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Una riflessione su un periodo di grandi cambiamenti

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In un periodo nel quale tutto sembra essere diventato caotico ma al tempo stesso immodificabile, non bisogna lasciarsi prendere dal panico e guidare dall'idea che a cambiare sarà il "tanto peggio, tanto meglio". E' vero che ogni forma di lotta e conflitto anche estremo finisce per essere rapidamente assorbito e reso innocuo dai vari organi dello stato ma anche dai media (non a caso i movimenti del 9 dicembre sono stati raccontati sotto l'icona dei Forconi e nessuno sforzo è stato fatto per presentare le mille facce del movimento e le loro istanze). E' vero anche che ogni forma di trasgressione ha perso il suo valore di shock (colorare di rosso una fontana è meno shoccante del tank con il quale i leghisti invasero piazza San Marco), non perchè le iniziative in sè non siano creative e potenti ma perchè sono esse stesse diventate parte del sistema. Non è un caso che i Forconi sono diventati presenza fissa dei talk show e le loro rivendicazioni sono state annacquate nelle conversazioni rumorose e volutamente inconcludenti con i presentatori, pronti a mandare lo stacco pubblicitario ogni qualvolta si presenta un argomento ritenuto nella sostanza troppo radicale e reale.

La situazione è tale che nessuna ricetta del passato è ancora valida. Bisogna ricominciare tutto daccapo, è necessario trovare e darsi una nuova identità e ripensare tutto, mandando in pensione soloro che hanno contribuito a creare la situazione senza sbocchi attuale. Finita la sbornia narcisistica e solipsistica degli ultimi venti anni, nei quali è stato percepito forte il bisogno di comunità (Zygmunt Baumann), è tempo di ritrovare nuove forme di solidarietà e comunione e di lavorare per la riappropriazione dei beni comuni. Una riappropriazione che non deve seguire mode e spiritualismi new age ma fondarsi su una battaglia di libertà, una lotta che deve rompere con il pensiero dominante per sostenere che un altro mondo è possibile e realizzabile sulla terra (lo dice anche papa Francesco, e poco importa se ormai è relegato alla decima pagina di giornali e riviste).

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