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Tecnologiche, sociali, relazionali e professionali

 

 

 

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Facebook e i social network

 “La collaborazione tra gruppi di lavoro e organizzazioni fa aumentare la produttività eliminando le barriere che limitano il flusso di informazione e creano colli di bottiglia nella comunicazione aziendale. Scoprire le rete sociali che caratterizzano ogni organizzazione aiuta a ripensare i processi aziendali migliorando comunicazione, interazione e collaborazione"

Il successo crescente di Facebook ( Il mio profilo Facebook: per fare parte della mia rete di contatti e partecipare alle discussioni sui temi del professional networking insieme a centinaia di altri professionals ) e dei suoi social networks ha monopolizzato per tutto il 2008 l’attenzione dei media e caratterizzato l’evoluzione sociale del web (Hey Google, Facebook). Quaranta milioni di utenti (persone con un profilo in rete) disposti a rinunciare a parte della propria privacy pur di entrare in contatto tra loro per condividere informazioni, messaggi, fotografie, gusti, manie e preferenze personali sono il sintomo forte di una voglia di comunità e socialità che forse non trova altrove risposte adeguate in grado di  alleviare la solitudine del cittadino postmoderno. E, poco importa se alla maggior parte di queste persone sfuggano alcune delle potenzialità applicative dei social network alla Facebook, intenzionalmente poco pubblicizzate, finalizzate alla costruzione di banche dati nelle quali raccogliere informazioni personali, comportamentali e relazionali sulle persone che questi network frequentano.

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In uno dei miei primi articoli scritti  nel 2006 per Computer Business Review ( Linkedin Ergo Sum: dal passaparola al social networking) avevo anticipato e descritto per tempo un fenomeno, quello dei social networks e del social networking, diventato poi pervasivo e scopo di molte iniziative online di successo in ambiti tra loro molto eterogenei. Da allora i portali di social networking sono cresciuti quantitativamente in modo esponenziale tanto da permettere ad oggi una loro classificazione qualitativa in base alla loro finalità e orientamento: di tipo sociale e comunitario ( youtube, flickr, myspace.com ecc.), professionale (linkedin, ecademy. Xing ecc.),  commerciale ( Etsy, Thisnext, crowdstorm, kaboodle, shopwiki, ecc.), nostalgico ( copainsdavant, trombi.com, ecc), ecc. Il fenomeno non ha ancora trovato in Italia lo stesso trend di crescita di altri paesi ma sicuramente la popolazione giovane e meno giovane della parte abitata della rete ha compreso da tempo le potenzialità di un approccio web 2.0 finalizzato alla socialità che si sviluppa attraverso la condivisione di contenuti, la costruzione di nuovi contatti, lo sviluppo di relazioni durature nel tempo, la partecipazione, la collaborazione e la fiducia reciproca.

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Utopie per il marketing o marketing di utopie?

Nel fare gli auguri di Natale su questo portale, Enore ha fatto ricorso ad una parola oggi poco usata. Ha parlato del suo amore, molto generazionale, per le utopie e del suo nuovo tentativo di essere realista cercando di realizzare l’impossibile. Di utopia parla anche Gianluca Diegoli nel suo blog minimarketing proponendo, dopo le quattro P e le innumerevoli C (cliente ecc.) del marketing, le sette T da associare a quello che ha definito marketing utopico e che sono state declinate in true, transparency, try, test, trust, tell, talk. La nuova proposta concettuale, che con i suoi termini in lingua inglese tradisce la provenienza anglosassone del nuovo modello di riferimento, forse non dovrebbe meritare l’attenzione di marketingagorà, ma ciò che a me interessa qui è il ricorso alla parola UTOPIA.

Mai come in quest’epoca gli utopisti, intesi qui come persone che vivono i molti non-luoghi che si materializzano costantemente in rete, sono diventati tantissimi e Tommaso Moro, considerato il progenitore del termine utopia, si troverebbe oggi in allegra e rumorosa compagnia ( chissà come sarebbe il suo blog!!) . L’epoca che viviamo è caratterizzata dalle tecnologie virtuali, da dimensioni e universi paralleli ai nostri che ci regalano una contrazione costante dello spazio e del tempo permettendoci di unire il passato al presente, attraverso sistemi di archiviazione potenti, e quest’ultimo con l’avvenire, attraverso tecnologie di simulazione che consentono di prefigurare il futuro prossimo venturo.

L’utopia nella quale siamo già tutti immersi, a volte senza esserne coscienti, è caratterizzata da una memoria/mente sempre più collettiva (Pierre Levy) e connettiva (Derrick De Kerckhove), da una crescente fiducia nella forza dell’intelligenza umana e dalla rilevanza data all’attimo presente (il qui e ora – the long and deep now). L’utopia che viviamo si svolge nel ciberspazio, uno spazio parallelo a quello reale e a quello mentale, uno spazio che non ha luogo, che non occupa superfici ma che ci ingloba e ci contiene come un utero sociale e tecnologico (bodynet in E-Topia di William Mitchell).

E’ un’utopia (e-topia o eu-topia) globalizzata, nodale e mondiale che obbliga a ripensare quanto fin qui già pensato e tradotto in progetti, a riorganizzare i territori che abitiamo e a ridefinire i confini linguistici nei quali comunichiamo.

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*Ma se questo contesto risulta verosimile, quale ruolo si prefigura per il marketing di un futuro che è diventato presente? In che modo il marketing può diventare strumento potente per soddisfare consumatori post-moderni sempre più frustrati? Quali linguaggi usare? Quali tecnologie prediligere a fronte di una convergenza tecnologica sempre più accelerata? E’ sufficiente confinare gli sforzi ai contenuti della rete o è necessario intervenire per orientare e dare forma all’osservazione e alla percezione del consumatore e indirizzare i suoi desideri?

Molte domande alle quali è difficile oggi trovare risposte concrete e che vedono confrontarsi su un piano più generale e culturale opinioni più o meno radicali e opposte. Mark Dery (“Velocità di fuga. Cyberculture di fine millennio” edito in Italia da Feltrinelli) ad esempio rifiuta e combatte aspramente l’utopia tecnologica e mass-mediatica e paventa l’avvento di un futuro nel quale la comunicazione tra uomo e macchina porta all’autismo individuale e collettivo. Sul fronte opposto Nicholas Negroponte prevede un futuro fatto di consumatori e venditori nel quale gli esseri umani e i cittadini sono assenti perchè hanno lasciato il posto a macchine e tecnologie.

*Non potendo dare a mia volta risposte certe, voglio provare a suggerire, prendendo a prestito alcune idee tratte da un testo di Michael La Chance letto in francese parecchi anni, alcune riflessioni e temi che potrebbero essere utili non tanto per sviluppare nuove iniziative di marketing quanto per definire in modo più coerente con il mercato e il consumatore attuale il contesto culturale e le metafore nelle quali collocare le nuove iniziative per un marketing in grado di realizzare nuove utopie. Si tratta di un tentativo finalizzato alla definizione dei nuovi principi che caratterizzano lo sviluppo e la pratica della conoscenza che plasmano il consumatore post-moderno e che possono avere un impatto importante su tutte le attività di marketing e comunicazione:

  • Navigazione in rete: uso dell’ipertesto e delle finestre per viaggiare attraverso informazioni non strutturate. Importanza di un’interfaccia onnipresente tra il soggetto e l’informazione.
  • Variazione costante e trasversalità dei campi d’esperienza: le modalità con cui si usufruisce e si visualizzano i contenuti cambiano in modo costante
  • Prevalere delle mappe, delle immagini del pensiero, dei diagrammi, delle rappresentazioni topologiche, olografiche che guidano la creazione di un concetto ( la noosfera di Edgar Morin)
  • Costruzione/Ricostruzione: ciò che avviene dopo la navigazione, la costruzione di un punto di vista che comprende tutto ciò che è stato navigato/assimilato, una specie di indice, un diagramma
  • Attualizzazione: la realizzazione del virtuale e le nuove categorie del possibile.
  • Presentazione: modi diversi di presentazione attraverso l’uso di tecnologie, supporti grafici, video, animazioni. Una produzione concettuale aumentata dall’interattività, dall’apporto dell’esperienza sensoriale ipermediale e dalla trasversalità
  • Creatività, improvvisazione, autonomia
  • Esperienza mediatica: la semplicità dei mezzi e la ricchezza degli effetti ridefiniscono la nostra esperienza sensoriale
  • La complessità
  • Internet come teatro cognitivo nel quale il consumatore crea nuovi contesti, memorizza, manipola, programma e comunica
  • Collaborazione e produzione di oggetti virtuali modellati in gruppo
  • Natura e potere del’informazione. Informazione come regolatore sociale ( digital divide), moneta di scambio, sistema nervoso della società…..

Credo che la vera utopia marketing sia quella di poter ‘possedere’ un cliente per sempre ( life time ) e di poterlo fare nella sua più piena soddisfazione.

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Per raggiungere questo obiettivo serve una comunicazione costante, una perseveranza nell’apprendere e comprendere il mondo che ci sta intorno e il mercato di riferimento, la capacità di influenzare “the big picture” per contribuire a definire la visione sul lungo termine, la pervicacia nella costruzione di un processo circolare nel quale valorizzare i punti precedenti. *Tutto facile ma certamente molto complesso. Perché si tratta di costruire sogni e realizzare utopie (un consumatore o cliente che accetti qualsiasi prodotto senza lamentarsi). Ma soprattutto perché tutto sembra muoversi ad una velocità tale da rendere vano qualsiasi nostro tentativo di individuare i nuovi trend e definire le nuove direzioni e da far prevalere un approccio più coerente con le teorie della complessità che ci suggeriscono un approccio fuzzy e di dare maggior valore all’osservazione dei fenomeni emergenti. Non è un problema di mezzi o di tecnologie ma di capacità a comprendere che l’utopia marketing è già qui e che dobbiamo solo metterci nella condizione di comprendere le novità emergenti quali ad esempio: la fine della televisione, l’importanza della telefonia mobile (prima o poi parleremo nel e con il nostro orologio o con un chip implantato nel nostro pollice), il ruolo diabolico dei cookies, l’emergere di nuove forme di creatività, il ruolo delle comunità in rete e della comunicazione interna e intracomunitaria, la personalizzazione dei messaggi e dei contenuti, la rapidità e facilità di di esecuzione, la capacità e l’abilità nel misurare i risultati e imparare dagli errori compiuti., l’amore per la cultura e l’approccio olistico e rinascimentale di Leonardo da Vinci, l’amore e la passione per il proprio lavoro (amore inteso come emozione ), l’umorismo e l’autoironia uniti alla capacità di essere pragmatici e drastici nelle decisioni, la long tail, l’importanza dei contenuti delle attività virali, del passaparola e dei mondi virtuali e paralleli.

Non credo di avere aggiunto nulla di nuovo a quanto già noto nella mente dei molti frequentatori di marketingagorà. Ma volevo dare un mio contributo alla comunità con un tentativo di riflessione su temi che potrebbero diventare oggetto di nostre attività e iniziative future.

Attendo commenti e provocazioni!

Carlo

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Fare rete,collaborare, trasformare il modello di business!

(Un articolo pubblicato sul numero di Giugno di Computer Business Review )

Sulla stampa italiana, ma anche sulla stampa in generale, il tema dell’Enterprise 2.0 sembra essere scomparso. Il nuovo buzz generato dall’annuncio e poi dal rilascio dell’iPAD ( prodotto tecnologico e strumento per nuovi modelli di business ) ha sicuramente contribuito a spostare il cono d’attenzione dei media, mettendo in secondo piano una rivoluzione che nel frattempo si sta attuando. E’ una rivoluzione ancora incompiuta perché la crisi economica in corso ha limitato i budget IT, ridotto la sperimentazione e forzato i responsabili dei sistemi informatici delle aziende a dare priorità alla riduzione dei costi. Per quanti hanno deciso di affrontare la crisi innovando, le nuove tecnologie web stanno comunque avendo un ruolo sempre più cruciale nel contribuire ad un radicale cambiamento nel modo in cui aziende, organizzazioni e istituzioni  operano e competono sul mercato e nel trovare risposte concrete e vincenti in termini di maggiori performance, riduzione dei costi, diffusione di nuova conoscenza, sostegno all’innovazione e maggiore motivazione delle persone coinvolte.

Questo scenario è confermato da un 2009 che ha visto la maturazione ed la crescita costante dell’Enterprise 2.0 in termini di tecnologie, di soluzioni e prodotti, di servizi e pratiche consulenziali ma anche di nuove realtà imprenditoriali (Dachis Group, Altimeter Group e Pragmatic Enterprise 2.0. ). Quest’ultime, soprattutto nei paesi anglosassoni, hanno introdotto nuove proposte, innovative metodologie e nuove iniziative (2.0 Adoption Council ) che contribuiranno all’ulteriore crescita del software sociale nell’anno in corso. Il rumore prodotto in termini di comunicazione e buzz nell’anno appena trascorso ha finito, in alcuni casi, per rallentare l’adozione all’interno delle aziende delle nuove tecnologie ma ha anche creato nuove aspettative e numerose curiosità finalizzate a scoprire quali performance ed accrescimenti in termini di produttività possano essere generati ricorrendo ad approcci 2.0. Nel 2010 molti scopriranno come l’Enterprise 2.0 non è tanto legato a tecnologie, prodotti e loro funzionalità quanto alle persone e ai gruppi o reti sociali che ne fanno uso, alla comunicazione, agli stili di vita, alle nuove culture del lavoro e a nuove modalità di gestione delle informazioni. Mentre spariranno i dubbi sulla validità delle nuove tecnologie nel favorire lo scambio e la collaborazione, rimarrà ancora aperta la domanda sulla raggiungibilità di un ROI reale e sui criteri utili a misurarlo e valutarlo in termini economici e finanziari.

 

Le novità che ci attendono

Il 2010 non porterà radicali novità nel mercato delle tecnologie 2.0 ma confermerà alcune tendenze emerse nel 2009 quali: la diffusione del social networking  nelle aziende ( vedi mio articolo in questo stesso numero della rivista ); l’affermarsi di ambienti collaborativi ( network nevralgici in grado di far interagire le molteplici comunità di pratica e le reti sociali informali di cui è composta una organizzazione ) che andranno pian piano a sostituire le intranet e i portali aziendali attuali; l’emergere di nuove applicazioni di tipo 2.0 in grado di trasformare e rendere più produttive applicazioni specialistiche e specifiche per singoli processi aziendali. Sharepoint 2010 di Microsoft è la soluzione che potrebbe fare, in questo contesto, la differenza e aiutare molte aziende, grandi e piccole, a fare delle scelte rapide nella direzione del 2.0 introducendo nelle loro organizzazioni funzionalità collaborative quali il profilo sociale, i wiki e i blog, gli activity streams, gli aggiornamenti di stato, il social bookmarking, le tag e i meccanismi di valutazione (rating). Così come gli ambienti di social networking in rete, più che una destinazione di arrivo da parte di milioni di utenti, sta diventando in realtà un modo di vivere un’esperienza collettiva utilizzando il web e device mobili, anche nell’azienda, l’enterprise 2.0 non è più semplicemente una novità da tenere in considerazione e sperimentare, ma è sempre più una realtà che si sta integrando con tecnologie e applicazioni tradizionali e non pensate in ottica sociale. Proposte interessanti in questa direzione sono quelle di Salesforce Chatter ( strumento collaborativo contestuale per condividere in tempo reale lo stato di avanzamento di progetti e opportunità commerciali e rimanere costantemente aggiornati) e Tibco Tibbr ( nuove funzionalità di ricerca e tracciamento di informazioni condivise aziendali con modalità simili a quelle implementate da Twitter ). Il fatto che sia Chatter che Tibbr siano erogati attraverso piattaforme e infrastrutture in cloud computing conferma il diffondersi dell’approccio SaaS e spiana la strada alla loro facile adozione da parte dei clienti Salesforce e Tibco attuali. I nuovi strumenti e le novità proposte dai vendor faciliteranno quell’integrazione applicativa necessaria a rendere più semplice all’utente la frequentazione dei nuovi ambienti sociali in azienda e la loro produttività e utilità all’interno dei processi aziendali. Questa integrazione è la strada maestra da percorrere per superare le barriere esistenti e facilitare l’evoluzione, da molti ricercata, dal mondo 1.0 a quello 2.0. Il primo molto legato alle intranet e ai portali aziendali ( destinati comunque a sopravvivere a lungo), il secondo tutto costruito su una stratificazione di tecnologie, soluzioni, nuove funzionalità e application program interface (API)  in grado di facilitare interazione e collaborazione ma anche integrazione applicativa, flessibilità, adattabilità e l’affermarsi di nuovi concetti, processi e culture aziendali più consone al mercato consumerizzato e globale odierno. Questa evoluzione continuerà progressivamente e in modo indolore per tutto il 2010 perché più che le tecnologie e i prodotti o le sperimentazioni fatte, inizierà a pesare il cambiamento avvenuto nella testa delle persone (mindset ma anche user experience) che porterà alla definizione di nuove strategie non più dipendenti dagli strumenti e dalle tecnologie disponibili ma finalizzate a nuovi approcci e visioni condivise per sfruttare in modo pragmatico il 2.0 come insieme di strumenti di produttività e performance. I nuovi approcci obbligano a passare da strumenti individuali e specializzati per processo a strumenti che favoriscono la produzione e la condivisione di conoscenza e le interazioni tra persone al di qua e al di là dei firewall aziendali, superando le barriere a silos tipiche di molte organizzazioni. Successo e maggiore produttività sono sempre meno legate alla capacità delle singole persone di svolgere diligentemente il loro lavoro, coerentemente con le procedure predisposte, e sempre più dipendenti dalla possibilità e capacità delle stesse persone di accedere ad una quantità maggior di informazioni, di interagire con altre persone coinvolte negli stessi processi e di condividere informazioni e conoscenze ma soprattutto pratiche, euristiche e casi di studio di successo.

Le tecnologie che faranno la differenza

Il nuovo ‘mindset’ che guida molti responsabili IT aziendali nelle scelte delle nuove tecnologie non può prescindere dalle soluzioni tecnologiche disponibili e dai progetti realizzati. Ogni nuova idea o strategia obbliga alla ricerca degli strumenti e delle tecnologie più appropriate e a fare delle scelte tra quanto di nuovo emerso nel frattempo sul mercato. La ricchezza dell’offerta facilita la ricerca,  porta a valutare tecnologie e strumenti in base alla loro capacità nel soddisfare nuove esigenze e bisogni e obbliga i vendor a ridefinire le loro priorità nel disegnare nuove soluzioni e aggiungere nuove funzionalità a quelle esistenti. L’esempio sopra citato di Salesforce con il nuovo modulo Chatter indica la strada che altri vendor di  soluzioni ERP, BPM ecc. seguiranno attraverso l’aggiunta di nuove funzionalità e componenti sociali utili a rendere più efficienti e produttivi i processi aziendali.

Nell’anno in corso, secondo molti analisti internazionali e nostrani, le tecnologie che faranno la differenza sono i mashups e gli strumenti collaborativi, i servizi in tempo reale, il mobile computing e l’integrazione dei servizi SaaS. I mashups si vanno diffondendo rapidamente grazie al potere del cloud computing ma anche di utenti sempre più alla ricerca di nuovi modi di ottenere risposte a problemi o domande difficilmente risolvibili dalle strutture IT di help desk aziendali. Microsoft con Dallas project ma anche Indicee e FusionOps hanno messo sul mercato soluzioni di mashup molto utili per estrarre e integrare dati dai sistemi ERP aziendali.  L’offerta in termine di strumenti di collaborazione continua ad essere molto ricca ma il 2010 vedrà alcuni assestamenti importanti con Microsoft Sharepoint 2010 che si affermerà definitivamente e altri player che usciranno da un mercato importante ma pur sempre piccolo. Le nuove teconologie 2.0 real time renderanno le informazioni più trasparenti, più rapidamente utilizzabili ( vedi la soluzione Tibbr di Tibco menzioanta sopra) ed integrabili con soluzioni di business intelligence e di analisi predittive dei dati erogate agli utenti sotto forma di servizi in cloud computing e rese disponibili in tempo reale. Con un miliardo di device mobili che, secondo IDC, ( se superemo la profezia maja del 2012) nel 2013 saranno collegati ad internet, facile immaginare come anche nel 2010 assisteremo ad uno sviluppo esponenziale di nuove applicazioni aziendali 2.0 finalizzate a facilitare attività e processi aziendali attraverso device mobili sempre più intelligenti ( iPhone e non solo) e dotati di nuove applicazioni e funzionalità e che richiederanno alle aziende di definire nuovi livelli di servizi finalizzati a proteggere e rendere sicuri i dati aziendali. Il 2010 vedrà un’ulteriore crescita del mercato SaaS con una sempre maggiore offerta di servizi che integreranno applicazioni diverse per renderle disponibili su piattaforme eterogenee. Grazie al ricorso ai mashups le nuove piattaforme SaaS faciliteranno la transizione da molte applicazioni intranet aziendali verso ambienti e servizi utili a collegare l’azienda con il web sociale e 2.0.

Mashups, strumenti di collaborazione, real time, mobile computing e SaaS sono solo alcune delle tendenze che confermano l’emergere di nuove forze che finiranno per condizionare le scelte delle aziende in termini di allocazione dei budget e di spesa. Ci riferiamo a nuove API per architetture WOA coerenti con la loro specificità in termini di tecnologie sociali, di comunicazione e produttività applicativa sociale ( OpenSocial, Google Gadgets integrati con Ning, Myspace e Linkedin, Atlassian, SocialText, Cisco, Alfresco e Google). Un’altra forza importante è il ruolo crescente del web in azienda e il passaggio che sta avvenendo da architetture SOA a WOA determinato dalla maggiore attenzione ai servizi Web e alle persone che vi interagiscono. Le nuove tecnologie e media sociali hanno finito per mettere in secondo piano l’importanza di nuove culture comunitarie in rete e di nuove pratiche finalizzate alla gestione delle comunità di conoscenza e di pratica che si stanno implementando all’interno delle aziende anche grazie alle nuove soluzioni e approcci 2.0. Il Community Management troverà nel 2010 una sua riconferma e valorizzazione. L’aumento del numero di comunità in azienda obbligherà non solo a sviluppare e implementare nuove frome di integrazione software a livello applicativo ma anche nuove pratiche e servizi a supporto delle comunità di persone. I processi di integrazione e condivisone delle informazioni  e delle conoscenza saranno sempre più automatizzati ma questo non eliminerà il bisogno di mantenere le comunità coese e attive grazie ad interventi di persone reali con le giuste competenze, ruoli, responsabilità e motivazioni. La vita comunitaria e la socialità diffuse delle nuove aziende 2.0 passa anche attraverso le tecnologie VoIP e la libertà di comunicare attraverso il web dall’interno dell’impresa. Agli attori di mercato più noti quali Skype vedremo affiancarsi nuovi player quali Google, Cisco e Avaya.

Conclusioni

Analizzando in maggiore dettaglio le tendenze in atto è evidente che il mondo Enteprise 2.0 continua  richiedere molta attenzione e capacità di analisi dei frnomeni emergenti in atto. Player affermati come Google e Microsoft potrebbero catturare la maggior parte dell’attenzione dei media ma in realtà questa attenzione potrebbe essere sintomo di conoscenze insufficienti e miopia. L’elemento determinante anche per il 2010 sarà come i dati e le informazioni possono essere trovati, usati e condivisi. Il web sociale e 2.0 sembra fornire una via d’uscita dalle applicazioni monolitiche tipiche delle organizzazioni 1.0 e fornire gli strumenti adeguati per affrontare la dinamicità e flessibilità richieste dalle nuove situazioni di mercato. Questi strumenti sono web based, sostenuti da servizi in cloud computing e da tecnologie 2.0 che non necessariamente sono fornite dai soliti vendor. L’affermarsi di architetture WOA e di tecnologie mobili all’interno delle infrastrutture informatiche aziendali troverà nel 2010 una ri-conferma e una accelerazione. Yammer e Spigit saranno probabilmente i nuovi protagonisti ma unitamente a vendor affernati quali Alfresco, Atlassian/Confluence, Open Text, Acquia, Jive software, MindTouch, e SocialText. Molte di queste aziende sono destinate a trovare il loro momento magico nel 2010 unitamente ad altre soluzioni quali Asana, Google Wave e 12sprints di SAP ma anche SharePoint di Microsoft e Beehive di Oracle.

 

 

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È da molto tempo [G. Villani, La chiave del mondo. Dalla filosofia alla scienza: l’onnipotenza delle molecole (CUEN, Napoli 2001); G. Villani, Complesso e organizzato. Sistemi strutturati in fisica, chimica, biologia ed oltre (FrancoAngeli, Milano 2008)] che sostengo l’idea che il mondo molecolare possa essere un valido esempio sia per le scienze naturali sia per quelle umane e sociali. La chimica, infatti, ancor prima che venisse coniato in ambito scientifico il termine “complessità”, si è mossa proprio in un’ottica “complessa” e “sistemica”, in quell’ambito di sintesi che io ho chiamato della “complessità sistemica” [G. Villani, La chimica: una scienza della complessità sistemica ante litteram, in Strutture di mondo. Il pensiero sistemico come specchio di una realtà complessa, a cura di L. Urbani Ulivi (il Mulino, Bologna 2010)]. Nella riflessione “La complessità e il pensiero complesso” di Sergio Sabetta su questo portale, si parla di sistemi sociali, ma si ritrovano tutti gli elementi presenti nel mondo molecolare.

Dice Sabetta che Luhman sosteneva che “complesso” significasse “relazionarsi in maniera selettiva”. Io credo che questo sia un punto fondamentale scarsamente considerato nella letteratura sulla complessità, ma ben presente nel mondo molecolare. Quando si vede un modellino di una molecola, la prima cosa che si nota è che le palline sono collegate tra di loro, ma non ognuna con tutte le altre. Per esempio, anche una molecola semplice come quella dell’acqua (H2O), formata da solo 3 atomi, presenta la caratteristica che l’ossigeno è legato ai due idrogeni, ma questi ultimi sono legati solo all’ossigeno e non tra di loro (in pratica H-O-H). Ben diversa è la situazione in fisica dove, per esempio, posizionate tre cariche ad una certa distanza tutte le coppie di interazioni sono valide. Questa selettività ha dato vita a concetti chimici come “affinità” e il loro uso in ambito letterario (si pensi alle “affinità elettive” di Goethe) stanno ancora a dimostrare le potenzialità di questo mondo molecolare.

Sabetta prosegue con l’evidenziare che la presenza di sistemi quasi scomponibili differenzia il comportamento a tempi brevi e lunghi. Anche questo aspetto è ben presente nel mondo molecolare dove molte scale di tempi coesistono dovute ad interazioni intra e inter molecolare differenti. È proprio l’intersecarsi delle dinamiche di tali processi che rende il mondo molecolare “vivo”, simile a quello animato e il suo largo utilizzo nella biochimica sta ad evidenziarne le potenzialità.

Infine, la “descrizione con stato e processo” è tipica del mondo umano, ma anche del mondo molecolare. Mentre in fisica i processi prevalgono sugli enti, e quindi la descrizione in termine di stato è poco utile; mentre in tanta parte della biologia la descrizione di stato prevale su quella di processo (si pensi alle specie fisse fino alla metà dell’Ottocento), la chimica è la disciplina nella quale enti e processi sono sullo stesso piano: molecole e composti che hanno sempre la proprietà di trasformarsi nelle reazioni chimiche. Mai, neppure nell’Alchimia si è, infatti, pensato a sostanze chimiche in trasformabili; mai, in nessuna epoca, si è pensato che esistesse una sola sostanza chimica.

Il mondo molecolare svolge un ruolo fondamentale nella scienza attuale e non solo. Il sottotitolo del mio libro La chiave del mondo recita “dalla filosofia alla scienza: l’onnipotenza delle molecole”. Tale approccio può essere utilizzato per tutti gli enti materiali, costituendo una particolare “prospettiva” scientifica allo studio della materia (approccio chimico per composizione). È il concetto di molecola, infatti, che ci consente di padroneggiare la complessità qualitativa (oltre che quantitativa) del mondo macroscopico, trasportandola in parte nel mondo microscopico. È in questo modo che si evita l’alternativa tra la semplicità (uno o poche sostanze microscopiche) o la completa complessità (infinite sostanze microscopiche, tante quante sono le sostanze macroscopiche uniformi, come il vino, il legno, ecc.). L’universo molecolare con milioni d’individui differenti, ognuno con un nome proprio (e si rifletta ancora sulla similitudine di questo aspetto fondamentale con il mondo umano), può rappresentare inoltre il collegamento tra il “semplice” mondo della fisica e il “prorompente” mondo biologico e fare anche da prototipo di spiegazione per branche scientifiche, come le scienze sociali e umane, difficilmente strutturabili intorno al concetto di legge, tipico dell’approccio fisico.

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Viviamo tempi di grandi cambiamenti e, come spesso succede, agli spettatori o protagonisti delle trasformazioni in atto non sempre è dato di conoscere se quanto sta avvenendo sia il prodotto di una semplice evoluzione o l’inizio di una vera e propria rivoluzione. Quanti di mestiere fanno i ricercatori delle molte tracce di futuro disseminate qua e là nella società, nelle aziende, nei centri di ricerca ma anche nei comportamenti delle persone, stanno raccontando un’epoca densa di nuove situazioni emergenti che finiranno per dare forma ai vari scenari futuri e ai ‘nuovi mondi’ che verranno. Alcuni di questi mondi hanno a che fare con la tecnologia e l’ambiente ipertecnologico che ormai tutti frequentiamo e forse ( almeno come adulti ) subiamo, molti altri ci toccano in tutte le sfere nelle quali ci troviamo ad agire come esseri umani e sociali. In generale si sta manifestando sempre più forte un sentito desiderio di nuovo che, soprattutto nelle nuove generazioni, spinge alla creatività e all’innovazione, a sperimentare e perseguire nuove strade, ad agire sul presente per determinare e far accadere il futuro ( “il miglior modo di predire il futuro è costruirlo noi stessi” Peter Drucker ). Questa voglia di cambiamento e ricerca del nuovo si manifesta nella società con l’apparire di nuove forme di antagonismo e conflittualità, nella politica con la ricerca di nuove forme di rappresentanza e con la crisi che sta intaccando partiti, istituzioni e modelli di governo, e infine nella chiesa con sempre più persone alla ricerca di nuove forme di spiritualità più o meno millenariste che interessano un numero crescente di persone alla ricerca di nuovi stati di coscienza.

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In oltre quaranta anni, la teoria delle reti ha insegnato l’importanza delle relazioni tra i nodi di una rete. Un ambito di ricerca interessante, per risvolti teorici e pratici, che ha favorito la formazione di opinione pubblica all’interno di reti sociali e ha evidenziato l’importanza delle connessioni esistenti tra i nodi nel determinare il diffondersi di nuove idee, punti di vista e scelte di voto/preferenza ma anche l’esistenza di alcune regole di fondo, assimilabili per analogia a quelle che governano i sistemi reticolari fisici. Rari sono ad oggi gli studi fatti per investigare l’impatto delle relazioni, che caratterizzano reti sociali, e comunità online, nella scelta e nell’acquisto di nuovi prodotti. Riuscire ad incorporare in attività di marketing intelligence e segmentazione di mercato informazioni derivate dalle reti sociali permetterebbe di focalizzare attenzione e investimenti su gruppi omogenei di consumatori.

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Come dare forma e rappresentazione ai dati con l'obiettivo di renderli facilmente usufruibili. (Un articolo pubblicato sulla rivista Computer Business Review)

Parlare di visibilità e accessibilità dei contenuti sulla rete significa entrare in un terreno scivoloso fatto di visioni contrapposte, di pregiudizi e convinzioni forti ma anche di modelli e pratiche consolidate e di standard acquisiti e condivisi. Impossibile trattare l’argomento in un articolo, mi limiterò pertanto a condividere con chi mi legge alcune semplici e, forse ovvie, riflessioni. Solitamente questi temi sono applicati agli utenti della rete in generale ma richiederebbero uguale attenzione anche da parte delle aziende che utilizzano il web e i motori di ricerca per i loro processi informativi e di business e per condividere informazioni e conoscenze all’interno delle loro organizzazioni. Non tutto ciò che viene messo a disposizione sulle Intranet è visibile, non sempre l’attenzione rivolta all’accessibilità nella fase di sviluppo di una applicazione web è sufficiente o rispettosa degli standard condivisi e acquisiti. Serve una lente diversa ed una cultura aggiornata più orientata ai nuovi paradigmi della visibilità personalizzata e dell’accessibilità orizzontale ed ugualitaria.

Non tutto è indicizzato

Ormai siamo tutti abituati a  credere che il Web sia diventato il contenitore globale, il vaso nel quale sia possibile recuperare qualsiasi cosa ci venga voglia di cercare, sia per motivi personali che professionali. Rimaniamo poi sorpresi dalla fatica che facciamo a trovare, in tempo breve, quello che cerchiamo e frustrati dal pensiero che quello che cerchiamo sia lì da qualche parte ma in qualche modo irraggiungibile. Per fare questo, molti naviganti e cittadini della rete si affidano a Google, Alltheweb, Altavista, Yahoo ecc. convinti che sia possibile scovare e raggiungere, grazie  ai mille software-robot che questi motori utilizzano, tutte le informazioni disponibili sulla rete delle reti. La realtà non è esattamente così (i motori di ricerca non indicizzano tutte le pagine web allo stesso modo e nuove pagine potrebbero non essere indicizzate per mesi ) perché la maggioranza delle pagine web e/o dei contenuti in esse disponibili si raggiungono in realtà soltanto conoscendone gli indirizzi. Se questa è la situazione e il web è destinato a diventare sempre più il media per la comunicazione più importante, è necessario capire come e cosa si debba fare per rendere dati e contenuti più visibili, raggiungibili e facilmente accessibili dall’utenza della rete. Una visibilità promossa o ricercata attraverso le semplici lenti dei motori di ricerca, nel web sociale odierno, sarà sempre limitata dai modelli di accesso implementati e dalle politiche di business che guidano i grandi protagonisti della ‘ricerca online’. La vista che i vari motori di ricerca disponibili sono in grado di offrire è limitata anche perchè le euristiche utilizzate per ordinare e presentare i risultati agli interroganti sono spesso di poco aiuto per utenti abituati a comportamenti dettati da abitudini consolidate legate alla navigazione del web ( solitamente le pagine evidenziate in cima alla lista sono quelle più cliccate, confermando che tutto passa attraverso la lente del motore di ricerca). Serve andare oltre e per farlo forse è sufficiente analizzare con attenzione quello che negli ultimi anni è successo su internet grazie all’affermarsi della socialità del web e del fenomeno del social networking.

Il potere delle connessioni

Il web sociale di oggi sembra affermare che più dei motori conta l’autorevolezza, la condivisione, la conoscenza, la fiducia, il passaparola e il social networking. Quello che emerge dagli studi della rete degli ultimi anni è la rilevanza sempre maggiore assunta dagli utenti che con il loro attivismo e la loro partecipazione finiscono in molti casi per determinare il successo o l’insuccesso di un progetto in rete, di un portale o di un blog. Nel web sociale la visibilità di un sito, di un blog o di un prodotto è spesso il prodotto di una ragnatela di interconnessioni nodali ( l’ecosistema di Lazlo Barabasi fatto da nodi centrali, periferici e isolati senza alcuna relazione gerarchica tra loro ) e di conversazioni online tra persone che per farsi notare offrono contenuti e link e a loro volta sono disponibili a pubblicizzare con link e commenti contenuti e prodotti di altri. Nel web sociale la visibilità è frutto della capacità di distribuzione, fruizione e produzione dei contenuti che arricchiscono quotidianamente la rete e del livello e qualità di servizio offerti da ogni singola piattaforma o iniziativa che permette agli utenti di interagire e produrre contenuti. Quanto è emerso negli ultimi anni nella parte abitata della rete obbliga ad una revisione del paradigma attuale che vede nei motori di ricerca il deus ex machina della visibilità in rete. Il trend attuale che vede persone e aziende investire sempre più per guadagnare visibilità in rete sta portando i principali operatori ad inserire nei loro motori di ricerca sempre nuovi algoritmi e modelli di ranking dei contenuti ricorrendo a personalizzazioni e a trucchi sempre più segreti. Il cambio di paradigma necessario richiede invece una riflessione approfondita che unisca insieme il tema della visibilità a quello dell’accessibilità, della trasparenza e della uguaglianza degli utenti rispetto agli strumenti disponibili. Una strada perseguibile è quella della personalizzazione, intesa come capacità della tecnologia di formalizzare risposte diverse a persone diverse che hanno usato le stesse frasi per interrogare il web, ed anche una maggiore capacità da parte dei motori di ricerca di analizzare le pagine web in modo più sofisticato e automatico per evitare facili manipolazioni o comunità di link e di pagine artificialmente create per motivi puramente promozionali o commerciali. Tutto ciò potrebbe favorire una visibilità più garantista e garantita ma non sarà sufficiente se non si modificherà anche concettualmente la nozione di visibilità in termini più democratici e finalizzati al bene pubblico che il web rappresenta per una larga fetta degli abitanti della rete.

La visibilità che mi merito

Così come i motori di ricerca più potenti non garantiscono di raggiungere tutte le informazioni disponibili sul web, anche le tecniche e gli strumenti di SEM/SEO e ottimizzzazione della ricerca non sono sufficienti. Serve una presenza diffusa su più piattaforme, sui social network, nella blogosfera, nei forum, e su altri canali multimediali quali Youtube, Myspace ecc.. La visibilità frutto della socialità del web richiede partecipazione attiva e disponibilità alla condivisione. Questa visibilità varia a seconda degli strumenti utilizzati: il blog con i suoi articoli solitamente tematici, informativi e giornalieri; il social network per mantenere attivi e accrescere il numero di contatti personali e professionali in rete; il social bookmark ( Reddit, Digg, StumbleUpon) per collegare i propri contenuti ad altri siti web o contenuti di altri networkers e sfruttare questi collegamenti in ottica marketing virale; il micro blog (Twitter, FriendFeed) per condividere articoli e contenuti postati per esteso sui propri spazi di presenza online in formati più concisi ( solitamente 140 caratteri ) e più rapidi da comunicare. Il livello di visibilità che ogni utente o realtà organizzata della rete raggiungerà sarà sempre più una misura di quanto si sia fatto nell’uso degli strumenti sociali e collaborativi del web.

E’ visibile ciò che è accessibile

Un dato emerge visibilmente dalla rete se dopo essere stato trovato è anche facilmente accessibile e usufruibile da qualsiasi tipologia di utente, comprese quindi le persone portatrici di handicap fisici, mentali o cognitivi. L’accessibilità si misura nella capacità di un contenuto di farsi usare grazie ai suoi attributi in termini di disegno, dimensione del testo, contrasto delle immagini, navigabilità e organizzazione della pagina. L’accessibilità offerta dal web è incomparabile con quella limitata di altri media e offre maggiore libertà e indipendenza ma tutto dipende in realtà dall’attenzione prestata in fase di sviluppo alle tematiche dell’accessibilità e all’osservanza degli standard nel frattempo definiti quali quelli contenuti nelle linee guida del Worldwide Web Consortium (W3C).  In base a queste linee guida, un contenuto deve essere percepibile a livello sensoriale (vista e udito primariamente) attraverso il browser o dispositivi tecnologici a supporto. Il contenuto deve anche essere utilizzabile e interagibile attraverso strumenti quali il mouse, la keyboard e altri device, deve essere comprensibile in termini di chiarezza che limita confusione e ambiguità, ed infine deve essere robusto nel senso di poter essere utilizzato anche da tecnologie superate e non aggiornate.   Accessibilità e visibilità sono due facce della stessa medaglia. Non tutto ciò che è accessibile all’utente della rete è visibile tramite i motori di ricerca, non sempre ciò che è visibile e raggiungibile è accessibile a tutti. I motori di ricerca spesso sono ciechi come lo sono i portatori dell’handicap della cecità, i motori di ricerca non utilizzano mouse e spesso hanno problemi ad interpretare javascripts, query o semplici contenuti testuali e non che compongono una pagina. Valgono per i motori di ricerca alcune linee guida del W3C almeno in termini di percepibilità e operabilità del contenuto: leggibilità, navigabilità, eseguibilità degli script, accessibilità senza mouse, presenza di meta-informazioni, grafica e struttura della pagina ecc. Il motore di ricerca come l’utente con handicap vede prevalentemente testo. Contenuti non testuali presentati seguendo le direttive dei vari consorzi WC3 (WCAG 2.0) aiuterebbero gli uni e gli altri. I motori di ricerca per valutare autorevolezza e importanza di una pagina web cercano di analizzarne struttura (titoli, intestazioni, paragrafi, liste ecc.) e relazioni interne ( componenti della pagina più importanti, argomenti trattati ), la stessa cosa che richiede il WC3 ( WCAG 2.0, 2.4 ecc.) che ha definito misure e criteri precisi per struttura e presentazione dei contenuti. Il WC3 suggerisce che tutti i contenuti per essere accessibili devono poter essere raggiungibili attraverso una tastiera, nel fare questo semplicemente suggerisce come aiutare i motori di ricerca a renderli altrettanto visibili. Tutti gli spider usati dai motori di ricerca possono essere sostenuti nel loro lavoro attraverso aiuti nella navigazione interna dei contenuti esattamente come tutti gli utenti della rete lo sono se vengono applicate fedelmente le direttive del WC3 ( WCAG 2.0 e 2.4). La similitudine qui tentata può risultare esagerata agli esperti di SEO/SEM e a quelli che si occupano professionalmente di accessibilità ma obbliga comunque a rivedere alcune credenze consolidate diffuse in rete e a demistificarle alla luce dei nuovi sviluppi tecnologici e dei fenomeni sociali della rete.

Le novità in arrivo

Più che le novità tecnologiche, mi preme sottolineare quelle metodologiche e di approccio. Per aumentare la visibilità in rete è necessario pensare al di là dei motori di ricerca e delle tecniche di SEO/SEM fin qui utilizzate. Questi strumenti, utilissimi per il marketing e le aziende, devono adeguarsi ai nuovi metodi necessari per accedere e influenzare comportamenti e scelte degli utenti della rete. Da parte dell’utente devono essere complementati con i social network e altri strumenti innovativi della rete. Se prima il ricorso al motore di ricerca era generalizzato, oggi milioni di utenti al giorno possono ricorrere alle connessioni delle loro reti sociali per acquisire informazioni su nuovi prodotti, tendenze, e per interagire e conversare sulle stesse con suggerimenti all’acquisto, passaparola, segnalazioni di problematicità, prezzi troppo alti ecc. La visibilità garantita a pubblicazioni istituzionali dalle euristiche applicate al ranking delle pagine da parte dei motori di ricerca può venire alterata da nuove forze quali i blog e altre forme comunitarie di collaborazione in rete che facilitano il passaparola e quindi la conoscenza reciproca tra milioni di utenti della rete senza dover ricorrere a Google o Yahoo.   Sul tema dell’accessibilità le novità principali dipenderanno da come i contenuti generati direttamente dagli utenti saranno rispettosi delle linee guida esplicitate dal W3C nella nuova versione 2.0 ( che ha aggiornato quelle del lontano 1999) che tiene in considerazione il web sociale di oggi. Un contenuto sarà sempre più accessibile quanto più gli utenti attivi della rete avranno tenuto in considerazione i requisiti delle WCAG2.0. Un aiuto in questo contesto è già stato fornito da aziende quali IBM ( Dojo DiJits), Adobe ( Flex) ma anche da realtà quali Mozilla e Drupal che hanno messo a disposizione di tutti nuovi toolkit e librerie di oggetti e nuove  funzionalità a supporto di una maggiore e migliore accessibilità. Tutto ciò non avrà alcun effetto se non entrerà nella coscienza (responsabilità) e conoscenza delle persone e non le convincerà ad applicare ai contenuti da loro generati dei test di accessibilità, test oggi disponibili anche in formato libero quali quelli di WebAIM (WAVE) e di ICITA (Functional Web Accessibilità Evaluator).

Conclusioni

Così come gli oceani celano nei loro abissi tesori immensi, non ancora esplorati o conosciuti, la rete è ricca di tesori nascosti e non raggiungibili (visibili) attraverso gli strumenti fin qui utilizzati. I motori di ricerca hanno imposto negli anni un modello che per crescere sta creando una sorta di auto-legittimazione (bolla) sempre meno sostenibile. Il rischio è che i tesori visibili siano solo quelli che i motori di ricerca rendono accessibili e che si finisca necessariamente per tenere nascosti ai più, tesori forse ancora più grandi e importanti. E questo non è certo accettabile da una fetta importante della rete e richiede adattamenti rapidi sia nei modelli di accesso alle informazioni, sia nelle euristiche utilizzate per visualizzare e quindi rendere visibili e accessibili le informazioni trovate.

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 Uno schema mentale per immaginare alcuni aspetti dinamico-relazionali della realtà complessa.

Prosegue la riflessione sui temi della complessità di Mara Di bartolomeo. Questa volta il tema sono gli schemi mentali. Mara ce ne presenta  uno da lei identificato come il gioco delle stanze che permette la comprensione immediata di alcuni aspetti dinamico – relazionali della realtà complessa.

L'autrice suggerisce di leggere questo articolo e di anadre poi nella sezione delle rubriche tematiche per leggere i contributi e gli studi messi a disposizione dal Professor Giovanni Villani. Dice Mara: "Potrete osservare quali meravigliose alchimie riescono a produrre le menti naturalmente allenate al gioco delle stanzeIl prof. Villani non ha avuto nessun bisogno che qualcuno lo formasse a leggere la realtà complessa. Immaginate quali risultati innovativi si potrebbero ottenere educando le persone a leggere il mondo fenomenico secondo questi nuovi schemi mentali.

 

Il primo ostacolo che si incontra nel voler divulgare le teorie relative alla complessità riguarda la difficoltà di immaginare nella nostra mente come può essere la dimensione complessa.

Di norma la comprensione dei concetti e dei fenomeni ad essi collegati è sempre abbinata ad una rappresentazione mentale a cui far riferimento.

Senza delle immagini accessibili sulla complessità risulta molto difficile riuscire a costruire una teoria condivisibile e trasmissibile.

Il primo passo da fare è questo: trovare uno o più  schemi mentali che permettano un approccio immediato ai principi della complessità, una chiave di lettura semplice in grado di diventare nell’immediato un nuovo schema anticipatorio, come direbbe Neisser, un paio di occhiali in grado di mettere a fuoco con immediatezza la dimensione complessa in cui stiamo vivendo.

Per essere tale lo schema mentale dovrà avere le caratteristiche dell’immediatezza, della semplicità, della realtà e della riproducibilità.

Realizzare questo tipo di schemi non è semplice perché la formazione che abbiamo ricevuto ci induce continuamente a pensare i soggetti, gli oggetti e gli ambienti in modo separato.

Tutto ciò non facilità il nostro ingresso mentale nella dimensione complessa e può condurre a ritenere che il mondo delle relazioni tra forme e sostanze diverse sia solo un gioco di parole, una digressione filosofica molto carina ma poco reale.

Forse, invece, tutto ciò è molto più oggettivo di quanto si possa supporre.

Immaginate una grande stanza.

Immaginate che in questa stanza ci siano 5 porte e che dietro ogni porta ci sia un’altra stanza.

All’interno di ognuna di queste 5 stanze c’è un bambino che gioca da solo.

Nella prima stanza ci sono solo delle costruzioni.

Nella seconda stanza ci sono solo dei colori di vario tipo e della carta.

Nella terza stanza c’è della plastilina.

Nella quarta stanza ci sono dei binari di legno e dei trenini.

Nella quinta stanza ci sono delle macchinine.

Le stanze sono chiuse e ogni bambino gioca da solo, ma cosa succederà se apriamo le porte e permettiamo ai bambini, liberamente, di fare ciò che desiderano?

Accadrà un fenomeno che personalmente adoro e che chiamo effetto entropico: in modo sequenziale i bambini inizieranno a uscire dalle loro stanze e entrare in quelle degli altri, a giocare insieme con gli altri e con i giochi degli altri, prima in modo separato (sia rispetto ai giochi che rispetto ai compagni) e poi avendo mischiato tutto ciò che avevano a disposizione, con giocattoli sparsi per tutte le cinque stanze più la stanza che le collega tutte,  ricominceranno a giocare ma in modo diverso, mettendo in relazione gli oggetti che all’inizio avevano a disposizione in modo separato, costruendo nuovi giochi, nuovi scenari dove gli oggetti perderanno la loro finalità univoca per dare vita a nuovi contesti, dove elementi diversi per natura e funzione saranno collegati tra di loro.

 

Avete mai assistito ad una scena simile?

È bellissimo vedere come i bambini riescano, naturalmente, ad usare la capacità di porre in relazione gli elementi dando vita a nuove forme e a nuovi significati

Questa abilità potremo chiamarla intelligenza orizzontale e nei bambini è altrettanto presente quanto l’intelligenza verticale che è la capacità di scomporre e ricomporre gli oggetti, di ricercare il particolare all’interno di un insieme per comprenderne il funzionamento e poterlo così riprodurre.

Negli esseri umani queste due attitudini sono naturalmente presenti ma da Cartesio in poi è stata privilegiata l’intelligenza verticale tanto da far supporre che fosse l’unica.

Ovviamente entrambe le capacità rispecchiano la propensione ad osservare il mondo dai due punti di vista primari: funzionamento dell’oggetto e relazione dello stesso con gli altri oggetti.

A questi due punti di vista (verticale e orizzontale) però occorre aggiungere un terzo fattore, il tempo, che a seconda del rapporto in essere con lo spazio a disposizione è in grado di influenzare le modifiche del funzionamento dell’oggetto in funzione della relazione che ha con gli altri oggetti (Darwin).

Torniamo un attimo alle nostre stanze e facciamo delle semplici sostituzioni: invece dei giochi mettiamo le nostre scienze separate.

In una stanza la chimica, in una la psicologia, in un'altra la filosofia, in un'altra ancora la fisica e nell’ultima le scienze naturali.

Ed ora apriamo le stanze lasciando che studiosi educati ad usare entrambe le capacità di comprendere il mondo siano liberi di andare e venire dalle stanze e prendere ciò che più li affascina per creare nuovi modi di vedere la realtà.

Una realtà dove oggettivamente le stanze sono state aperte dalla rete che ha permesso l’universalizzazione del sapere anche se, senza una cultura della relazione e della coscienza della stessa, difficilmente potremmo avere, in tempi brevi, nuovi movimenti culturali tali da produrre cambiamenti oggettivi a livello economico, politico e sociale.

L’evoluzione della specie umana è accelerata dalla consapevolezza della conoscenza della stessa.

Torniamo ancora alle nostre stanze e immaginiamo che all’interno ci siano degli ambienti chiusi, soggetti alle classiche leggi di causa ed effetto, dei sistemi lineari dove la realtà è prevedibile e riproducibile.

Ora apriamo le porte… potremo osservare dei sistemi aperti e il mondo in cui viviamo inizierà a perdere quella aura di caos per mostrare il suo lato affascinante, un universo multidimensionale in cui ogni elemento, pur mantenendo la sua individualità si trova immerso, potenzialmente, in una rete di relazioni dotate di senso.

 

Stanze chiuse e stanze aperte comunicanti per giocare serenamente…che per analogia diventano sistemi chiusi e sistemi aperti oppure scienze distinte all’insegna dell’ Intelligenza verticale e relazioni tra varie discipline rese possibile dall’intelligenza orizzontale.

 

E, ovviamente, molto di più…

Il termine analogia deriva dalle parole greche ana’ logos e su qualsiasi dizionario troviamo come significato  uguaglianza di due rapporti; relazione e proporzionalità di due cose fra loro. Personalmente aggiungerei come significato anche stessa logica.  L’analogia, secondo Neisser, è uno dei modi per creare mentalmente dei nuovi schemi mentali: usando uno schema mentale conosciuto o conoscibile è possibile trasferirne la logica a contenuti diversi innescando la comprensione per gradi di una nuova realtà.

Un’immagine mentale dove delle stanze singole si affacciano tutte su un luogo comune, che permette alle stesse, una volta aperte le porte, di comunicare in modo libero, oserei dire entropico.

Il luogo comune che favorisce l’incontro.

Un luogo dove, naturalmente, aprendo le porte, si instaurano relazioni

Ecco dunque definito uno schema mentale che consente, a tutti noi, di iniziare a pensare e dialogare in termini di complessità condivisibile.

Il gioco delle stanze.

Una struttura analogica che ci introduce nella dimensione complessa, qualunque sia il nostro livello culturale.

Un metodo di analisi della realtà che ho individuato osservando il gioco libero (molto, molto, molto libero) dei miei figli.

Solo un punto di partenza perché credo fermamente che il caos in cui ci sembra di vivere non sia casuale e la che la complessità abbia ottime ragioni per esistere. 

Se siete riusciti ad arrivare fin qui ora dovete fare un ultimo sforzo ed entrare nelle rubriche tematiche e cercare quella del Prof. Villari a cui vanno i miei più sentiti ringraziamenti perché la modalità con cui ha condotto i suoi studi conferma parte delle mie teorie e  mi è di stimolo nella ricerca.

Lui ha una formazione da chimico ed io una da filosofo.

Nell’ambiente complesso, però, questo non è assolutamente un ostacolo, anzi è solo fonte di nuova conoscenza.

Un tipo di nuova conoscenza che speriamo porti presto dei frutti reali, concreti e misurabili.

Al prossimo articolo,

                                                   Mara

Per coloro che desiderano contattarmi la mia e-mail è Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La generazione Google: giovani sempre connessi

Un mondo sempre connesso fatto da persone giovani che dialogano tra loro usando gli strumenti sociali della rete. Questo il tema di fondo del libro di Derrik De Kerckove, La mente accresciuta, ebook pubblicato da 40k. , da poco pubblicato in formato ebook. Nel nuovo libro l'autore parla di mente accresciuta come di un ambiente cognitivo, attivo sia a livello personale che collettivo, che le tecnologie intessono attorno a noi e dentro di noi, attraverso Internet. E' un ambiente che funziona sia come memoria estesa sia come intelligenza di elaborazione per ogni individuo che usa tecnologie elettroniche. Unisce le persone invece di dividerle, come è successo con l'alfabeto, e tiene conto di qualsiasi quantità di voci singole all'interno di uno spazio di informazione fluido, definibile in base agli individui e alla comunità che lo abitano, seguendo i bisogni collettivi. Può assumere svariate forme e mettere in comune risorse individuali in servizi come Wikipedia, o esternalizzare e oggettivare il nostro processo di immaginazione in contesti di finzione in grado di offrire all'utente esperienze in presa diretta, come Second Life. .... 

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La prima metà del XX secolo è stata caratterizzata in ambito scientifico e metascientifico dalla rivoluzione della meccanica quantistica e da quella della meccanica relativistica, ambedue di ambito fisico, ambedue di ambito meccanico. Nella seconda metà del secolo scorso, invece, sono avvenute due “rivoluzioni” scientifiche per molti aspetti diverse e, soprattutto, in ambito diverso. Esse, come le due precedenti rivoluzioni, hanno modificato in profondità la scienza e anche l’immagine del mondo che la scienza nella sua totalità offre del mondo materiale. Esse vanno sotto i nomi di “Scienze della Complessità” e “Teoria Generale dei Sistemi”.

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"La tecnologia non può esistere senza la possibilità di incidenti. L'incidente è ciò che c'è di inopinato, di non previsto e nasce con la nascita stessa della tecnologia: quando si è inventato il battello si è inventato anche il naufragio, quando si è inventato il treno, tecnologia per spostarsi più velocemente, si è creata la catastrofe ferroviaria. È qualcosa di insuperabile che però la tecnocrazia censura, essa accetta infatti solo di vedere la positività del suo oggetto e dissimula senza posa l'incidente."

Paul Virilio, filosofo francese ritenuto da molti, a torto o a ragione, un catastrofista ambientale e un pessimista radicale, sostiene che finiti sono i tempi in cui i filosofi potevano influenzare il mondo e che oggi l’influenza reale appartiene al clima e alla natura.

Un pensiero questo che calza a pennello con la situazione che si è venuta a creare in Giappone dopo il terribile terremoto che ha messo in ginocchio il paese del sol levante, non soltanto per le riflessioni che molti hanno iniziato a fare sul rapporto uomo-natura ma anche per l’emozione generale che un incidente percepito fin da subito come globale e con ricadute più ampie del disastro in sé, ha suscitato internazionalmente e in tutte le categorie di popolazione.

Il terremoto ha occupato gli schermi di tutto il mondo e si è diffuso ad una velocità paragonabile allo tsunami che ha investito le coste del Giappone, soprattutto per i danni causati alla centrale nucleare di Fukushima e agli effetti che sta generando.

Siamo tutti testimoni di un altro fallimento sulla strada del progresso umano, un fallimento strettamente collegato al nostro tentativo costante di ridurre la dipendenza dal carburante fossile.

Il paese che ha subito la bomba atomica e che ne ha criticato effetti e fallimenti, è diventato oggi la metafora di una nuova invenzione, l’energia nucleare, che ha generato altri fallimenti.

Così come l’energia nucleare sembrava aver dato al Giappone una soluzione miracolistica e illusoria di sufficienza energetica, oggi la stessa energia nucleare si trasforma in catastrofe.

Tutti questi fallimenti dovrebbero portarci a riflettere sul bisogno diffuso di una nuova politica ambientale e di una ecologia veramente verde basata su fonti di energia rinnovabili e non dannose per il genere umano. Una riflessione che non può più essere rinviata oltre perché se lo tsunami appartiene alla natura, il disastro nucleare è legato ai nostri eccessi dovuti alla ricerca di una idea di progresso che comincia a manifestare criticità e carenze.

Gli ambiti di intervento sono l’economia e la politica che dettano l’agenda e soprattutto la velocità con cui si realizzano piani e programmi. Serve una maggiore capacità nel riconoscere e anticipare nuovi disastri futuri e serve farlo perché un disastro locale dimostra sempre più spesso in realtà di avere conseguenze immediate a livello globale. Bisogna avere maggiore coraggio nel chiedere un progresso ecologico che metta in discussione le conquiste scientifiche e i modelli di progresso fin qui realizzati prendendo atto delle loro componenti intrinsecamente  distruttive.

Nel fare questo non sarebbe male rileggere Paul Virilio e rivalutare la sua battaglia contro la ricerca di un progresso continuo che ci impedisce di agire lentamente e di riflettere sulle conseguenze delle nostre azioni.

Serve riequilibrare il nostro rapporto con la natura ma bisogna anche agire per  condizionare politica ed economia affinché si ridefinisca l’etica e sostanza del progresso umano. Questa attività dovrebbe mettere insieme tutti, ottimisti e pessimisti, tecnofobi e tecnomaniaci, destra e sinistra senza alcuna differenza.


Paul Virilio, les revers du progrès di NAY001

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Il concetto di sistema nell’accezione di ente strutturato e/o organizzato è stato a lungo sottovalutato nell’ambito delle scienze naturali, mentre è stato sempre ben presente in quelle che poi sarebbero state chiamate scienze umane e sociali. Si può dire, anzi, che il differente approccio a questo concetto fondamentale sia stato, se non la causa, sicuramente uno degli elementi che hanno distanziato questi due ambiti di ricerca. Allo stesso modo, quindi, riconoscendo adesso l’importanza sistemica all’interno delle scienze naturali, si opera per rimuovere le barriere tra queste e le scienze umane e sociali.

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