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Una riflessione sul SILENZIO! Cosa c'entra con Facebook? C'entra, c'entra!

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Per John Cage tutto era musica, compreso il rumore e il silenzio. Di lui ricordo due concerti ( performance forse sarebbe parola più appropriata), uno allo storico Ciack di Milano durante il quale suonò un pianoforte dopo averlo imbottito di lattine vuote di Coca Cola e di chiodi ( i suoni che ricordo erano stranamente orientali e molti abbandonarono la sala per tempo), il secondo al Lirico con l’artista che salito sul palco si limitò a fare silenzio, a sfidare la rabbia crescente di parte del pubblico e a subire anche un’aggressione simulata che fece parlare i giornali del giorno dopo (obiettivo raggiunto disse l’artista).

(Da una riflessione serale, una piccola provocazione..... )

Se sei arrivato qui per caso, hai un motivo in più per lasciare una traccia del tuo passaggio.

Per John Cage tutto era musica, compreso il rumore e il silenzio. Di lui ricordo due concerti ( performance forse sarebbe parola più appropriata), uno allo storico Ciack di Milano durante il quale suonò un pianoforte dopo averlo imbottito di lattine vuote di Coca Cola e di chiodi ( i suoni che ricordo erano stranamente orientali e molti abbandonarono la sala per tempo), il secondo al Lirico con l’artista che salito sul palco si limitò a fare silenzio, a sfidare la rabbia crescente di parte del pubblico e a subire anche un’aggressione simulata che fece parlare i giornali del giorno dopo (obiettivo raggiunto disse l’artista).

Questo aneddoto mi serve per introdurre un tema che credo possa interessare a molti degli amici di conversazione. Parlo del SILENZIO e del bisogno sempre più impellente, che molti di noi sentono, di ridurre i decibel, di ritirarsi in campagna a contatto con la natura (mai silenziosa in realtà per chi sa ascoltare), di spegnere il cellulare, di stare in silenzio ecc. Parlo del silenzio come strumento importante di comunicazione e di scrittura, di introspezione e riflessione su sé stessi, del suo ruolo nella religione (gli stiliti e i frati trappisti) nell’arte ( per toccare un tema caro a Gino) e nel pensiero. Parlo di silenzio come tema politico da usare per contrastare la tendenza tutta commerciale all’inquinamento acustico finalizzato a vendere di più ( Pub con musica rock ad altissimo volume, aeroporti con musica lounge, centri commerciali con musica easy listening, pubblicità televisiva sparata a ritmo di RAP ecc.). Parlo di silenzio come bisogno che tocca anche il nostro essere immersi in una società tecnologica e mediatica che ci bombarda quotidianamente con troppe informazioni.

Premesso che è impossibile per gli esseri umani ridurre completamente il rumore ( un esperimento fatto all’interno di una stanza insonorizzata ha mostrato che due rumori di fondo sono ineludibili: il lavorio della mente/cervello e la circolazione sanguigna), è sicuramente possibile diminuirlo e riportarlo a dimensione umana per recuperare il tempo perduto e il ritmo che l’inquinamento acustico ci ha rubato. Questa operazione di riduzione non nasce necessariamente dalla necessità di ritirarsi dal mondo ma dalla convinzione che il silenzio è importante per meglio comprendere la realtà che ci circonda, meglio comunicare e interagire, meglio esprimere le sensazioni e le emozioni, meglio dialogare con il mondo circostante e parteciparvi.

Ma cosa c’entra tutto ciò con Facebook?

Io credo, e questa è la provocazione/riflessione che voglio condividere, che il silenzio sia una componente importante della vita delle reti sociali e delle comunità d’interesse che si stanno creando sui social network in rete. Senza il silenzio non ci sarebbe la produzione di idee, di provocazioni, di iniziative, di giochi che caratterizza ad esempio Facebook. Molte conversazioni nascono nel e dal silenzio che unisce i molti ‘neuromancer’ alla rete e caratterizza forse la loro condizione umana (solitudine), psicologica (stare bene) e creativa (produzione artistica). Internet è un mezzo che inquina la vista e i sensi ma è pur sempre una tecnologia silenziosa (chi usa le cuffie ha accettato soglie diverse di rumore) che favorisce la riflessione ( qualche dubbio sulle comunicazioni in rete che sembrano dettate dalla fretta e scartare ogni forma di pausa riflessiva) e la concentrazione. Nel momento stesso in cui un membro di FB è online è parte di un gruppo sociale più o meno allargato ma a differenza di quanto avviene nella vita reale, il rumore che questo gruppo produce è limitato ai messaggi che è in grado di generare e scambiare. La singola persona rimane immersa in una sua solitudine creativa e silenziosa ( molti in realtà hanno guardato e commentato Sanremo via FB!) che definisce la frequenza e il ritmo del dialogo e dell’interazione con gli altri.

Ma il ruolo del silenzio tocca anche un altro aspetto di FB, la comunicazione e la voglia di presenzialismo che colpisce più o meno tutti. Anche quando sarebbe meglio tacere, molti parlano o sono tentati dal farlo. Eppure a volte la mancanza di intervento ( escludo coloro non lo fanno perché usano una comunicazione e comportamenti unidirezionali pur essendo in FB) assume un suo significato pragmatico nella comunicazione e nelle conversazioni che verranno (mi si nota di più se vengo o se non vengo?).

Un'ultima annotazione con un riferimento ai tentativi mai sopiti di ridurre al silenzio i media. In molte realtà nazionali questo è un esercizio del potere (vedi i tentativi ultimi in Italia di intervenire su FB e Internet) spesso esercitato, a volte anche con successo.

Ma questo è un tipo di silenzio di cui chi frequenta FB non sente alcuna necessità.

E ora mi taccio augurandomi che qualcuno rompa subito il SILENZIO!
 

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