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Tecnologiche, sociali, relazionali e professionali

 

 

 

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(Un articolo di Chiara Battistoni pubblicato sulla rivista Computer Business Review di cui l'autrice è una collaboratrice )
 
Vivere la complessità è innanzitutto un’esperienza quotidiana di vita a cui si aggiunge, soprattutto in ambito professionale, la necessità di capire, per controllarla e comunicarla. Se la complessità è un unicum, molteplici sono invece le categorie utilizzate per analizzarla; si parla così di complessità organizzativa, strutturale, tassonomica, normativa, ambientale, ecc., tutte categorie utilizzate per separare, sezionare il sapere. Ciò che rende intelligibile la complessità, infatti, è la possibilità di semplificarla, cercando modelli da applicare, con l’approccio scientifico che Sir Karl R. Popper bene sintetizzò nel suo celeberrimo testo “La conoscenza oggettiva”, introducendo per la realtà scientifica i concetti di verificazione e falsificazione delle teorie, in quanto pilastri identificativi della teoria scientifica. La complessità, declinata innanzitutto in chiave tecnologica e gestionale, è stata al centro del recente Symposium Gartner di Barcellona, dal titolo “Conquering Complexity”, complessità che non manca di far sentire il suo peso sugli investimenti IT. Elemento cruciale (ma anche essenza della compliance) è l’esplicitazione dei processi affinché gli obiettivi di business siano tradotti in azioni, in una cornice normativa sempre più articolata.

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I Brainframe

Sesto pomeriggio   (giovedì 18 gennaio)

Lo sviluppo “personale”

Non poteva mancare l’uomo. I processi di sviluppo che abbiamo descritto hanno come attore fondamentale l’uomo. In realtà, essi si nutrono dei processi di sviluppo razionale ed emozionale delle persone.

Come avvengono questi processi? La metafora della complessità rivela che essi sono strutturalmente simili agli altri tipi di processi di sviluppo.Innanzitutto sono processi di creazione di conoscenza che si sviluppano in ambienti specifici.  Sono cioè ambiente dipendenti. Poi, come tutti i processi di sviluppo tendono a diventare autoreferenziali. Cosa significa in questo caso? Significa che portano le persone, poco a poco, a costruirsi ideologie personali che le portano a rifiutare le novità e le ideologie degli altri uomini.

Come è possibile guidare questi processi? Rimanendo nell’ambito dei processi di apprendimento dell’adulto, il primo passo è quello di aiutare gli adulti a superare le loro ideologie personali per aprirsi al nuovo. Credo che le tecniche di meditazione orientali possano essere lo strumento fondamentale per raggiungere questo obiettivo Il secondo passo è quello di far sì che le persone diventano parti attive dei processi di sviluppo del tipo “Sorgente Aperta”.

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I Brainframes

Quinto pomeriggio  (giovedì 11 gennaio)

Lo sviluppo del mercato

Il mercato è il parallelo esterno all’organizzazione. Se l’impresa decide di considerare “fisso” il suo sistema d’offerta, rinunciando al cambiamento e all’innovazione, allora il mercato se ne fugge per i fatti suoi, guidato dall’azione di altri imprenditori, locali o internazionali.  

La cultura del mercato attuale deve essere ripensata e rifatta. E le practices di gestione del mercato pure. Il mercato non è fatto di esigenze ma solo di esigenze potenziali che possono trasformarsi o meno in esigenze reali. Chi guida questa trasformazione è l’imprenditore che non realizza un suo disegno precostituito, ma stimola e coordina il processo emergente attraverso il quale il mercato si struttura attualizzando alcune esigenze e facendone morire altre. Detto diversamente: il successo è solo frutto di processi di creazione sociale di conoscenza ai quali partecipano insieme l’impresa e il suo mercato. Il mercato non è oggetto dell’azione imprenditoriale, ma diventa esso stesso imprenditore. Il risultato di questo processo non può essere predeterminato dal solito processo di pianificazione razionale. E neanche dalla creatività un po’ paranoide di cui si fregiano i “creativi”. E che i corsi di formazione pretendono di insegnare.

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