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Tecnologiche, sociali, relazionali e professionali

 

 

 

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Il Manager della complessità

 

Parole chiave:

Relazione, movimento, tempo, spazio virtuale, informazioni, rete, organizzazione, evoluzione, adattamento, cambiamento, intelligenza, contesto, .....

Il punto di partenza..

Questo progetto nasce dalla percezione di una  difficoltà tipica di organismi complessi e reticolari quali sono le organizzazioni sociali . Una difficoltà che nasce dal senso di movimento costante, causato dalla rete nelle sue dimensioni non tecnologiche, a livello sociale, economico e politico. La rete, come entità che di fatto struttura e sottende la nostra società,  diventa la metafora interpretativa  che rappresenta la base per il costituendo paradigma di riferimento che ci permetterà di pensare e vivere il nostro futuro. Coloro che hanno il potere di influenzare, indipendentemente se in modo minore o maggiore,  il corso degli eventi di una realtà sociale (manager , politici, leader, ecc. ) sono chiamati ad avere la consapevolezza delle mutazioni che a livello ambientale sono intervenute storicamente a causa dell'avvento della complessità, delle sue teorie ma sopratutto dei suoi risvolti che hanno finito per modificare l'ambiente in cui quotidianamente viviamo. Chi governa una parte della nostra società (una casa, un’ azienda, una città, etc.) ha solitamente una ‘forma mentis’ derivata da una impostazione meccanicistica classica che mal si sposa con il mondo della complessità che definisce il contesto nel quale si trovano ad agire i nostri figli, le nostre aziende e il nostro paese.

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Encyclopedia of Complexity and Systems Science

Editor-in-chief: Meyers, Robert A.

2009, LXXX, 10370 p. 4300 illus., 2040 in color. In 11 volumes, not available separately., Hardcover

ISBN: 978-0-387-75888-6
 

Encyclopedia of Complexity and Systems Science provides an authoritative single source for understanding and applying the concepts of complexity theory together with the tools and measures for analyzing complex systems in all fields of science and engineering. The science and tools of complexity and systems science include theories of self-organization, complex systems, synergetics, dynamical systems, turbulence, catastrophes, instabilities, nonlinearity, stochastic processes, chaos, neural networks, cellular automata, adaptive systems, and genetic algorithms. Examples of near-term problems and major unknowns that can be approached through complexity and systems science include:

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(Un altro contributo di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. al suo progetto Costruenda Complex condiviso con i frequentatori di questo portale.)

La possibilità di accedere alla rete corrisponde sicuramente alla prima forma di universalizzazione della cultura.

Collegandoci possiamo avere accesso ad una quantità infinita di informazioni, ma le stesse, come direbbe Neisser, se non sono accolte nella mente da schemi anticipatori, non sono in grado di essere riconosciute, assunte, elaborate  e collegate a schemi mentali preesistenti e quindi non possono far parte del punto di vista attraverso cui guardare il mondo. 

Il problema più grande che riguarda la divulgazione degli studi sulla complessità e che gli stessi non trovano degli schemi anticipatori che possano accoglierli.

200 anni di meccanicismo prima e positivismo poi hanno formato la nostra mente ad accogliere informazioni in modo settoriale (verticale).

Abbiamo e trasmettiamo schemi mentali che riescono ad assorbire informazioni il cui legame è un principio di causa ed effetto lineare tipico di un sistema chiuso, isolato,  mentre viviamo in un mondo in cui la connessione tra gli elementi, appartenenti a diversi sistemi aperti, è simile ad una reazione a catena.

Il nostro modo di percepire la realtà non è più adeguato alla stessa e non mi stancherò mai di ripetere che, come diceva Darwin, “chi non si adatta muore”.

Se ne deduce che prima di poter cominciare a divulgare la complessità occorre costruire degli schemi mentali che permettano innanzitutto di percepirla, di comprenderla per lo meno come dato di fatto, come phenomena.

La frase più bella che ascolto dai miei studenti all’Università e che compensa tutti i miei sforzi è:” professoressa, mi rendo conto di pensare in modo diverso” oppure” prima vedevo la realtà a senso unico, ora la vedo da tanti punti di vista diversi contemporaneamente”.

Quando si fa lezione è più semplice costruire schemi mentali adeguati a cogliere la complessità nella realtà.

Il dialogo, alla base di ogni relazione conoscitiva, permette di individuare facilmente i nodi dei particolari necessari per la costruzione degli schemi mentali di passaggio, quelli introduttivi che permettono di vedere la realtà utilizzando il principio di relazione.

Con i miei studenti lavoro sui particolari, strutturando cioè schemi ad hoc come direbbe Popper, che permettono di accedere mentalmente alla complessità.

In questa sede invece è necessario costruire degli schemi mentali universali che funzionino come minimi comuni multipli e massimi comun divisori della realtà complessa in modo che i principi della complessità siano, a livello cognitivo, disponibili a tutti, indipendentemente dal fatto che questi tutti desiderino usarli.

La scorsa settimana mio figlio, che fa la prima elementare, doveva fare un compito di matematica e ha preteso di farlo da solo. In una pagina c’erano disegnati degli oggetti per sedersi (una sedia, una sdraio, una poltrona  e una panchina sotto un albero), degli oggetti di cartolibreria (dei pennelli, dei colori acrilici, della carta e buste da lettera e una piccola lavagna). In più c’era un pacco regalo chiuso e un aquilone.

L’indicazione dell’esercizio diceva di colorare con lo stesso colore gli oggetti che costituivano l’/gli insieme/i e spiegare il perché.

Lui ha fatto un solo insieme colorando il pacco regalo, tutto il materiale di cartolibreria la sdraio e la poltrona.

Vedendo come aveva eseguito l’esercizio gli ho chiesto come mai avesse messo insieme quegli oggetti, qual’era il collegamento che c’era tra di loro.

Mi ha risposto che erano gli oggetti che piacevano a lui.

Aveva saltato il concetto di somiglianza e/o funzione degli oggetti.

Aveva creato un suo insieme, l’insieme che aveva significato, in quel momento, per lui.

Non aveva usato l’intelligenza verticale che procede per l’analisi dei oggetti ma quella orizzontale che individua relazioni dotate di senso soggettivo, dove la relazione tra oggetti di forma e di natura diversa assume un significato soggettivo che muta a seconda dello scenario in cui si pone in atto.

D’altronde il bambino non aveva torto: nell’esercizio non c’era espressamente scritto che dovesse raggruppare oggetti simili. Siamo noi adulti a dare per scontato che sia così proprio perché siamo formati a vedere la realtà da questo unico punto di vista e scartiamo e/o sottovalutiamo le altre possibilità di vedere il mondo.

In quel frangente mi è venuto un dubbio: lasciare l’esercizio così come che era stato fatto o farlo rifare?

Ho deciso di farglielo rifare perché non sapevo come avrebbe reagito la maestra a quell’insieme così creativo.

Gli ho spiegato che sicuramente poteva fare un insieme “di cose che piacciano a lui” però, forse, visto tutti gli esercizi di insiemistica che aveva fatto fino ad allora dove aveva sempre messo insieme oggetti simili per funzioni o altre caratteristiche, ripeto, forse, era il caso di continuare in quel modo e rifare l’esercizio da capo.

Il bambino mi ha guardato, senza scomporsi più di tanto, ha cancellato tutto e rifatto l’esercizio secondo quanto richiesto.

Lui, a sette anni, utilizza comunemente entrambi i tipi di intelligenza, alternandola, a seconda di quale ritenga più adatta alle sue esigenze.

E come lui tanti altri bambini che tra un sorriso e una lacrima riescono ogni giorno a meravigliarci.

E tutto ciò mi riporta a pensare agli albori della ricerca filosofica che per i greci cominciava proprio con la meraviglia che gli uomini provavano di fronte ai fenomeni.

Dite che si tratta solo un di un caso?

Non lo so ma di una cosa sono certa: il positivismo ha esaurito la sua carica di meraviglia, ha finito il suo ciclo vitale.

Ne abbiamo assorbito tutti i principi e siamo pronti per guardare oltre…

Forse questo periodo che ha permesso lo sviluppo della tecnologia sarebbe durato di più se la rete non avesse alterato la percezione della realtà e immesso nel circuito, senza preavviso, il principio di relazione come struttura dominante, cosa a cui non eravamo assolutamente preparati ma che rappresenta allo stesso tempo lo stadio successivo della nostra evoluzione sociale, politico ed economica.

Quando all’Università spiego i principi dell’e-business utilizzando Neisser, Darwin, Lakatos, Eisemberg, studi di fisica e filosofia ed altro ancora, vedo negli studenti la meraviglia di un mondo di cui non supponevano l’esistenza.

Lo studio della complessità secondo i principi della stessa conduce le persone dalla condizione di subire passivamente alla condizione di rapportarsi alla stessa ad armi pari.

In questo modo ad ognuno di noi è permesso entrare nel circolo non come soggetto passivo ma come elemento proattivo in grado di essere parte del disegno della complessità dipingendone una parte con i suoi colori, con la sua storia presente ma soprattutto futura.

La meraviglia che leggo negli occhi dei miei studenti è la stessa meraviglia che più di 20 anni fa poteva leggere nei miei occhi il professore di filosofia della scienza, esimio Prof.Arturo Carsetti, quando, nelle sue incantevoli lezioni, intrecciava naturalmente sottili trame tra cibernetica, filosofia, fisica, letteratura, chimica e le scienze naturali.

La meraviglia provata sui banchi dell’università mi ha condotto in questa avventura e tutt’ora mi lascio piacevolmente stupire dalle infinite possibilità che la dimensione complessa può offrire a chi vi accede.

Forse quella sensazione di meraviglia non è che l’attivazione di quegli schemi mentali di passaggio che permettono per un attimo di scoprire il velo sotto il quale si cela un mondo diverso verso il quale ci sentiamo proiettati.

Forse dopo la meraviglia nasce il desiderio di comprensione di ciò che ci sembra di aver intravisto.

Non il denaro, non il potere ma la meraviglia come motore della ricerca perchè questa analisi, per sua natura, non può essere relegata nei limitati confini delle scienze esatte e neanche circoscritta ad una raffinata elite intellettuale.

Abbiamo aperto, con la rete, le porte della cultura a tutti coloro che lo desiderano.

Il messaggio che dobbiamo trasmettere ora è che ognuno, meravigliandosi, può fare della sua vita e la sua individualità una ricerca e divenire parte attiva nella costruzione della prossima dimensione culturale globale.

Spesso accusiamo i giovani di aver perso i valori, di avere difficoltà nel trovare un senso alla propria vita, di vivere in una dimensione randomiana, caotica, senza una strada da percorrere mentre non ci accorgiamo che i giovani, molto più di noi, percepiscono una differenza tra ciò che viene trasmesso loro culturalmente e la realtà della dimensione complessa in cui vivono.

Una percezione che non riescono a contestualizzare consapevolmente perché privi di strutture cognitive adeguate ad accogliere ed elaborare questo vissuto.

Se il primo passo è stato quello di rendere le informazioni disponibili il secondo è quello di fornire delle chiavi di lettura che ci permettano di collegare quelle stesse informazioni tra di loro perché acquistino un senso.

Permettere di conferire un senso alle cose.

Nella grotta di Alì Babà e i quaranta ladroni c’erano tesori meravigliosi ma serviva la parola magica per entrarci dentro.

E’ vero, senza la password non ci accede.

Purtroppo senza degli schemi mentali adatti la porta della complessità non si apre e i suoi tesori restano invisibili ai nostri occhi

La rete ha permesso di immetterci in un vortice con una totale assenza di spazio-tempo in cui tutti gli elementi possono contemporaneamente essere presenti e relazionati tra di loro.

Una situazione indubbiamente inebriante anche se, senza le adeguate istruzioni per l’uso, può diventare molto pericolosa.

Ecco il senso di questo progetto: fornire, a chi lo desidera, degli schemi mentali che permettano di accedere alla complessità, spesso compresa solo come percezione indistinta, a livello conscio e partecipativo per passare da una situazione di potenziale rischio ad una opportunità per il futuro.

Bene, ora possiamo dire di aver chiarito le nostre premesse.

Il prossimo passo sarà quello di individuare concretamente degli schemi mentali di passaggio, come quello del gioco delle stanze, di cui vi parlerò prossimamente.

Al prossimo articolo,                                          

                                               Mara

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