamo dire l’esplorazione dei luoghi dove questa nuova visione del mondo e questi nuovi linguaggi sono stati applicati. Detto diversamente, il secondo mondo è quello delle applicazione esistenti in tutti i fondamentali sistemi umani:

  • i Sistemi Tecnologici
  • i Sistemi Economici
  • i Sistemi Sociali
  • i Sistemi Politico-istituzionali.
  • i Sistemi Normativi
  • i Sistemi Psichici, Biologici ed Ecologici
  • i Sistemi Artificiali (virtuali)
  • i Sistemi Urbani
  • i Sistemi Infrastrutturali


Il terzo è  il mondo delle gradi storie.

Crediamo che esistano tentativi di sintesi di una nuova visione del mondo. Naturalmente si tratta, pena la loro auto negazione, non di proposte ideologiche, ma di grandi storie che accettano di convivere con altre storie e confrontarsi con loro esteticamente.

Grazie a questa sintesi sarà possibile comprendere (attraverso un lavoro di creazione artistica) quali sono i processi di sviluppo dei sistemi umani. Una ipotesi di lavoro è che tutti i sistemi umani si sviluppino nello stesso modo.
Dopo aver compreso, si può poi immaginare metodologie e strumenti per intervenire ed aumentare la capacità dell’uomo di costruire il futuro, invece di subire il destino.

In realtà non si tratta di una ricerca astratta, ma di un progetto imprenditoriale.
Io sono convinto che la nostra proposta potrà avere una profonda potenzialità profetica.
Potrà essere profetica per la conoscenza che intende sviluppare: una nuova visione del mondo, le metafore e i modelli per comprendere funzionamento ed evoluzione dei sistemi umani, le metodologie per riuscire a gestire questi processi di funzionamento ed evoluzione.
Potrà essere profetica per il processo attraverso il quale vi arriva. E’ un processo che dovrà utilizzare la rete come catalizzatore. Si tratterà di un processo di creazione sociale di conoscenza che si proporrà come “ologramma” dell processo tipico attraverso il quale si sviluppano i sistemi complessi.
Potrà essere profetica perché stimolerà una nuova imprenditorialità.
Una nuova imprenditorialità economica perché la conoscenza sviluppata potrà diventare la materia prime per lo sviluppo di imprese che vogliano proporla come risorsa fondamentale per costruire sviluppo. Ma anche perché contribuirà alla creazione di una nuova economia capace di servire tutti e convivere con ecosistemi complessi.
Una nuova imprenditorialità politico-sociale attraverso la quale si genereranno nuovi attori capaci di una progettualità ed una azione politico-sociale ricche e forti, capaci di creare nuovi sistemi sociali e nuove istituzioni.
Una nuova imprenditorialità culturale che non si limita a valorizzare l’esistente, ma stimola una produzione nuova e continua di opere d’arte.
In sintesi, credo che questa ricerca possa essere il primo passo di una nuova modalità di sviluppo dell’umanità che riuscirà a superare quella prima fase della sua storia nella quale ha dovuto pagare lo sviluppo con il prezzo della rivoluzione. Nel futuro, speriamo, l’umanità riuscirà a costruire sviluppo attraverso consapevoli e partecipati processi di creazione sociale di conoscenza come quello che proponiamo di avviare con la nostra iniziativa.

Un popolo di poeti santi e navigatori che genera un nuovo rinascimento

Concludendo, credo che l’Italia possa essere il luogo fisico ed antropologico dove è possibile realizzare questa proposta. A causa di quelle che mi sembra siano le competenze esclusive degli italiani: l’essere un popolo di poeti, santi e navigatori.

Realizzare questa proposta permetta di scatenare un nuovo Rinascimento.

Questo nuovo Rinascimento permette di immaginare una nuova vocazione economica per l’Italia. L’Italia diventa il luogo dove si sviluppa una uova tipologia di innovazione. Non sui sistemi tecnologici, ma sui sistemi umani. Gli Italiani diventano i professionisti capaci di proporre nuove tipologie di servizi perché popoli, società, imprese, istituzioni riescano a progettare consapevolmente un loro nuovo destino. Gli italiani ritornano ad essere profeti, convincendosi una volta per tutte che le volte che si accontentano di fare qualcosa di banale finiscono con il ritrovarsi pezzenti.

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Perchè Brainframes

Brainframes e intelligenza connettiva

Il termine Brainframe utilizzato per i nostri incontri sulla complessità fa riferimento ad un libro di Derrick De Kerckove sulle trasformazioni indotte nella mente umana dall’uso di strumenti di comunicazione (tecnologie dell’informazione) sempre più evoluti e sulla nostra capacità a prevedere i cambiamenti negli scenari sociali, economici e di mercato nei quali siamo immersi.

L’avvento e la diffusione di internet hanno favorito la dimensione sociale della conoscenza, una dimensione  che definisce l’ambiente stesso nel quale essa viene prodotta e che crea un circuito virtuoso di influenza reciproca tra i due elementi, tale da rendere difficile individuare quale elemento preceda l’altro. Per descrivere questa realtà De Kerckove ha coniato il concetto di brainframe descrivendolo come una struttura cognitiva condizionata dall’uso delle tecnologie dell’informazione e in grado di incorniciare il nostro pensiero determinando degli ‘stili di pensiero’ attraverso l’uso che noi facciamo dei codici e dei linguaggi della tecnologia utilizzata. Ogni tecnologia dell’informazione utilizzata è una sfida rivolta alla nostra capacità di interpretare il mondo attraverso modelli interpretativi diversi. Il cervello umano è un ecosistema biologico in costante dialogo con la tecnologia e la cultura. Un brainframe non è un modo di pensare (una mentalità) ma è questo e molto di più. Pur strutturando e filtrando la nostra visione del mondo, il brainframe non è un paio di occhiali di tipo particolare ma è localizzato nella struttura più profonda della nostra coscienza. Il brainframe creato dall’alfabetizzazione ha influenzato il nostro modo di organizzare i pensieri così come quello creato dalla televisione influenza oggi in modo diverso la nostra elaborazione dell’informazione grazie all’enfasi maggiore attribuita alla componente visiva che la caratterizza.

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