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Tecnologiche, sociali, relazionali e professionali

 

 

 

Problemi, soluzioni e strumenti Enterprise 2.0: due visioni a confronto

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Seguire il dibattito su cosa significhi implementare soluzioni Enterprise 2.0 non è sempre facile, diciamo pure che è complicato. La difficoltà dipende dalle molte conversazioni online in corso, dalle troppe 'manipolazioni' marketing sull'argomento ma soprattutto dall'ancora limitata evidenza di progetti Enterprise 2.0 realizzati all'interno di aziende e organizzazioni che abbiano dimostrato un ROI (Return on investements ma anche on influence) positivo. 

I punti di vista sulla validità o capacità innovativa dei nuovi paradigmi Enterprise 2.0 sono molteplici, diversi e molte volte tra loro alternativi. Per una riflessione sull'argomento è necessario partire dagli scritti di Dion Hinchcliffe ( articolo pubblicato un anno fa ) uno dei guru riconosciuti da molti in materia per poi confrontarlo con la visione opposta o quantomeno scettica di Tom Davenport.

Secondo Dion Hinchcliffe il software per il Web 2.0 può essere uno strumento catalizzatore potente per cambiare le organizzazioni gerarchiche attuali perchè permette di intervenire sulla loro cultura, sulla loro struttura e modalità di funzionamento. Il motore di questo cambiamento è secondo Dion la democraticità e l'ugualitarismo che stanno alla  base della filosofia Web 2.0, basata com'è sulla possibilità concessa a tutti di utilizzare gli strumenti disponibili per contribuire, collaborare traendone benefici personali e professionali. La stessa visione è condivisa e sostenuta da Andrew McAfee che vede negli strumenti Web 2.0 la possibilità di dare maggiore potere agli utenti/dipendenti, di decentralizzare i processi decisionali, liberare risorse e conoscenze e in generale di rendere l'ambiente di lavoro più piacevole e finalizzato al benessere personale.

All'opposto si colloca lo scetticismo di Tom Davenport. La sua visione lo porta a sostenere che le nuove tecnologie collaborative non saranno la causa dell'estinzione delle strutture gerarchiche aziendali per il semplice motivo che esse, le organizzazioni gerarchiche, non sono nate come tali a causa della mancanza di tecnologie partecipative. La convinzione di Davenport è che difficilmente le nuove tecnologie permetteranno ad un knowledge worker di emergere e di assumere maggiore influenza rispetto al management (gerarchco) aziendale. Le barriere alla collaborazione sono in qualche modo fisiologiche e legate a motivi che non dipendono dalle tecnologie quali la mancanza di fiducia reciproca, l'assenza di incentivi adeguati, culture aziendali arretrate o carenti. Ricerche recenti sul tema fatte analizzando l'impiego di soluzioni Wiki all'interno delle aziende sembra dare ragione alla visione di Davenport sul fatto che il cambiamento culturale non è legato alle tecnologie utilizzate ma nel modo in cui esse vengono utilizzate e per come riflettono/assorbono la cultura aziendale predominante/esistente. Ad esempio strutture gerarchiche non favoriscono la creazione e lo scambio di informazione ma richiedono comunque una attività continua di comunicazione e informazione finalizzata a rinforzare le posizioni di comando della gerarchia. Realtà avverse al rischio sono a loro volta contrarie alla contribuzione bottom-up e preferiscono affidarsi alle regole, ai processi e ai ruoli professionali per la creazione di nuovi contributi di informazione e condivisione di contenuti.

E' sulla base di queste considerazioni che si dovrebbe analizzare il successo o l'insuccesso di applicazioni sociali all'interno di aziende e organizzazioni. Realizzare nuove applicazioni senza verificare la loro coerenza con i bisogni dell'azienda significa in parole povere compiere gli stessi errori compiuti in passato all'emergere di altre tecnologie innovative.

Difficile essere in disaccordo sul fatto che cultura e dinamica dei gruppi e delle reti sociali che compongono le molte strutture informali di una organizzazione aziendale siano meno importanti dei nuovi strumenti tecnologici. Ma soprattutto difficile credere che il cambiamento possa avvenire, attraverso l'introduzione di tecnologie e approcci Enterprise 2.0, in aziende che non siano già pronte culturalmente e organizzativamente al cambiamento.

Ma forse la visione di Davenport e dei suoi seguaci è troppo pessimista o realista per quanti hanno sperimentato nella loro vita professionale il ruolo positivo in termini di cambiamento e innovazione determinato in azienda dall'introduzione di nuove tecnologie. Basta pensare all'introduzione degli strumenti di produttività personale sul personal computer, al fenomeno della supply chain e della logistica, piuttosto che al CRM. Su questo fronte oltre a Dio e Andrew troviamo una schiera molto folta di blogger e guru Web 2.0. La loro tesi è che l'introduzione o l'adozione di strumenti Enterprise 2.0 finisce per incidere ed avere effetti verificabili sul cambiamento della cultura organizzative dell'azienda. Ma probabilmente la verità sta mezzo, ossia nella simbiosi tra la cultura aziendale e i nuovi strumenti, a condizione che l'incontro avvenga al momento giusto e sulla base di bisogni emergenti percepiti.

Personalmente sposo la visione simbiontica e sono convinto che le nuove tecnologie finiranno per introdurre cambiamenti reali nel modo in cui le organizzazioni funzionano perchè stanno già cambiando e modificando il modo con cui le menti degli individui si relazionano al modo esterno e tra loro. Per avere sucesso però le aziende che faranno ricorso alle tecnologie Enterprise 2.0 devono focalizzarsi sulle persone e sulle organizzazioni, sulla loro cultura e bisogno di cambaimento più che sugli strumenti e le loro funzionalità, intraprendere un progetto solo se sono state poste la basi ( McKinsey Global Survey ) per un suo successo certo, sperimentare con l'introduzione di semplici enterprise blog, wiki o strumenti collaborativi all'interno di gruppi di lavoro o di progetto delimitati finalizzando l'utilizzo alla gestione/soluzione di problemi reali, guardare al di fuori della propria organizzazione per verificare cosa stiano facendo altre aziende e come abbiano affrontato i problemi legati alle tecnologie, alle persone e all'organizzazione.

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