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Tecnologiche, sociali, relazionali e professionali

 

 

 

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I concetti di individuo e di complessità sono fondamentali sia a livello filosofico in generale, ed epistemologico in particolare, sia a livello scientifico. Nonostante ciò, questi due concetti sono stati ben occutpati nella scienza moderna. Per esempio, l’importanza del concetto d’individuo è chiara in biologia e diventa fondamentale nelle scienze sociologiche e umane, ma sempre irrilevante nello studio dell’inanimato. Anzi, proprio il concetto d’individuo sembra riprodurre bene, se non creare, la triade inanimato-animato-umano. Noi, invece, vorremmo partire dal lato opposto del problema, dal punto di vista che qualunque ente o processo, di qualunque natura esso sia, è sempre unico, è sempre individuale. Tutto è individuale. Partendo dall’individuale che, quindi, di conseguenza è presente in ogni ambito, va quindi chiarito come avviene che poi la fisica, la chimica e la biologia pervengono al generale e/o all’universale. Fondamentale in questo passaggio è il concetto di modello in ambito teorico e di esperimento in ambito pratico. Collegata ai concetti di modello e universale/generale è la matematica e il suo uso in scienza.

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Il concetto di sistema inteso come ente strutturato/organizzato non è molto utilizzato in fisica. Tale termine è, infatti, largamente utilizzato in meccanica e in termodinamica classica, ma “depurato” dal concetto di struttura e, quindi, è un’altra cosa. Solo con la meccanica quantistica e con la termodinamica di non equilibrio il termine sistema assume il significato da noi usato.

Ogni sistema reale in meccanica classica è considerato come costituito da un insieme di “punti materiali”, cioè punti dotati di massa, ciascuno dei quali possiede tre gradi di libertà, rappresentati dalle sue coordinate spaziali.

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In chimica il concetto di sistema coinvolge i suoi concetti fondanti di composto chimico, nel piano macroscopico e di molecola, nel piano microscopico. A differenza, quindi, della fisica, ambedue questi tipi di sistemi chimici svolgono un ruolo fondamentale in questa disciplina, configurando la chimica come la prima vera scienza sistemica. Da un punto di vista culturale e filosofico, la peculiarità del mondo chimico è quella di essere un mondo ricco qualitativamente: i suoi molteplici enti (molecole e composti) sono tutti diversi gli uni dagli altri al punto da meritare un nome individuale. È questa sua caratteristica che rende la chimica atta a spiegare tanto il complesso mondo macroscopico inanimato, fatto d’oggetti diversi sotto tanti punti di vista qualitativi, quanto, l’ancora più complesso, mondo vivente.

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Gli organismi viventi sono sempre stati differenziati concettualmente dalle entità fisiche inanimate. Uno degli scopi di questo lavoro è di evitare la dicotomia inanimato-animato che porta a due riduzionismi distinti per i due ambiti. La divisione tra sistemi aperti e sistemi chiusi è  funzionale a questo scopo. Questi due tipi di sistemi hanno caratteristiche molto diverse e rappresentano effettivamente uno spartiacque importante. Va comunque evidenziato che, sebbene i sistemi viventi siano i principali e più importanti sistemi aperti, il concetto di sistema aperto si applica anche in ambito fisico e in quello chimico e, come vedremo, anche in ambito sociologico. In quest’ottica la differenza tra sistemi non è, quindi, tra inanimato e animato, ma tra sistema aperto e sistema chiuso e questa differenziazione non è una dicotomia ontologica, ma due tipi differenti di modelli per i sistemi.

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" Il tempo è una struttura della possibilità" (Heidegger).

 

Heidegger  configura la prassi politica come anelito alla promozione del cambiamento, non semplice prescrizione normativa su una possibile configurazione statica dello Stato, ma come ricognizione dei fondamenti per una corretta ed effettiva messa in forma dell'istituto. deve perciò esservi la capacità di comprensione della realtà nel superamento della mera sintassi, ossia della semplice combinazione delle regole esistenti dove è insito il rischio del pensare inautentico.

La ricerca dell'autenticità normativa dell'organizzazione è propria della sfera intellettuale e conduce a comprendere il senso delle cose e delle vicende in cui siamo immersi e di cui ne siamo pasta, una ricerca ontologica del senso dell'azione e dell'accaduto, un superamento della settorialità e della frammentazione dell'organicità originaria del sapere.

L'interpretazione e l'azione sono il portato della comprensione la quale può tuttavia assumere una forma inautentica di cui ne saranno permeati gli atti successivi, il falso che ne consegue non è altro che la perdita di contatto con l'aspetto originario dell'ente, deve quindi esservi un impegno non solamente al miglioramento di situazioni spiacevoli quanto al cambiamento delle situazioni, il tempo risulta essere un progetto di vita (Pastore ).

Se il compito della scienza è spiegare le apparenze, le spiegazioni possono essere varie ognuna fornita di una propria rigorosa storia, lo stesso accade per gli avvenimenti umani i quali possono subire varie interpretazioni, gli stessi dati offrono nella loro apparente univoca lucidità differenti letture, essi sono registrazioni di una delle possibili configurazioni della stessa storia.

Vi è una difficoltà nella ottimizzazione collettiva delle informazioni, nel combinare cultura e valori per una nuova ottimizzazione, necessita tempo per creare un nuovo rapporto di fiducia, una leadership culturale e persuasiva, la fiducia acquista la valenza di un capitale che permette di accelerare l'azione, di affidarsi alla percezione di ciò che è e sarà, di abbassare la percezione stessa del rischio nell'analisi delle probabilità dell'evento, si crea in altre parole una aspettativa positiva (Barbour).

Occorre ricercare l'equilibrio individuando il grado di coordinazione e controllo che minimizza i costi, secondo un modello cibernetico basato su meccanismi di controllo.

La normativa diventa pertanto il confine etico dell'organizzazione, il contenitore della stessa che la pone in interfaccia con le altre organizzazioni, quello che permette l'interagire all'interno della stessa delle altre posizioni etiche ssenza che queste vengano a comprometterne l'omeostasi sprofondandola in una anarchia caotica, ossia l'esistere della sua individualità in un insieme di organizzazioni interagenti.

Bibliografia

  • J. Barbour, La fine del tempo, Einaudi 2005;
  • M. Heidegger, Essere e tempo, Longanesi 1978;
  • L. Pastore, L'Europa è la filosofia? Considerazioni sull'impegno filosofico-politico di Martin Heidegger, in Il Giornale della Filosofia, 28-37, VII, 2/2007. 

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Il più complesso sistema biologico: il cervello

Il termine “cervello” non si deve riferisce ad un semplice oggetto tangibile e visibile, l’organo cervello, ma ad un ente con organizzazione, proprietà e atti-vità specifiche: un sistema. La sua organizzazione è formata in parte in modo ereditario e in parte ad opera dell’apprendimento ed è caratteristica di ciascun individuo. Questo perché nei sistemi nervosi non c’è una chiara distinzione tra circuiti e programmi, tra sintassi e semantica. Nel cervello, in particolare, a differenza del computer, non c’è una distinzione così chiara tra lo “hardware”, ossia i circuiti elettronici logici, che dovrebbero essere fissi, e il “software”, ossia i programmi, variabili e inseriti dall’esterno.

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Se noi consideriamo l'etica come la visione attraverso la quale si ottiene una delle modalità per comporre i conflitti di interesse, otteniamo una visione economica e quindi potenzialmente misurabile delle scelte da effettuare, dobbiamo rinunciare momentaneamente alla ricerca del movente della condotta, al perchè biologico evoluzionistico del nostro agire, indirizzandosi alla scienza del fine e dei mezzi.

In questo contesto, in una società democratica e coesa varrebbe il principio elementare del non danneggiare altri per ottenere un proprio vantaggio se non all'interno dei termini di legge, ossia di parametri socialmente determinati. La valutazione costi / benefici acquista pertanto una forte valenza etica, come può osservarsi se si pone in raffronto la diversa o meno valenza che noi diamo ad un beneficio goduto da una persona ricca oppure da una povera.

Se consideriamo maggiormente importante il beneficio che riceve una persona meno abbiente e quindi fornito di una utilità maggiore per essa, avremo la teoria etica del "prioritarismo", nel caso opposto in cui è l'incremento della totalità di ricchezza che prevale indipendentemente dall'acquisizione, si avrà la teoria etica dell' "utilitarismo".

Altrettanto accade nel pensare al valore da assegnare alla distanza temporale, quando si dà maggiore valore ai danni causati in spazi e tempi ravvicinati (prioritarismo) con un decrescere progressivo a seguito dell'allontanarsi dell'evento nello spazio e nel tempo, con pesanti riflessi nella valutazione dei tassi di sconto di mercato  (Broome).

Può essere altrettanto vero che non vi sia perdita, in quanto noi parliamo di ciò che ancora non esiste, di perdita di potenzialità ma questa non è determinabile se non in via teorica e per quella determinata freccia consequenziale, ma l'impedimento potrebbe avere creato nuove tipologie di crescita, nuove modalità da noi non prevedibili, non paragonabili in termini qualitativi.

L'etica collaborativa della correttezza viene ad avere un costo nel preciso momento in cui si applica operativamente, la sostenibilità da parte del vertice di determinati valori comporta un impegno economico di cui si dovrà avere un ritorno in un futuro che potrebbe non essere immediato, interviene il concetto economico di sostenibilità dell'etica  (Antonucci).

Perchè vi sia una etica positiva proiettata nel tempo vi deve essere una forte fiducia, la necessità di risposte affidabili, in ltre parole il contesto ambientale deve favorire il rapporto attraverso segnali che facilitino l'interagire sociale, in modo che l'esperienza rinforzi il nostro meccanismo mentale secondo differenti livelli per momenti vissuti diversi, creando delle soglie di fiducia (Zak).

Vi è quindi un circolo catalitico dell'etica, che tuttavia per difendersi ha necessità di momenti di contatto/contrasto al fine di rimodularsi evitando l'auto-cataliticità, quello che conta è impedire che individui indifferenti o persino gratificati dalle altrui difficoltà possano imporre la loro visione modificando mediante stress organizzativi i rapporti collaborativi creati sulla fiducia.

La fiducia è anche speranza, emozione, ossia avvertire l'importanza e il valore di una situazione per i propri bisogni e sogni, e quindi empatia.

L'emozione quale indice di una situazione dà valore all'esistenza dell'uomo, la fiducia è parte di questa nervatura della specie umana e crea stati emotivi collaborativi.

Il sentimento quale caratteristica essenziale per l'esistenza umana nel mondo, parte stessa dell' uomo (Heidegger).

L'etica diventa una intelligenza collettiva (Mazzucchelli) , un modo di delineare una comprensione comune dei fatti, una lente per fornire giudizi che diano senso agli eventi, un discriminare nella lettura della complessità sociale, ma l'etica come semplifica fornendo una via altrettanto rapidamente si trasmette nella rete sociale attraverso gli hub sociali diventando un divenire costituito da elementi in continuo mutamento, una verità in prospettiva.

L'operare per schemi è un dato ineliminabile del rapporto tra l'uomo e il mondo e gli schemi sono strutturati nel linguaggio (Ortu), nel modo di esprimersi,nelle costruzioni verbali con cui viene trasmessa l'informazione, noi destrutturiamo la realtà per ristrutturarla secondo l' etica del nostro linguaggio si che ogni gruppo sociale prima di esistere deve creare una propria forma di comunicazione con cui trasmettere i propri valori.

L'etica come linguaggio nasce da codici brevi che al riprodursi aumentano la propria capacità di elaborazione, ripetendo ma semplificando la complessità caotica della realtà, tuttavia il messaggio penetra non solo se trasmesso dagli hub sociali ma anche se resta sufficientemente breve e pertanto plasticamente adattabile in contrapposizione alle esigenze rituali.

L'etica collaborativa è anche parte della semplificazione del linguaggio e deve pertanto permettere di vedere l'evento oltre l'immediato, con una prismaticità negata dal pessimismo.

Bibliografia

  • A. Abbagnano, Dizionario di filosofia, "Etica", UTET, 1974.
  • J. Broome, L'etica del cambiamento climatico, in "Le Scienze", 82-87, 480, 8/2008.
  • N. Antonucci, La complessità della sostenibilità in una semplice Algebra dei Valori, in ComplexLab.com.
  • P. J. Zak, Neurobiologia della fiducia, in " Le Scienze", 60-65,480, 8/2008.
  • C. Mazzucchelli, Quando la strategia è un "problema maligno". I dilemmi del manager della complessità, in ComplexLab.com.
  • G. Ortu, La complessità dentro e fuori della scienza, in ComplexLab.com

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Essere e superessere

di Sergio Sabetta

Oscura e abissale temporalità dell’essere a fondamento dell’esistenza
(Heidegger – Tempo e Essere)

La nascita dell’organizzazione umana ha creato il primo embrione di un super-io di una coscienza del sé oltre i limiti fisici del rapporto individuale con il mondo senza tuttavia potere superare la causalità del rapporto con la natura, la divinità quale giudice e limite all’agire, al potere progettante dell’uomo (Dewey).

Come afferma Heidegger io sono in quanto sono in un mondo, ma questi è anche espressione della tecnologia che trasforma i progetti comportamentali dell’io e respingendo la divinità sembra superare i limiti della natura creando il super – uomo, una volontà di potenza che si spinge oltre i propri limiti, un io in rapporto con l’altro, con il mondo di cui tuttavia nega la divinità essendo questa non assimilabile (Scheler).

L’espansione dell’essere in crescita nel presente nell’affermare il proprio essere crea nuovi valori che impone legislativamente agli altri, valori vitali che Nietzsche contrappone ai valori tradizionali. L’uomo si appropria di un tempo ma in contemporanea appartiene all’evento di cui tuttavia non riesce ad appropriarsene in modo rappresentativo – fondativo ( Heidegger), l’io è nell’evento ma non riesce, seppure vivendolo, ad inglobarlo, a disciplinarlo legislativamente nella sua interezza.

Il super-uomo si espande e si annulla nella sua espansione, nell’affermare la propria assoluta indipendenza evita di raffrontarsi e si chiude in una autonoma sfera estranea al contesto anche se in esso affondato. Si creano quelli che Marc Augé definisce “non luoghi”, situazioni del vissuto non relazionale, la tecnologia e l’economia hanno fatto esplodere le sfere di appartenenza dell’essere, in cui il soggetto nella propria crescente individualità è diventato “schiuma”, freddo, isolato, incapace di guardare in sé e dietro di sé (Sloterdijk).

Nel negare le proprie origini vi è stato il violento affermare dell’essere sulla natura e sui suoi simili (Sloterdijk), nell’abbattere la divinità naturale si ha la sottoposizione della natura al proprio dominio con la negazione della propria assegnazione a un mondo.

Il porsi fuori dal mondo favorito dalla complessità sociale, frutto di una accelerazione degli scambi, crea la caoticità di uno scontro continuo non più retto dalle consuetudini che tendono a riformarsi in ambiti minimalisti, si ha quindi una negazione del riconoscimento spontaneo dei diritti individuali altrui, se non nel gruppo.

Il dominio economico quale proiezione del proprio essere negazione della propria fine come essere umano, se nel pubblico il ‘900 ha sperimentato la tirannide nel privato vi è uno scadimento del riconoscimento dei diritti altrui, sì che il diritto diventa un contenitore etico dell’organizzazione che ne definisce i confini in dialettica con le altre organizzazioni, private o pubbliche che siano, ma anche un regolatore del reciproco riconoscimento e quindi dei diritti individuali, la blogosfera così infranta si ricompone.

L’uomo essere relazionale ridiventa tale quando nel suo intimo si apre all’altro attraverso la dimensione che lo abita e lo forgia della comunicazione dell’armonia e dell’integrazione, la perdita di tali principi porta allo smarrimento della coesione identificante e dell’energia creativa (Coda). La tecnologia creata dall’uomo ne diventa il suo artefice, smarrendo un “progetto” unitario dell’essere che nell’espandersi annettendo si frantuma nello spazio, perdendo l’omeostasi con la comunità senza creare un ethos sostenibile, l’infinita coscienza del sé impedisce il riconoscimento giuridico dei propri limiti.

Il diritto diventa un’imposizione esterna e non un vissuto riconosciuto come necessario, sintesi di una dialettica interna alla società e quindi espressione di un proprio costume, in questa differenza vi è il porsi soggettivo rispetto al diritto che rafforza l’immagine abnorme del proprio essere.

Bibliografia

  • N. Abbagnano, Storia della filosofia, vol. III, Utet, 1974;
  • P. Coda, Quale Costume per quale Società ?, in Kos, 49-55, xxvi, 270, 3-4/09, ESF;
  • J. Dewey, Vita, pensiero, opere scelte, Il Sole 24 Ore, 2006;
  • M. Heidegger, Tempo e Essere, Longanesi, 2009;
  • P. Sloterdijk, Sfere – Bolle, Meltemi, 2009.

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Alla base della distorsione organizzativa

( Un articolo di Sergio sabetta pubblicato su Diritto.it e inviato anche a retidivalore.it )
 
“ Ritengo che la cultura promuova l’intelligenza” ( Carel Van Schaik )
E’ stato osservato più volte che una esasperata specializzazione funzionale crea spersonalizzazione, rigidità e infedeltà a ogni livello organizzativo, come vi è molte volte un’incapacità dei vertici di capire i segnali che provengono dall’interno e dall’esterno dell’organizzazione stessa, d’altronde i valori di ciascuna persona devono trovare riscontro nella simbologia organizzativa in modo da ottenere una identificazione utile all’impegno sociale (Rinaldi).Ogni organizzazione produce un senso non solo per raggiungere degli obiettivi, ma anche per darsi una coesione per mezzo della prevedibilità delle proprie azioni, si ha una “costruzione del significato” (Weick) che dà un senso retrospettivo alle situazioni create, riempie le discrepanze tra previsione e quindi aspettativa e l’effettivo accaduto.

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Essere e superessere

"Oscura e abissale temporalità dell'essere a fondamento dell'esistenza"

( Heidegger - Tempo e Essere)

La nascita dell'organizzazione umana ha creato il primo embrione di un super-io di una coscienza del sè oltre i limiti fisici del rapporto individuale con il mondo senza tuttavia potere superare la causalità del rapporto con la natura, la divinità quale giudice e limite all'agire, al potere progettante dell'uomo ( Dewey).

Come afferma Heideggere io sono in quanto sono in un mondo, ma questi è anche espressione della tecnologia che tarsforma i progetti comportamentali dell'io e respingendo la divinità sembra superare i limiti della natura creando il super-uomo, una volontà di potenza che si spinge oltre i propri limiti, un io in rapporto con l'altro, con il mondo di cui tuttavia nega la divinità essendo questa non assimilabile ( Scheler).

l'espansione dell'essere in crescita nel presente nell'affermare il proprio essere crea nuovi valori che impone legislativamente agli altri, valori vitali che Nietzsche contrappone ai valori tradizionali. L'uomo si appropria di un tempo ma in contemporanea appartiene all'evento di cui tuttavia non riesce ad appropriarsene, seppure vivendolo, ad inglobarlo, a disciplinarlo legislativamente nella sua interezza.

Il super-uomo si espande e si annulla nella sua espansione, nell'affermare la propria assoluta indipendenza evita di raffrontarsi e si chiude in una autonoma sfera estranea al contesto anche se in esso affondato, si creano quelli che Marc Augè definisce "  non luoghi", situazioni del vissuto non relazionale, la tecnologia e l'economia hanno fatto esplodere le sfere di appartenenza dell'essere, in cui il soggetto nella propria crescente individualità è diventato "schiuma", freddo, isolato, incapace di guardare in sè e dietro di sè (Sloterdijk).

Nel negare le proprie origini vi è stato il violento affermare dell'essere sulla natura e sui suoi simili ( Sloterdijk), nell'abbattere la divinità naturale si ha la sottoposizione della natura al proprio dominio con la negazione della propria assegnazione a un mondo.

Il porsi fuori dal mondo favorito dalla complessità sociale, frutto di una accelerazione degli scambi, crea la caoticità di uno scontro continuo non più retto dalle consuetudini che tendono a riformarsi in ambiti minimalisti, si ha quindi una negazione del riconoscimento spontaneo dei diritti individuali altrui, se non nel gruppo.

Il dominio economico quale proiezione del proprio essere negazione della propria fine come essere umano, se nel pubblico il '900 ha sperimentato la tirannide nel privato vi è uno scadimento del ricooscimento dei diritti altrui, sì che il diritto diventa un contenitore etico dell'organizzazione che ne definisce i confini in dialettica con le altre organizzazioni, private o pubbliche che siano, ma anche un regolatore del reciproco riconoscimento e quindi dei diritti individuali, la blogosfera così infranta si ricompone.

L'uomo essere relazionale ridiventa tale quando nel suo intimo si apre all'altro attraverso la dimensione che lo abita e lo forgia della comunicazione dell'armonia e dell'integrazione, la perdita di tali principi porta allo smarrimento della coesione identificante e dell'energia creativa ( Coda). La tecnolia creata dall'uomo ne diventa il suo artefice, smarrendo un "progetto" unitario dell'essere che nell'espandersi annettendo si frantuma nello spazio, perdendo l'omeostasi con la comunità senza  creare un ethos sostenibile, l'infinita coscienza del sè impedisce il riconoscimento giuridico dei propri limiti.

il diritto diventa un'imposizione esterna e non un vissuto riconosciuto come necessario, sintesi di una dialettica interna alla società e quindi espressione di un proprio costume, in questa differenza vi è il porsi soggettivo rispetto al diritto che rafforza l'immagine abnorme del proprio essere.

Ehtos e morale

 

"La semplicità della natura non deve essere misurata attraverso la semplicità delle nostre idee"

( Laplace - Exposition du systeme du monde)

Se il cervello può sbagliare avendo la tendenza di saltare subito alle conclusioni, in una riluttanza a prendere in considerazione le alternative, acquista importanza il quadro iniziale da cui si parte.

La valutazione di una qualsiasi azione umana avviene attraverso il riconoscimento di schemi a cui noi reagiamo con etichette emotive, pensiero e ricordi immagazzinati nel profondo della nostra mente, nella memoria che costituisce il proprio essere, tuttavia in questo nasce l'inganno della similitudine imperfetta nel credere di riconoscere in velocità quello che non è, si crea quindi l'autoillusione compenetrata da interessi personali inconsci attaccamenti emotivi e ricordi ingannevoli, solo lo specchio dell'altro distaccato e non coinvolto ridefinisce i contorni del problema ( Campbell, Whitehead, Finkelstein).

La libertà ha pertanto le sue leggi, come il corpo umano che non può volere l'impossibile nè può esservi un'astrazione tra corpo e coscienza ( Mordacci), si che nel distinguere tra Ethos ed Etica si distingue tra l'identità morale dei singoli individui e il dovuto riconoscimento morale dell'altro, il rispecchiare in esso il proprio diritto kantiano di vivere ( De Monticelli).

La creazione di un proprio ethos compatibile con l'etica dell'altro risulta pertanto fondamentale per una legislazione altrettanto compatibile con la società, in quanto la libertà di giudizio risulta predefinita dal proprio credo e dalle emozioni che su dieeso si sono costruite. Nel rapporto tra estetica ed etica vi è un possibile superamento del vizio della crescita non riflessiva, fatta per non durare ( Rullani), la non riflessione sul sentimento della sostenibilità ossia l'instabilità come termine ultimo, male dell'essere in cui si nega qualsiasi valore e significato alle cose.

La velocità da elemento positivo di evoluzione acquista una valenza negativa incontrollata di distruzione dell'essere, la velocità diventa guerra con i propri morti e caduti in cui l'estremo è distruzione legalmente riconosciuta ed esaltata socialmente.

E' pertanto l'intenzione rivolta all'uso ( Mordacci) che crea il male tanto nell'estetica quanto nel diritto, gli istituti si giustificano quindi solo nella propria autolimitazione nel non portare all'estremo l'azione, l'estremizzazione modifica l'equilibrio il quale tuttavia tende a riformarsi, se l'artista estremizza nella ricerca l'amministrazione baricentra nella complerssità. deriva che nell'autolimitazione dell'agire alla ricerca di un equilibrio sostenibile si definisce il Corporate Social Responsability ( C.S.R.) quale promessa del futuro, ma questo rientra in una cultura nuova del corpo non solo come oggetto, ma in quanto portatore di valori e la crisi finanziaria in atto, una delle possibili estremizzazioni, può facilitare la lettura dell'alternarsi tra fasi monocratiche e policantriche nell'azione umana, nella quale si recuperano le varie valenze dell'uomo faber altrimenti ridotto alla dimensione solitarria di homo economicus, l'aspetto lavorativo si compenetra con gli altri aspetti sociali, economici ed individuali che lo stesso assume nell'arco della sua esistena, ma sempre nel rispetto dell'essere soggeto e non solo oggetto.

 

 

Quale cultura ?

 

"La conoscenza non basta a un uomo vero, se non accompagnata dalla saggezza"

( Sap. 9 - Bibbia)

 

"Per molti paesi l'arte della mediazione politica si ritrova nella capacità di muoversi nelle nebbie, nel simulare gli atteggiamenti, nel rendere poco chiari programmi e progetti di governo" (Petrocelli), in questa mancanza di trasparenza la cultura è frutto di un potere inteso in senso oppressivo quale necessaria organizzazione di una difesa della comunità da forze minaccianti esterne.

L'accentramento è semplificazione culturale e gestionale, quindi velocità di reazione a scapito delle valutazioni di economicità, la minaccia all'esistenza giustifica qualsiasi costo di sopravvivenza, solo l'uscita dalla guerra come minaccia fisica e la trasformazione dello scontro in termini di sistemi e crescita economica ha portato all'emergere della valutazione dei costi e quindi della necessità della trasparenza politica quale premessa per una trasparenza di risultato.

Se la crescita tecnica dell'informatica permetterà una rendicontazione più puntuale nasce in concreto il problema del modello sociale ed economico su cui la tecnica del potere dovrà e vorrà essere esercitata.

Quale cultura per quale potere!

Se tutte le condizioni storiche precedenti sono state trasformate è naturale una lunga fase di gestazione nella quale vi è una nebulosità e ambiguità dei rapporti sociali, alla ricerca di meglio delineate riconfigurazioni degli stessi rapporti sociali e quindi lavorativi (La Grassa).

Si invoca l'utile anche nella lotta politica, dimenticando il senso del giusto tuttavia si dentica che la cultura è il frutto di personalità dominanti nella società (Tosi-Pilati) e si esplica, secondo il lavoro di Hofstede, su cinque dimensioni :

  • avversione all'incertezza;
  • distanza dal potere;
  • individualismo e colletivismo;
  • mascolinità e femminilità;
  • orientamento al lungo o al breve periodo;

La barriera culturale costituita da valori e credenze condivise dalla maggioranza è il primo ostacolo da superare nel cambiamento, i problemi normativi, istituzionali ossia procedurali e di manipolazione decisionale sono solo a seguire e comunque in prevalenza come conseguenza del primo aspetto. Qualsiasi proposta di cambiamento se non soffocata al momento della formulazione o affossata nell'arena decisionale subirà tentativi di vanifica nella fase attuativa, mediante inerzia o interventi nell'asse procedurale secondo le logiche di interessi espressioni della cultura prevalente ( Bachrach - Baratz).

Come afferma Hamel il rinnovamento culturale dipende anche dalla capacità di costruire proposte di valore , le quali devono tuttavia integrare culture diverse ( Martelli), il manifesto che nel maggio 2008 in California è stato elaborato e firmato da 35 teorici e pratici della strategia e del management ha posto 25 sfide per una "road map" del management ma anche per un rinascimento dell'uomo e quindi della società.

Bibliografia

  • G. Hamel, Le grandi sfide per il management el XXI secolo, Harvard Business Review, 4/2009, Strategi's Edizioni;
  • H. L. Tosi - M. Pilati , Comportamento organizzativo, Egea 2008;
  • R. De Monticelli, Riappropriamoci della natura umana, Kos XXVI 270, 3-4/2009, Edizioni San Raffaele;
  • G. La Grassa, Tutto torna, ma diverso, Il Giornale della filosofia VIII , 2/2008;
  • F. Perrini, Responsabilità sociale dell'impresa e finanza etica, Egea, 2002.

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Valore e valori nella crisi finanziaria

( Pubblicato su La Previdenza)

“ Non è pensabile che i responsabili dei problemi siano in grado di trovare le soluzioni” ( La caduta dell’altro Muro. A colloquio con Massimo Fini)

Si parla in questi tempi di crisi economica delle modalità di superarla e della necessità di evitarne le conseguenze più drammatiche da un punto di vista sociale, il dibattito centrato sulla fiducia sta progressivamente mettendo in secondo piano le problematiche strutturali che si erano evidenziate, l’immediato rischio di prendere il sopravvento sul futuro inteso come possibilità di crescita sostenibile nel tempo.

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Ogni essere umano è un mosaico di capacità mentali diverse e possiede molti strumenti per conoscere e riflettere sul mondo, si che ogni essere ha una propria visione della realtà e può escogitare nuovi modi di pensare. Come è stato osservato ogni cambiamento di paradigma richiede circa 25 anni dovendo prima scomparire i sostenitori del precedente paradigma ( Kuhn ), tutto quello che apprenderemo in futuro avrà necessariamente ad oggetto il problema della complessità e le sue opportunità, in una tensione tra semplificazione e constatazione di una apparente semplicità, in realtà calata in contesti più ampi.

In un rapporto educativo ben strutturato occorre rendere visibili i contesti trasformandoli in oggetto del discorso, cercando i contrasti anziché gli assoluti con una qualità di pensiero.

Tuttavia dobbiamo sempre considerare che noi diventiamo ciò che guardiamo, in altre parole il supporto all’informazione determina il tipo di informazione trasmessa ed entra nei nostri processi di pensiero. Vi è un puro riconoscimento del pensiero altrui, a cui i cattivi professori puntano, per di più con il pericolo della frammentazione consentita dai mezzi attuali e stimolata dalla velocità, dobbiamo riflettere che se in qualsiasi campo educativo un apprendimento misero conduce ad una vita sordida ancor più questo accade nel controllo in cui tutto può risolversi in una semplificazione elementare e acontestuale del dato e delle deduzioni che se ne ricavano, ristrette ed immiserite.
Gli esseri viventi fanno parte di sistemi e il dato con le sue interpretazioni non può essere “consegnato” ma deve essere appreso e inserito nei contesti, infatti l’apprendere è migliorato dal porsi delle domande, cercando risposte in molte direzioni, considerando prospettive diverse e aggiungendo le proprie deduzioni. Questo, tuttavia, comporta la capacità per colui che professa di non porre al centro le proprie esigenze derivanti dalla originaria “mancanza primaria” attorno a cui si è strutturata la sua personalità.
Il sistema del “riconoscimento” e del “consegnato” rientra in un tempo di  reazione, noi dobbiamo anticipare il futuro, percepire il tempo che modifica il nostro atteggiamento circostanza comprendente l’azione politica.
In ogni società convivono elementi rivolti al passato (agricoli), al presente (industriali), al futuro (informazione-informatica), pertanto scopi diversi della società, questo porta ad un aumento in misura geometrica delle transazioni personali ( Naisbitt ) e quindi alla fluttuazione ed a un’alta intensità di scontri che si trasformeranno in maggiori controversie legali.

Neisser afferma che il movimento è dato dall’assunzione di informazioni le quali una volta acquisite hanno la capacità di modificare lo schema mentale esistente, portandolo ad assumere nuove e maggiori informazioni, lo stesso dicasi per le organizzazioni in un rapporto diretto tra informazione e relazione.
Vi è una tridimensionalità nell’analisi del mondo, in cui ad una somma verticale delle conoscenze specifiche si affianca un insieme orizzontale di conoscenze relazionate, il cui senso varia a seconda delle prospettive adottate. Mentre la verticalizzazione porta alla settorializzazione delle conoscenze, l’intelligenza orizzontale coordinando la struttura delle organizzazioni ne sviluppa il senso, secondo forme modulari che permettono la variazione delle connessioni seguendo la necessità del sistema.
Emerge l’impossibilità di un insegnamento o controllo che si voglia “consegnato”, in quanto il continuo movimento crea la complessità di una infinita realtà di relazioni, si che viene meno il sistema meccanicistico verticale a cui per pigrizia mentale si cerca ancora per tante vie di rifarsi riducendo ed impoverendo la capacità di elaborare le informazioni. Deve crescere la capacità di leggere gli eventi quotidiani, nonché di misurare e valutare sia il grado di complessità che il movimento di una organizzazione secondo una intelligenza simultaneamente verticale e orizzontale.
Pertanto possiamo affermare che una cognizione superiore è solo di colui che accumula e connette conoscenza tra settori, un semplice accumulo di nozioni (verticale) è qualitativamente inferiore e non adatto alla comprensione del tutto, questa è la differenza sostanziale tra il pensiero strategico ed il pensiero puramente tecnico, una pianta non deve essere solamente alta, ma anche rigogliosa.

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Total Quality Mananagement

 “La fede di ciascuno è conforme al suo essere”- ( Canto – 3 -  XVII- Bhagavadgita )

Fonte:www.businessknowledgesource.comLa qualità è la capacità di mobilitare le risorse intellettuali di tutto il personale per metterle al servizio dell’organizzazione in quanto come afferma Matsushita : “ sappiamo che l’intelligenza di un gruppo di dirigenti, per quanto brillanti e capaci essi siano, non è più sufficiente a garantire il successo”.

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